L’INFEDELTA’ MATRIMONIALE TRA DIRITTO CANONICO E DIRITTO CIVILE


Tizia si rivolge al Tribunale Ecclesiastico della sua città ed ottiene la pronuncia di nullità per dolo del matrimonio contratto due anni prima con Tizio, avendola questi indotta in errore circa la sua fedeltà, nascondendole una relazione con altra donna iniziata prima del matrimonio durante il periodo di fidanzamento.

Si rivolge al suo legale per sapere se tale decisione produce immediatamente effetti anche nell’ordinamento italiano.

 IL PROBLEMA

Discusso è se la sentenza del tribunale ecclesiastico che ha annullato il matrimonio per dolo, ai sensi del canone 1098, possa essere riconosciuta, attraverso la delibazione, nel nostro ordinamento, precisamente se l’errore sulla fedeltà prematrimoniale possa considerarsi essenziale anche per il diritto civile legittimando una richiesta di annullamento.

LA DELIBAZIONE DELLE SENTENZE ECCLESIASTICHE

Come è noto, con gli accordi di revisione del Concordato del 18 febbraio 1984 termina la riserva di giurisdizione ecclesiastica in materia di cause di nullità dei matrimoni canonici con effetti civili prevista dall’art. 34, comma 4 del Concordato del 1929(cosiddetti Patti Lateranensi). L’art.8, n.2 dell’Accordo di revisione(cosiddetto di Villa Madama) ha stabilito che le sentenze di nullità pronunciate dai tribunali ecclesiastici sono dichiarate efficaci nella Repubblica italiana con sentenza della Corte di appello competente la quale, senza entrare nel merito, valuta attraverso il giudizio di delibazione, la contrarietà o meno della sentenza ecclesiastica ai principi di ordine pubblico interno, vale a dire quei valori che emergono dalla Carta costituzionale o anche da leggi ordinarie e che sono considerati irrinunciabili dalla comunità nazionale.

Dunque il riconoscimento agli effetti civili non è automatico, ma deve essere espressamente richiesto dalla parte interessata alla Corte di appello che sottopone la sentenza ecclesiastica a un esame analogo a quello previsto per le sentenze straniere, sia pure con alcuni adattamenti richiesti dalla particolare natura di tali sentenze. In particolare si ritiene che non possa applicarsi alle sentenze ecclesiastiche l’art.64 della legge n.218/1995 (riforma del diritto internazionale privato) che ha modificato la disciplina del riconoscimento civile delle sentenze straniere, riducendo solo a casi eccezionali il procedimento di delibazione, prevedendo invece quale regola generale il riconoscimento automatico. Dunque per le sentenze ecclesiastiche il procedimento di delibazione è rimasto inalterato.

I VIZI DEL CONSENSO NEI DUE ORDINAMENTI

Nell’ordinamento canonico l’atto che costituisce il matrimonio è il consenso delle parti legittimamente e liberamente manifestato. Ciascun soggetto deve essere capace di intendere e di volere, deve esprimere la propria volontà senza riserve mentali e non simulando. Quando il consenso è viziato da errore, violenza o dolo, quest’ultimo inteso come l’inganno su una qualità essenziale dell’altra parte, il matrimonio è invalido.

Il nostro ordinamento, invece, dà rilevo al matrimonio quale fonte del rapporto familiare tutelato a livello costituzionale, pertanto prevede quali vizi del consenso, che determinano l’invalidità, solo la violenza e l’errore, non anche il dolo né i motivi per i quali viene contratto, purché risultino da cause esterne ed oggettive, non potendo quelle interne o soggettive avere rilievo per un atto solenne come il matrimonio. Come risulta dall’art. 122 c.c. il matrimonio può essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato estorto con violenza, determinato da timore di eccezionale gravità, dato per effetto di errore sull’identità della persona o di errore essenziale sulle qualità personali dell’altro coniuge. In particolare l’errore sulle qualità personali è essenziale quando si accerti che il coniuge non avrebbe prestato il suo consenso se avesse conosciuto esattamente le condizioni dell’altro coniuge, sempre che l’errore riguardi le ipotesi tassative previste. Inoltre anche per il codice civile ciascun coniuge può impugnare il matrimonio per simulazione quando abbiano convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti nascenti da esso.

