Santa Maria Capua Vetere. Il 2 dicembre 2025 l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli ha inaugurato la statua dedicata al Beato Rosario Livatino, ucciso dalla mafia nel 1990 e proclamato Beato nel 2021.
L’opera, realizzata dallo scultore Christian Leperino e donata dalla Fondazione San Giuseppe dei Nudi, è ora collocata stabilmente nell’Aulario dell’Ateneo, dove diventerà punto di riferimento morale e professionale per generazioni di studenti. L’iniziativa è stata accompagnata dal convegno “Rosario Livatino, beato, magistrato… un giovane”, che ha visto la partecipazione delle più alte autorità accademiche, civili, religiose e giudiziarie, il Magnifico Rettore prof. Gianfranco Nicoletti, il Vicepresidente del Centro Studi Livatino dott. Domenico Airoma, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri On. Alfredo Mantovano, S.E. l’Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta mons. Pietro Lagnese e la Presidente della Corte d’Appello di Napoli, dott.ssa Maria Rosaria Covelli. Ne è scaturito un ritratto intenso del magistrato, letto attraverso la lente della Costituzione, della legalità e della responsabilità pubblica.
Nicoletti: “La sua legalità era uno stile di vita sobrio, non teoria astratta”

Nel suo saluto introduttivo, il Magnifico Rettore Gianfranco Nicoletti ha ricordato la grandezza professionale e umana di Livatino: «Un grande professionista: ma la sua grandezza non risiedeva solo nell’indiscussa competenza giuridica, bensì nella sua integrità morale, così profonda anche per un non cristiano.» Il Rettore ha evocato anche il riconoscimento ecclesiale: «Giovanni Paolo II lo definì un martire della giustizia. E poi la Chiesa ne ha ufficialmente riconosciuto il martirio proclamandolo Beato: il primo giudice nella storia a ricevere tale dignità.» E ha concluso sottolineando che l’eredità di Livatino parla anche ai Costituzionalisti: «La legalità non è mai un insieme di norme astratte, ma uno stile di vita: sobrio, rigoroso, fedele allo Stato e ai suoi valori.» Un richiamo diretto agli artt. 54, 101, 104 e 27 della Costituzione.
Airoma: “La vita è fatta di scelte. E per scegliere occorre la luce”

Il Vicepresidente del Centro Studi Livatino, Domenico Airoma, ha posto l’accento sulla dimensione etica della giurisdizione: «Ciascuno di noi è chiamato a scegliere. La vita è fatta di scelte. E per scegliere occorre la luce.» E ha aggiunto uno dei passaggi più intensi: «Lui ci ricorda una cosa che dovremmo incidere in ogni aula di giustizia: nessun uomo basta a se stesso.» Per Airoma, la figura di Livatino mostra che il giudice non deve lasciarsi tentare dall’idea di onnipotenza: «È un esempio di come si possa perseguire la santità anche nell’amministrazione della giustizia, facendo bene il proprio mestiere, ogni giorno, tra mille difficoltà.»
Mantovano: “Non griderà né alzerà il tono… Proclamerà il diritto con verità”

Il Sottosegretario Alfredo Mantovano ha proposto una lettura profondamente giuridica della figura del magistrato siciliano, richiamando il profeta Isaia: «Non griderà, né alzerà il tono; non farà udire in piazza la sua voce… Proclamerà il diritto con verità.» Secondo Mantovano: «Livatino parlava soltanto con i suoi provvedimenti. In dodici anni non rilasciò mai un’intervista, non partecipò a programmi televisivi, non anticipò mai nulla delle indagini. Il suo silenzio era rispetto dei limiti istituzionali.» E ha ricordato l’enorme portata innovativa del suo lavoro: «Operò senza collaboratori di giustizia, senza 41-bis, senza una Direzione Nazionale Antimafia, senza le tecnologie investigative attuali. Eppure anticipò la repressione patrimoniale delle mafie.» È un riferimento diretto al futuro Codice antimafia e alla giurisprudenza delle Sezioni Unite sulla confisca (Spinelli, 2014). Mantovano ha toccato anche il dramma personale: «Viveva accanto a chi poi avrebbe contribuito alla sua morte. Eppure scriveva nelle sue agende: S.T.D. – Sub tutela Dei.» E ha concluso: Essere magistrato, per lui, non era un lavoro: era una forma di vita.»
Lagnese: “Livatino predicava con la vita. E ci ricorda che la giustizia si testimonia con l’esempio”

