La Riforma dello Sciopero dei trasporti .… in Pillole


“Una riforma di civiltà”… così è stata definita la riforma dello sciopero dei trasporti approvata dal  Consiglio dei Ministri con il nuovo disegno di legge delega, del 27 febbraio scorso. Pare rappresenti, dunque, il rimedio alle “agitazioni selvagge” indette da pochi a danno di molti… non scioperanti! Riforma sulla quale il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha ottenuto l’assenso di Cisl, Uil e Ugl.  Nello specifico  il disegno di legge intende avviare una serie di relazioni nel settore del lavoro incentrate su libertà e responsabilità, i punti salienti del provvedimento sono:

a) la proclamazione dello sciopero e referendum preventivo; b) il sistema delle sanzioni; c) la possibilità della revoca; d) lo sciopero virtuale; e) la riforma della Commissione di garanzia.

L’interesse sotteso, è quello di difesa della collettività: “garantire, cioè, ai cittadini il diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione”; ciò interessa i trasporti dove a soffrire dei disagi è per lo più la gente comune ed altri lavoratori da salvaguardare dall’eventualità di una condizione di paralisi totale della mobilità…! Si è visto in particolare per il trasporto aereo e ferroviario ridotto alla mercè di gruppi sparuti e perché no piuttosto disorganizzati.

In buona sostanza, per proclamare lo sciopero nel settore del trasporto sarà necessario che le organizzazioni che lo indicono abbiano la rappresentanza di almeno la metà dei lavoratori , quindi SCIOPERO SI… ma con almeno il  50% dei dipendenti che dovranno,  per altro, dichiarare di aderirvi   “al fine di prevenire i pregiudizi causati dalla diffusione del solo effetto annuncio dello sciopero” – come ha dichiarato il Ministro Sacconi.

Per i sindacati con almeno il 20% di rappresentatività, invece, scatterà l’obbligo di indire un referendum consultivo in cui ogni lavoratore dichiarerà la propria adesione: se verranno raccolte adesioni pari al 30% dei consensi, si potrà procedere allo sciopero, come previsto dall’art.1 comma 2 a), il quale  si occupa, anche della previsione dello sciopero virtuale, “inteso come manifestazione di protesta con garanzia dello svolgimento della prestazione lavorativa”  per cui il Ministro Sacconi, ha chiarito, che  per esempio si potrà fare con una fascia al braccio, o comunque  ”saranno le parti a disciplinarlo”.

Oggetto di revisione, anche,  “le regole sulla concomitanza di scioperi che incidano sullo stesso bacino d’utenza” (art.1 comma 2, e), “sarà disciplinato dalla contrattazione che potrà essere effettuato in varie modalità, con o senza la trattenuta dal salario”, – ha affermato il Ministro aggiungendo che- ”in questo caso deve esserci un danno anche per la controparte, più che proporzionato alla rinuncia dei lavoratori”.

Infine, in merito alle sanzioni amministrative è stato previsto che vi incorrono i lavoratori di qualunque categoria che bloccano strade, autostrade, porti, ostacolando la libera circolazione. La responsabilità di comminare sanzioni passa dal datore di lavoro alla Commissione di garanzia (i cui componenti saranno ridotti da 9 a 5) e la riscossione viene affidata direttamente ad Equitalia.

Queste le statistiche che si evincono dalla relazione 2008 della Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici: nel 2008 sono state proclamati 2.195 scioperi, sei al giorno. Solo il 61% è stato poi confermato, aggiungendo al danno la beffa. Nonostante la crisi, le proclamazioni di scioperi sono state in aumento del 4% sul 2007. Gli scioperi finti nel 2008 su 301 scioperi annunciati, solo 130 sono stati effettuati, anche parzialmente. Ben 171 sono stati revocati. Situazione di parità, o quasi, nelle ferrovie: 107 scioperi revocati, 109 effettuati. Gli scioperi nei trasporti non hanno alcun riscontro con quanto avviene negli altri settori pubblici di rilevanza nazionale: a fronte dei 2.195 scioperi proclamati nel 2008, ce ne sono stati 110 nelle poste, 96 nella raccolta dei rifiuti, 68 nelle poste, 66 nelle telecomunicazioni.

E l’Europa come affronta il problema????

Restrizioni e regole nel diritto di sciopero esistono in tutta Europa, come dimostra un recentissimo studio dell’ European trade union institution (www.csmb.unimore.it), organismo dei sindacati.

-In primis, in vigenza del contratto collettivo, è stabilita la tregua sindacale in Germania, Danimarca, Svezia, Grecia, Olanda, Spagna e Svizzera.

-La Svezia, Gran Bretagna, Grecia, Olanda hanno il preavviso obbligatorio, mentre Spagna, Svizzera, Norvegia, Grecia e Danimarca rendono obbligatoria, prima dell’agitazione, anche una procedura di conciliazione per evitare lo sciopero.

-La Francia – dove la situazione era simile all’Italia – ha appena introdotto una legge sui trasporti che prevede la precettazione dei lavoratori e, per alcune categorie, il divieto di scioperare (forze armate e polizia, vigili del fuoco, aziende pubbliche essenziali come luce, gas e acqua).

– In Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda lo sciopero non è un diritto ma una libertà del lavoratore, che  se supera un tetto di giornate di protesta (otto in Inghilterra) può rischiare il posto.

– In Canada, Spagna, Giappone, Inghilterra vige l’obbligo di referendum, qui la proclamazione dello sciopero è subordinata all’approvazione dei lavoratori interessati, attraverso referendum con voto segreto (anche per posta).

In conclusione non resta da considerare che, sicuramente, la ricerca del massimo consenso, (dato lo strumento scelto disegno di legge con delega al governo ), è indicativo di come il  nostro governo abbia deciso di intervenire non contro i lavoratori, ma con i lavoratori nel rispetto anche di chi non si voglia sentire obbligato a scioperare per esibire il proprio disappunto.

a cura della Dott.ssa Olga Izzo 

giugno 2009

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