Per gli Ottant’anni della Costituente
di Gaetano Esposito
La filosofia politica per Jacques Maritain non fu un nobile passatempo di un pensatore poliedrico ma una necessità. A partire dagli anni trenta del Novecento l’Europa era infestata dai fantasmi dei totalitarismi e la filosofia politica e giuridica era divisa in due versanti. Da una parte l’individualismo che non riconosceva alcuna cittadinanza al concetto di comunità e dall’altra hegeliani e marxisti che relegavano l’individuo a una parte anonima dello Stato o del partito.
Al problema del rapporto tra individuo e Stato si accompagnava il problema del fondamento dei diritti umani, travolti in quegli anni da ideologie totalitarie.

Jaques Maritain avvertì imperiosa l’esigenza di costruire una filosofia politica <<giusta e con buoni fondamenti>> per il giorno in cui, finita la guerra, avrebbe regnato di nuovo la pace.
Il filosofo francese maturò la sua filosofia politica nel corso di un tormentato percorso umano e speculativo. Discepolo insoddisfatto di Bergson, studente di biologia a Heidelberg, alla cattedra di Driesch, convertito al cristianesimo nel 1906 ritrovò nuova linfa speculativa nella lettura di San Tommaso d’Aquino e dei Padri della chiesa; personalista e democratico, nemico giurato di ogni totalitarismo e dell’antisemitismo, critico del liberalismo, del machiavellismo ma anche dell’ideale della chiesa medioevale, Maritain visse fino alla fine in eterna tensione tra azione e contemplazione, impegno civile e preghiera.
Nel 1942, nel pieno della tempesta, Maritain rassegnò le sue meditazioni sui diritti umani nell’opera I diritti dell’uomo e la legge naturale, libro che seguiva ad altri scritti come Strutture politiche e libertà(1933), Umanesimo integrale(1936) e precedeva altre significative opere come La persona e il bene comune(1947) e L’uomo e lo Stato (1951).
La filosofia politica maritainiana s’impernia tutta sul concetto di persona.
La categoria dell’individuo appariva al filosofo troppo ristretta e angusta, relegando l’uomo a un semplice frammento di materia. La persona non è solo bisogni materiali e fisici ma un quid pluris, è soprattutto intelligenza e volontà. È spirito. <<Lo spirito è la radice della personalità>>.
Questa concezione della persona Maritain la ereditava da San Tommaso, il quale aveva definito la persona <<id quod est perfectissimum in tota natura>>.
Maritain ha ripetuto in tutti gli scritti in cui si è occupato di filosofia politica che la persona è un tutto ma non un universo chiuso, come la monade leibnitziana, è un tutto <<aperto e generoso>>, cioè proteso verso il prossimo e dunque nato per lacomunità, molto di più e in modo diverso dall’animale politico aristotelico.
Questa concezione della persona influenza anche il rapporto tra persona e società. La persona è parte della società perché ha relazioni con tutti gli altri consociati ma è una parte che richiede di essere trattata come un tutto. È parte della società ma, per la sua vocazione all’assoluto, per il suo intimo rapporto con Dio, la persona trascende la società temporale; è superiore alla società e questa le è subordinata.
Questo è il paradosso del rapporto persona – società.
Maritain capovolgeva così i termini del rapporto e poneva al centro della sua filosofia politica non lo Stato o la società ma la persona. Una specie di copernicanesimo sociale in cui è la società che serve la persona e non il contrario. È la società che si adopera per il pieno sviluppo della persona umana.
<< La società esiste per ogni persona ed è subordinata a questa>>.
L’errore in cui era incorsa la filosofia del diritto, secondo Maritain, consisteva nell’aver considerato solo l’individuo, ma se uno Stato si costituisce solo su di <<una polvere di individui>>, allora l’individuo <<sarà completamente annesso al tutto sociale>>.
La visione dell’individuo come parte dello Stato non poteva che condurre al dispotismo, monarchico o democratico, ovvero <<nel dispotismo dello Stato- Provvidenza o dello Stato- Dio di Hegel>>
Mentre la filosofia del diritto fino a Hegel terminava con l’esaltazione dello Stato e con Marx terminava nella dissoluzione dello Stato, la filosofia giuridica di Maritain parte dalla persona e ruota intorno a essa attribuendo allo Stato il compito di favorirne la piena e completa realizzazione.
