Nessun obbligo di informare l’Avvocato della facoltà di non testimoniare


L’art. 200 c.p.p. come è noto, stabilisce che gli avvocati “non possono essere obbligati a deporre su quanto conosciuto in ragione della loro professione”, salvo i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria. Ciò al fine di tutelare la riservatezza delle informazioni apprese in ragione del proprio incarico.

Il segreto può opporsi solo su quei fatti conosciuti “per ragione del proprio ministero ufficio o professione”. Pertanto, se uno dei soggetti indicati dalla norma ha conoscenza di un fatto quale privato cittadino, al di fuori dell’incarico professionale, egli è obbligato a deporre secondo verità.

In tema di deposizione del testimone che possa eccepire il segreto professionale la Cassazione, ha stabilito che l’obbligo sancito a pena di nullità di avvisare i testi della facoltà di astenersi, previsto dall’art. 199, comma 2°, c.p.p., non è applicabile ai soggetti elencati nell’art. 200 c.p.p. inoltre, che l’esimente di cui all’art. 384, comma 2°, c.p.p., nella parte in cui prevede l’esclusione della punibilità, se il fatto è commesso da chi avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi dal rendere informazioni o testimonianza, non si applica ai soggetti indicati nell’art. 200 c.p.p. (Cass. pen., Sez. IV, 11 febbraio 2009, n. 9866).
Con tale decisione il Supremo collegio, modificando un precedente orientamento cui aveva aderito il Giudice di prime cure, ha annullato con rinvio una sentenza del Tribunale di Milano che riconosceva l’applicazione dell’art. 384, comma 2°, c.p. anche per i soggetti elencati dall’art. 200 c.p.p.

La vicenda trae origine dall’intervento, quale testimone in un processo civile, di un avvocato, che non era stato avvertito dal giudice della facoltà di astenersi dal testimoniare su quanto conosciuto in ragione del proprio incarico. Le dichiarazioni dell’Avvocato erano contraddette dai documenti agli atti.

Il Tribunale, pur ravvisando il reato di falsa testimonianza, ha ritenuto applicabile l’esimente di cui all’art. 384 comma 2°,  c.p.p., poiché il giudice non aveva avvertito il professionista della facoltà di astenersi, pronunciando così sentenza di non luogo a procedere.

Tale decisione è stata impugnata dal P.M. per violazione di legge, atteso che, ad avviso del magistrato, non sussisteva alcun obbligo per il giudice di avvisare il teste della facoltà di astenersi opponendo il segreto professionale.

La Cassazione, accogliendo il ricorso, chiarisce che il dettato dell’art. 200 c.p.p., a differenza di quanto stabilito nell’art. 199, comma 2°, c.p.p., non prevede alcuna nullità per l’omesso avviso della facoltà di astenersi ai soggetti ivi indicati, limitandosi a dispensare questi dall’obbligo di deporre su quanto hanno conosciuto in ragione del proprio ministero, ufficio o professione.

Il principio di tassatività, che informa la materia della nullità processuali, impone di ritenere che il disposto di cui all’art. 249 c.p.c. secondo cui nel processo civile “si applicano all’audizione dei testimoni le disposizioni degli artt. 351 e 352 del codice di procedura penale relative alla facoltà di astensione dei testimoni”, sia da riferire esclusivamente agli artt. 200 – 202 c.p.p. del codice del 1988. Nessun riferimento è operato all’art. 350 c.p.p. del 1930, la cui disciplina è oggi trasfusa nell’art. 199 c.p.p., il solo a prevedere l’obbligo (sancito a pena di nullità) per il giudice di avvisare i testimoni della facoltà di astenersi.

La ratio di tale previsione è da ravvisarsi, a giudizio della Corte, nella differente preparazione tecnica che connota un avvocato rispetto al quivis de populo, cui l’ordinamento viene incontro informandolo del diritto di non testimoniare in un processo in cui risulta imputato un prossimo congiunto, al fine di evitare che egli possa rendere dichiarazioni menzognere. La Cassazione, dunque, ha ritenuto di non estendere per analogia in bonam partem la causa di non punibilità di cui all’art. 384, comma 2°, c.p. ai professionisti contemplati nell’art. 200 c.p.p., escludendo parimenti la possibilità di dilatare l’ambito applicativo della disposizione, attraverso un’interpretazione estensiva.

Sarà onere dell’avvocato comunicare al giudice la propria scelta di deporre o meno su quanto in sua conoscenza.

 a cura del Dott. Carmine Gatto

giugno 2009

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