Il ruolo centrale dell’Avvocato nelle procedure arbitrali ex D.L. 132/2014


mediazione-adr-maniLa condizione di grave affaticamento in cui langue la giustizia civile italiana, attestata del resto dalle molteplici multe inflitte al nostro Stato dall’Unione Europea, ha reso inevitabili le recenti politiche governative volte ad incrementare il ricorso alle forme di giustizia alternative al processo. Un primo passo è stato fatto col D.Lgs. n. 28/2010 che ha introdotto nel nostro ordinamento l’istituto della mediazione obbligatoria in materia civile e commerciale, imposta dal legislatore in relazione a numerose controversie. Successivamente, con il D.L. n. 132 del 2014, convertito, sono stati introdotti nel nostro ordinamento due importanti istituti: il trasferimento in sede arbitrale dei processi civili pendenti e la procedura di negoziazione assistita da avvocati.

Il trasferimento in sede arbitrale dei procedimenti civili pendenti rappresenta un importante strumento deflattivo dell’enorme carico di contenzioso che grava sui Tribunali italiani, ma, soprattutto, costituisce una straordinaria opportunità di lavoro per noi Avvocati, che non si sostanzia solo nella possibilità di guadagni, ma nella consacrazione del fondamentale ruolo della classe forense nell’amministrazione della giustizia in Italia.

Gli arbitri, infatti, sono Avvocati! Essi sono scelti concordemente dalle parti, oppure dal Presidente del Consiglio dell’Ordine, tra gli avvocati iscritti da almeno cinque anni nell’albo dell’ordine circondariale, che non abbiano subito nell’ultimo quinquennio condanne definitive che hanno comportato la sospensione dall’albo e che, prima della trasmissione del fascicolo, abbiano dato, tramite dichiarazione, la propria disponibilità al Consiglio.

Non potranno essere designati arbitri i Consiglieri dell’Ordine, neanche se uscenti, a meno che non sia trascorsa un’intera consiliatura successiva alla conclusione del loro mandato.

Lo scorso 12 aprile, è stato emanato il decreto del Ministero della Giustizia n.61/2016, che, in attuazione di quanto disposto dal decreto istitutivo, ha stabilito i compensi degli arbitri, dettando criteri per l’assegnazione degli arbitrati, ulteriori rispetto a quanto già previsto dal D.L. 132/2016.

Il Presidente dell’Ordine circondariale tiene e aggiorna l’elenco degli arbitri dove sono iscritti gli Avvocati che abbiano reso la dichiarazione di disponibilità, nella quale i professionisti hanno l’onere di indicare l’area professionale di riferimento, precisando le proprie competenze professionali, oltre al possesso dei requisiti di anzianità ed onorabilità di cui poco innanzi. Tale dichiarazione di disponibilità è revocabile. Inoltre, l’Avvocato è tenuto a comunicare immediatamente al Presidente dell’Ordine il venir meno dei requisiti richiesti. Ed il professionista può anche chiedere, successivamente, di modificare l’area professionale, precedentemente indicata, in cui è competente.

In presenza delle condizioni previste, il Giudice deve disporre la trasmissione del fascicolo al presidente del Consiglio dell’Ordine del circondario in cui ha sede il Tribunale o la Corte d’appello.

Il presidente dell’Ordine, ricevuti gli atti, individua le ragioni del contendere e la materia oggetto della controversia, stabilendo l’area professionale di riferimento. All’interno di tale area, avviene la designazione dell’arbitro, che, attraverso una rotazione nell’assegnazione degli incarichi, viene operata in via automatica attraverso i sistemi informatizzati di cui il Consiglio deve dotarsi e che vanno validati tecnicamente dalla Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi del Ministero della giustizia.

L’avvocato che viene iscritto, a richiesta, in una diversa area professionale, è collocato, ai fini della rotazione, subito prima dell’avvocato che per ultimo è stato designato, ed anche per la sostituzione dell’arbitro già designato si tiene conto della regola della rotazione.

La rotazione non opera nell’unico caso in cui gli arbitri sono designati dalle parti.

Una volta che l’arbitro o il collegio, a seconda del valore della controversia, abbiano accettato la nomina, il procedimento proseguirà innanzi a loro e sarà concluso con un lodo arbitrale, avente gli stessi effetti di una sentenza giudiziale. 

Sono fissati termini perentori per la conclusione del procedimento arbitrale: il trasferimento in arbitrato previsto dal Decreto legge 132/2014 non comporta, infatti, l’estinzione del giudizio pendente. Nel caso in cui la translatio in arbitri riguardi cause pendenti in grado di appello, gli arbitri devono pronunciare il lodo entro 120 giorni dall’accettazione della nomina, prorogabili di ulteriori 30 giorni, previo accordo tra le parti. Se il lodo non interviene nei termini indicati, il giudizio deve essere riassunto perentoriamente entro i 60 giorni successivi e la riassunzione preclude la pronuncia del lodo. In caso di mancata riassunzione, il procedimento si estingue e trova applicazione l’art. 338 c.p.c.. Se, ai sensi dell’art. 830 del c.p.c., viene dichiarata la nullità del lodo pronunciato entro il termine di 120 giorni o entro la scadenza di quello per la riassunzione, il processo deve essere riassunto entro 60 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza di nullità. In caso di mancata riassunzione delle parti nel termine stabilito, il procedimento si estinguerà determinando il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, salvo che ne siano stati modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto, secondo il disposto dell’art. 338 c.p.c..

I procedimenti che possono essere trasferiti in sede arbitrale sono costituiti dalle cause civili di primo e secondo grado.

La legge stabilisce limitazioni per materia, in quanto non possono formare oggetto di procedimento arbitrale né le cause inerenti diritti indisponibili né quelle che riguardano materie di lavoro, previdenza e assistenza sociale. E’ possibile, invece, il trasferimento in sede arbitrale dei giudizi in cui si discuta di diritti che abbiano nel contratto collettivo di lavoro la propria fonte esclusiva, quando il contratto stesso preveda e disciplini la soluzione arbitrale.

Quando una delle parti è la Pubblica Amministrazione, se la parte privata formula istanza di trasferimento della causa in sede di arbitrato, passeranno al procedimento arbitrale anche le controversie di valore non superiore a 50.000 euro, in materia di responsabilità extracontrattuale o aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro, a meno che la parte pubblica non abbia espresso il proprio dissenso scritto entro 30 giorni dalla richiesta della controparte.

a cura di Armando Rossi

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