Quella di Maritain è una filosofia personalista, comunitaria e democratica. La persona è già, per il fatto stesso di essere tale, titolare di diritti inalienabili e insopprimibili. La dignità della persona non ha bisogno di nessuna società in quanto, appartenendo già alla stessa persona, precede la società e preesiste ad essa; la persona umana ha dei diritti <<per il fatto stesso che è persona>>.
Nella formulazione del concetto di persona c’è già la radice della sacralità, l’intangibilità, l’inviolabilità della stessa e dunque il fondamento dei diritti umani. Nel dovere di ogni società e di ogni Stato di favorire lo sviluppo della persona c’è già l’eco che risuonerà in tutte le moderne Costituzioni.
Maritain non si limitò a radicare il fondamento dei diritti umani nel concetto di persona ma rinvenne la radice primaria di quei diritti nel Diritto naturale.
La persona possiede dei diritti in virtù di una legge che proviene dalla natura, una legge non scritta che risiede nella coscienza dell’uomo e che l’uomo conosce a poco a poco con i progressi della coscienza morale.
Maritain, però, avvertiva che avere dei diritti non è la stessa cosa che averne coscienza. Una cosa è l’esistenza della legge naturale, altra cosa la sua conoscenza da parte dell’uomo.
L’esistenza della legge naturale non coincide con la sua conoscenza.
Questa legge naturale è dunque data ma la sua conoscenza è graduale e si accresce con il progredire della coscienza morale.
Corollario di quanto si è rilevato è che la storia dell’uomo è una continua scoperta della legge naturale e dei diritti che ne conseguono; pertanto i diritti della persona possono solo aumentare e mai ridursi, a meno che ciò non avvenga non con un atto di imperio contrario alla legge naturale.
Possiamo dedurre che il diritto conosce solo evoluzione e che ogni involuzione è un passo indietro rispetto alla Legge naturale e dunque contrario al Diritto naturale.
In questo senso ogni legge contraria al Diritto naturale è ingiusta.
Maritain, nell’opera che stiamo ripercorrendo, individuava tre classi di diritti: i diritti della persona umana, in primis il diritto alla vita e alla libertà personale; i diritti della persona civica, come il diritto a partecipare alla vita politica con i correlativi uguaglianza e libertà di associazione e infine i diritti della persona sociale che corrispondono ai nostri diritti sociali: il lavoro, l’assistenza, ecc.
Le classi non costituivano un numerus clausus ma, come già detto,un insieme aperto e in continua evoluzione.
È opportuno rimarcare che il Diritto naturale al quale si richiamava Maritain non era quello dei filosofi del XVIII secolo ma quello dei greci, quello al quale si appellava Antigone, quello teorizzato da Aristotele e dagli Stoici. Un diritto ripreso dai giuristi romani ed ereditato dal cristianesimo dei Padri della chiesa, da Sant’Agostino a San Tommaso, da Suarez a Francisco de Vitoria.
Il mondo greco aveva colto una verità extrastorica che il cristianesimo aveva raccolto e portato avanti.
Maritain, ancorando i diritti umani al Diritto naturale, rinveniva ilfondamento dei diritti umani in una verità solida, immutabile, laica e cristiana a un tempo, una verità che trascende la storia e vincola lo Stato laico e persino quello ateo al rispetto della persona e dei suoi diritti.
Era dunque questa, per Maritain, la radice comune a tutti i popoli sulla quale ricostruire una pacifica convivenza all’insegna del rispetto della persona e dei suoi diritti fondamentali.
È nota la grande influenza di Maritain sulla formulazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Nel 1947, quale capo della delegazione francese alla conferenza dell’Unesco a Città del Messico, pronunciò l’importante discorso Le possibilità di cooperazione in un mondo diviso.
Tutta la Dichiarazione è intrisa del pensiero del filosofo francese e l’articolo 1 riecheggia del personalismo di Maritain con il suo richiamo alla dignità, alla libertà e allo spirito di fratellanza.
Altrettanto noto è il contributo del pensiero di Maritain alla Costituzione italiana attraverso l’opera di due padri costituenti come Dossetti e La Pira, amico e seguace del filosofo francese.