Quanto alla natura della invalidità, il codice civile fa esclusivo riferimento alla nullità del matrimonio, senza distinguere anche ipotesi di annullabilità. Sono state dottrina e giurisprudenza, dall’analisi delle singole fattispecie, a distinguere casi di nullità da casi di annullabilità, ritenendo che la nullità colpisca la validità del matrimonio come negozio, mentre l’annullabilità tuteli la libertà della manifestazione del consenso, riconoscendo che le ipotesi contenute nel codice non esauriscono i possibili casi che possono legittimare l’impugnazione del matrimonio. 

 Per rispondere al quesito iniziale, se rileva nel nostro ordinamento l’errore indotto da dolo in ambito matrimoniale, la giurisprudenza da tempo ha cercato di evidenziare fattispecie nelle quali i motivi di nullità della sentenza ecclesiastica possono presentare elementi di contrasto con l’ordine pubblico italiano e, quindi, non consentire la delibazione come ad esempio la sentenza ecclesiastica di nullità per esclusione di uno dei “bona matrimonii“, o per “simulazione relativa” o per “riserva mentale”.

Recentemente le Sezioni Unite sono tornate sull’argomento dopo le sentenze, sempre a sezioni unite, del 1/10/1982 e 6/12/1985 n. 6128 chiarendo come e quando una pronuncia di annullamento emessa dal Tribunale Ecclesiastico può avere efficacia anche nel nostro ordinamento.

Secondo la Suprema Corte non ogni vizio del consenso accertato nelle sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio consente di riconoscerne la efficacia nell’ordinamento interno, dandosi rilievo nel diritto canonico come incidenti sull’iter formativo del volere anche a motivi e al foro interno non significativo rispetto al nostro ordine pubblico, per il quale solo cause esterne e oggettive possono incidere sulla formazione e manifestazione della volontà dei nubendi, viziandola o facendola mancare. L’errore, se indotto da dolo, che rileva nell’ordinamento canonico ma non in quello italiano, se accertato come causa di invalidità in una sentenza ecclesiastica, potrà dar luogo al riconoscimento di questa in Italia, solo se sia consistito in una falsa rappresentazione della realtà, che abbia avuto ad oggetto circostanze oggettive, incidenti su connotati stabili e permanenti, qualificanti la persona dell’altro subendo“(Cass. Sez. Un. 18/7/2008 n.19809)

 SOLUZIONE

Alla luce del recente principio, nel caso di specie, sebbene il Tribunale ecclesiastico abbia annullato il matrimonio per dolo, Tizia non potrà ottenere la delibazione della sentenza che, dunque, non acquisterà efficacia nell’ordinamento interno non essendo l’infedeltà prematrimoniale tenuta nascosta al coniuge, un comportamento contrario ai principi del nostro ordine pubblico. Pertanto non ha potuto incidere sulla manifestazione e formazione della sua volontà matrimoniale.  

In conclusione, la sentenza ecclesiastica che annulla un matrimonio religioso per dolo o riserva mentale non incide sulla validità del matrimonio civile e, non contrastando con l’ordine pubblico interno, non è considerata delibabile dal giudice italiano a meno che gli artifizi o i raggiri non presentino caratteri oggettivi, assimilabili a quelli previsti nel codice civile.

settembre 2008

Natale Ferrara

2 commenti

  1. si puo avere il matrimonio annulato per non humano modo consumazione di CIC 83. Potresti darmi una fattispecie di non humano modo consumazione di can. 1061
    cordialli saluti

  2. Le conclusioni dell’avvocato su questo caso mi paiono completamente sballate alla luce della giurisprudenza della Cassazione.

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