
Nel panorama delle iniziative che coniugano diritto, cultura e responsabilità sociale, si inserisce con particolare forza il Premio letterario “Le sbarre invisibili – in memoria di Tommaso De Crescenzio”, promosso da NOMOΣ Movimento Forense.

Il progetto è dedicato alla memoria di Tommaso De Crescenzio, avvocato ricordato per la sua sensibilità umana e per l’attenzione alle dimensioni più fragili della persona, e nasce con un obiettivo tanto semplice quanto potente: offrire ai detenuti uno spazio autentico di espressione attraverso la scrittura.
La cultura come strumento di rieducazione
L’iniziativa si muove nel solco di un principio cardine dell’ordinamento italiano: la pena non può limitarsi alla funzione afflittiva, ma deve tendere alla rieducazione del condannato. In questa prospettiva, la cultura diventa uno strumento concreto di trasformazione personale.
Scrivere significa elaborare il vissuto, dare forma al dolore, ripensare le proprie scelte e immaginare un futuro diverso. Il Premio “Le sbarre invisibili” parte proprio da questa consapevolezza: le sbarre più difficili da superare non sono solo quelle materiali, ma spesso quelle interiori — fatte di colpa, rabbia, solitudine e perdita di speranza.
Un concorso aperto alla voce dei detenuti
Il premio è articolato in diverse sezioni: narrativa, poesia, testimonianza autobiografica. I partecipanti sono invitati a riflettere sul tema della prigionia interiore e sul percorso verso una libertà che non è soltanto giuridica, ma soprattutto umana e consapevole. Le opere saranno valutate da una commissione dedicata, con una premiazione pubblica e la possibile pubblicazione dei testi selezionati, restituendo visibilità a storie che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico.
Un ponte tra carcere e società
Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa è la sua capacità di costruire un collegamento reale tra il mondo penitenziario e la società civile. Dare voce ai detenuti significa riconoscerne la dignità di persone, non riducibili al reato commesso.
In questo senso, il premio rappresenta una forma concreta di giustizia culturale: non assoluzione, ma responsabilizzazione; non oblio, ma consapevolezza; non emarginazione, ma possibilità di riscatto.
Diritto, umanità e futuro
Il valore del Premio “Le sbarre invisibili” va oltre la dimensione letteraria. Esso richiama il ruolo centrale che la cultura può e deve avere nei percorsi di esecuzione penale, in coerenza con i principi costituzionali e con le moderne concezioni della pena come strumento di reinserimento sociale.
In un’epoca in cui il carcere rischia spesso di trasformarsi in spazio di mera custodia, iniziative come questa ricordano che la rieducazione non è uno slogan, ma un impegno concreto che passa anche attraverso l’arte, la parola e l’ascolto.
Redazione





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