Dossetti e La Pira erano diversi per conoscenze giuridiche, docente di Diritto canonico l’uno, docente di Diritto romano l’altro, ma entrambi cattolici ed entrambi militanti animatori del movimento di rinnovamento cattolico Civitas Humana.
La filosofia personalista di Maritain servì ai due padri costituenti come elemento di rottura rispetto alle precedenti costituzioni, in particolare quella francese, secondo l’intendimento di Dossetti e inoltre come antidoto alla dottrina fascista che faceva dipendere il cittadino dallo Stato.
La Pira, nel celebre scritto Il nostro esame di coscienza di fronte alla Costituente, rimarcò che l’oggetto e il fine della Costituzione è la persona umana <<quale il cattolicesimo la definisce e la mostra>>.
Nelle sedute del nove e del dieci settembre 1946 il pensiero dei due Patres venne esplicato in tutte le sue implicazioni.
In primo luogo l’anteriorità della persona umana rispetto allo Stato. La persona è anteriore allo Stato, preesiste allo Stato e da questo consegue logicamente la titolarità dei diritti in capo alla stessa.
Questi diritti così concepiti non sono diritti riflessi, concessi dallo Stato come atti di liberalità, sono invece originari, connaturati alla persona in virtù del suo essere tale. Lo Stato, diceva Dossetti, non costituisce diritti ma li riconosce e li tutela, questo, continuava il giurista, <<presuppone una struttura sociale capace, non solo di difenderli in astratto, ma di realizzarli in concreto>>.
La persona umana, nel pensiero dei due costituenti, non è coltaperò nella sua singolarità ma è immersa in un reticolo di relazioni con gli altri. La persona, insomma, si completa nelle comunità in cui si integra.
Non a caso, La Pira individuava, accanto si classici diritti individuali delle pregresse Carte dei diritti, i diritti sociali e delle comunità <<attraverso le quali la persona umana si espande>>.
Tutti i commentatori hanno evidenziato che la Costituzione, a differenza delle settecentesche Carte dei diritti, pone al centro non già l’Uomo come astrazione ma la persona concreta, colta nella sua dimensione dinamica e dunque nelle sue relazioni con gli altri.
Il personalismo è pluralismo e solidarismo.
Il pensiero dei due Padri costituenti trovò la sua più completa espressione normativa negli articoli 2 e 3 della Costituzione.
Basta leggere l’articolo 2, la cui formulazione si deve in gran parte a La Pira, con il suo richiamo ai diritti inviolabili dell’uomo <<sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità>> e l’articolo 3 con il richiamo al compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano l’uguaglianza e la libertà impedendo <<il pieno sviluppo della persona umana>>, per cogliere l’eco del pensiero personalista di Maritain.
Il pensiero di Maritain consentì ai costituenti di costruire una Costituzione nuova rispetto al passato e argine a possibili derive autoritarie.
Al termine di questo breve percorso occorre chiedersi cosa è rimasto oggi del pensiero di Maritain e se la sua lezione sia ancora viva e vitale nel nostro presente.
Il problema della persona e dei suoi diritti è un tema di grande attualità.
Le moderne società tecnocratiche hanno ridotto la persona a un algoritmo, l’economia neocapitalistica delle multinazionali ha trasformato le persone in consumatori senza nome. Le cicliche crisi economiche che investono i paesi del mondo hanno moltiplicato il numero dei poveri, ridotti a vivere come invisibili ai margini delle città industriali.
A questo si aggiunge il problema delle carceri italiane trasformate in ammazzatoi dove i detenuti stazionano ammassati e trovano nel suicidio l’unica via di fuga.
Non da ultimo si pone la questione della custodia e della tutela delle nostre origini cristiane sempre presente nel dibattito europeo.
Il quadro brevemente solo accennato dimostra quanto sia ancora attuale e grave il problema del rispetto dei diritti della persona,talvolta solo formalmente tutelato in maniera tanto solenne quanto retorica e inconsistente.
Leggere con attenzione Maritain è un’esperienza spirituale che offre spunti di profonda riflessione sui nostri tempi e ci tiene costantemente vigili sul rispetto dei diritti.
La lezione di Jacques Maritain è ancora lontana dall’essersi esaurita.
Gaetano Esposito






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