Il giusto processo minorile europeo


Lo scorso 11 giugno è entrata in vigore la direttiva 2016/800/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti penali.

Con la direttiva, che gli Stati membri dovranno recepire entro l’11 giugno 2019, nasce il “giusto processo minorile europeo”, per disciplinare, in maniera uniforme nell’Unione, i procedimenti penali che vedono coinvolti i minori.

La Commissione proponente, dopo avere valutato che, in Europa, ogni anno, oltre un milione di minori e cinquecentomila giovani adulti sono coinvolti in procedimenti penali, ha ritenuto necessario un intervento sistematico in materia, tenuto conto che i principi contenuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, nella Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e negli altri strumenti sovranazionali non garantiscono il diritto ad un equo processo per i minori.

Spesso, infatti, le norme CEDU non sono direttamente applicabili in molti stati membri per contrasto con le norme interne e, la Corte di Strasburgo, inoltre, può essere adita solo dopo l’esaurimento di tutti i gradi di giudizio interni. Infine, le stesse norme sovranazionali, quand’anche siano suscettibili di applicazione diretta in sede giudiziaria, ricevono piena efficacia solo da atti di diritto derivato.

Tali insufficienti garanzie, oltre a ledere i diritti dei minori, consacrati dall’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, non sono privi di conseguenze sotto il profilo della fiducia reciproca tra le autorità giudiziarie nazionali e, conseguentemente, del mutuo riconoscimento dei provvedimenti giudiziari.

Da qui la necessità di sostituire ad una moltitudine di documenti internazionali in materia un sistema di norme minime, reciprocamente connesse tra loro, atte a delineare un modello di “giusto processo minorile”, che, nel perseguire gli scopi della giustizia penale minorile, ovvero il recupero e il reinserimento sociale del minore autore del reato, riconoscano la peculiarità del soggetto vulnerabile in ragione dell’età e la conseguente specificità delle attenzioni che vanno rivolte nei confronti di quest’ultimo.

Analizziamo alcuni tra i più importanti diritti garantiti dalla direttiva in esame.

Il primo dei diritti sanciti dalla direttiva è il diritto del minore a ricevere un’informazione adeguata e completa, al fine di garantirgli la piena conoscenza e comprensione dei suoi diritti. Le stesse informazioni devono essere fornite al titolare della responsabilità genitoriale, oppure, nei casi in cui ciò non sia possibile, sia contrario all’interesse del minore o possa compromettere il procedimento, esse vanno rese ad “altro adulto idoneo”, nominato dal minore e approvato dall’autorità competente, così da garantire, anche in queste situazioni, che il minore possa essere assistito e accompagnato in tutto il corso del procedimento da una figura adulta di riferimento.

Il diritto ad avvalersi dell’assistenza di un difensore  rappresenta l’elemento centrale della direttiva, anche perché finalizzato a garantire la corretta applicazione di tutti gli altri diritti ivi previsti. Tale diritto va garantito fin dal momento in cui il minore sia stato informato della propria condizione di indagato o imputato, quando debba essere interrogato, quando le autorità competenti debbano procedere ad atti investigativi o di raccolta di prove, o quando sia privato della libertà personale.

L’assistenza del difensore include il diritto di comunicare con lo stesso, la garanzia della riservatezza delle comunicazione con il legale, l’assistenza durante gli interrogatori e ogni qualvolta il minore partecipi al procedimento, nonchè durante le ricognizioni e i confronti e le ricostruzioni di una scena del crimine. Qualora il minore sia sprovvisto del difensore in una delle circostanze in cui abbia diritto ad essere assistito, viene disposto il rinvio degli atti fin quando alla nomina non abbiano provveduto il minore o il titolare della responsabilità genitoriale o, in mancanza, le autorità competenti. Gli Stati membri sono tenuti a garantire il patrocinio a spese dello Stato.

È prevista, tuttavia, la possibilità di derogare all’obbligo di assistenza del difensore o quando tale assistenza non risulti proporzionata alla luce delle circostanze del caso – tenendo conto della gravità del reato, della complessità del caso e delle misure che potrebbero essere adottate – ovvero eccezionalmente, e solo nella fase processuale, quando ciò sia giustificato dalla necessità di evitare gravi conseguenze per la vita, la libertà o l’incolumità di una persona, ovvero dalla necessità di non compromettere in modo sostanziale il procedimento.

Viene riconosciuto il diritto del minore ad una valutazione individuale, necessaria per individuare le specifiche esigenze del minore in materia di protezione, istruzione, formazione e reinserimento sociale, al fine di determinare se siano necessarie misure speciali nel corso del procedimento e, più in generale, di mettere a disposizione dell’autorità competente ogni elemento utile per poter tener conto dell’interesse superiore nel minore in tutte le decisioni che dovrà prendere nel corso del procedimento e al termine del medesimo. Proprio dalla valutazione individuale, infatti può dipendere in larga parte la possibilità che l’interesse superiore del minore sia adeguatamente rappresentato e tenuto in considerazione in tutte le decisioni che l’autorità competente dovrà adottare nel corso del procedimento e all’esito del medesimo.

La direttiva prevede l’obbligo di procedere alla registrazione audio-video dell’interrogatorio del minore, al fine di scongiurare il rischio di abusi e, più in generale, favorire l’assunzione del mezzo di prova secondo le modalità meglio rispondenti agli scopi generali della direttiva. Tale obbligo non pregiudica, però, la facoltà di interrogare il minore al solo fine della sua identificazione senza per ciò dovere provvedere a registrazione. In ogni caso, qualora si ritenga di non doversi procedere a registrazione, l’interrogatorio dovrà essere debitamente documentato in altro modo, ad esempio mediante redazione di processo verbale scritto, e lo steso dovrà comunque svolgersi secondo modalità che tengano in conto l’età e la maturità del soggetto.

La particolare vulnerabilità del minore non può che essere aggravata nel caso in cui quest’ultimo sia privato della libertà personale. La direttiva prevede che ogni forma di privazione della libertà dovrà essere misura di ultima istanza, dovrà avere la più breve durata possibile, e dovrà comunque basarsi su una decisione motivata e soggetta a controllo giurisdizionale, nonchè a periodica revisione, d’ufficio o ad istanza di parte. Dovranno essere privilegiate misure alternative alla detenzione, laddove possibile. E, allorchè la detenzione di minori sia indispensabile, deve esser applicato il fondamentale principio della detenzione separata dagli adulti, anche quando la detenzione prosegue oltre il compimento dei 18 anni.

Infine, la direttiva sottolinea l’opportunità che tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nel procedimento penale minorile ricevano una formazione specifica, così da poter tenere adeguatamente conto delle specifiche esigenze di minori di età diverse. In particolare, si deve provvedere a fornire una preparazione specifica alle autorià di contrasto e al personale delle strutture di detenzione che vengano in contatto con i minori. Ancora, i giudici debbono avere una competenza specifica e devono essere adottate misure appropriate per l’accesso dei difensore. Inoltre, deve essere favorita la formazione degli operatori che offrono servizi di sostegno e di giustizia riparativa.

a cura di Armando Rossi

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