L’Arcivescovo Pietro Lagnese ha sottolineato la dimensione testimoniale del magistrato: «Chi predica non con la bocca, ma con l’esempio, realizza il Vangelo. Livatino predicava con la vita: la sua sobrietà era fedeltà alla missione.» Ha ricordato che Livatino intuì fenomeni allora invisibili: «Aveva compreso la terribile connivenza tra mafie, politica e impresa. Aveva intuito persino l’esigenza della tutela del creato. Era avanti sul suo tempo.» E ha spiegato il senso della sua presenza in Ateneo: «Mettere la sua effige all’ingresso di un Dipartimento di Scienze Giuridiche è un gesto di altissimo valore educativo: ricorda ai giovani che la giustizia si costruisce con la vita, non solo con il codice.”
Covelli: “La giurisdizione non è un privilegio. È un servizio”

Ha chiuso il convegno l’intervento rigoroso e appassionato della Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, che ha tracciato il ritratto tecnico del giovane magistrato: «Accogliere la figura di Livatino nel cuore di un Ateneo significa introdurre nella casa del sapere un volto, una storia, un metodo radicato nei valori della Costituzione.» Covelli ha ricordato la portata storica della sua beatificazione: «È il primo magistrato nella storia della Chiesa proclamato Beato: unisce il martirio civile al martirio religioso.» E ha ripercorso i fondamenti costituzionali del suo agire: «Disciplina e onore dell’art. 54; giudici soggetti soltanto alla legge dell’art. 101; autonomia e indipendenza dell’art. 104; dignità, uguaglianza, solidarietà, funzione rieducativa della pena: per lui non erano un manifesto, ma una stella polare.» Ha poi offerto una definizione luminosa della funzione giudiziaria: «La giurisdizione non è un privilegio, ma un servizio. La motivazione non è una formalità: è il luogo in cui la giustizia diventa trasparente e comprensibile.» E ha consegnato agli studenti un messaggio indelebile: «Ai giovani, Livatino dice: siate competenti, liberi dai condizionamenti, fedeli ai vostri principi.»
La benedizione della statua






Al termine del convegno, alla presenza delle autorità, dei docenti, del personale universitario e degli studenti, l’Arcivescovo Pietro Lagnese ha impartito la solenne benedizione alla statua del Beato Livatino. Un gesto che ha trasformato l’opera in un luogo di memoria viva, un presidio di etica pubblica e legalità repubblicana per tutta la comunità universitaria.

La posa della statua di Rosario Livatino alla Vanvitelli non è un semplice atto commemorativo. È un’operazione culturale e giuridica di grande spessore: restituisce alla comunità accademica e al Paese il ritratto di un magistrato che ha fatto della Costituzione un metodo di vita. Come ha detto Covelli: «Questo gesto interroga il nostro presente e orienta il nostro futuro.» E come Livatino stesso scriveva nelle sue agende: S.T.D. – Sub tutela Dei.
Il monito di un giudice che ha servito lo Stato non con le parole, ma con la vita.
L’artista

Christian Leperino, pittore e scultore, nella sua ricerca intreccia al tema del paesaggio urbano la riflessione sul tempo, la memoria, le trasformazioni dei luoghi e i destini degli individui che li abitano. Nelle sue più recenti sculture alterna al modellato il calco in gesso, traccia di un corpo vivente, di un oggetto, di un frammento d’arte del passato. Sue opere sono presenti in collezioni museali e spazi pubblici: Museo MADRE Napoli; MMOMA-Moscow Museum of Modern Art di Mosca; IICT di Tokyo; Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Suzzara; Stazione Ferroviaria di Mergellina, Napoli.
a cura di Oscar







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