Il ruolo fondamentale dell’Avvocato nella “gestione della crisi da sovraindebitamento”


procedura-contro-il-sovraindebitamento-solo-se-il-debito-e-privatoNel nostro sistema giuridico, l’indebitamento è stato sempre contrassegnato da un’accezione di assoluta negatività. L’esempio tipico era rappresentato dalla “morte civile” dell’imprenditore fallito, il quale non poteva aspirare ad una “rinascita”, finché non avesse pagato tutti i debiti.

Solo nel 2005, la riforma della legge fallimentare del 1942, obsoleta rispetto al nuovo contesto europeo e mondiale, aveva eliminato molti aspetti sanzionatori e punitivi della previgente disciplina del fallimento, prevedendo l’istituto dell’esdebitazione, ovvero la cancellazione di tutti i debiti non soddisfatti dalla liquidazione dell’attivo della procedura concorsuale.

Tale importante riforma, tuttavia, essendo riferibile solo ai soggetti fallibili, finiva per creare un vuoto legislativo idoneo a generare una notevole disparità di trattamento con i soggetti, gravati da debiti, ma non fallibili, ai quali non era concessa una “ripartenza”.

Il legislatore, pertanto, ha cercato di colmare questa grave carenza attraverso la legge 3/2012, con cui ha introdotto nel nostro ordinamento la disciplina della crisi da sovraindebitamento, che introduce una procedura di esdebitazione per quanti non possono accedere alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare, pur versando in una condizione di sovraindebitamento, cioè in una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio che il debitore possiede e che può essere liquidato per farvi fronte.

Tali procedure prevedono un ruolo pregnante dell’Avvocato: i debitori, oltre che a rivolgersi ad un Avvocato per la valutazione di tutta la situazione debitoria, potranno rivolgersi ad un Organismo di composizione della crisi (OCC), anche presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, composto da Gestori della crisi, ruolo che può essere ricoperto anche dagli Avvocati.

La legge 3/2012 e` apparsa, in ogni caso, sin da subito parziale, in quanto prevedeva soltanto la possibilità di omologare presso il Tribunale un accordo tra debitore e creditori a contenuto dilatorio o di rimessione del debito, cui si accompagnava il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive. Mancava, al contrario, una procedura di liquidazione dei beni dell’insolvente civile, analoga al fallimento, a cui potesse seguire l’importante effetto esdebitatorio.

A tale carenza il legislatore ha posto rimedio con il D.Lgs. n° 179/2012, che ha modificato la disciplina della L. n° 3/2012, istituendo tre diverse procedure:

  1. Il piano del consumatore, che non richiede l’accordo dei creditori, ma solo l’omologazione del Tribunale, la quale può essere concessa se il piano assicura ai creditori una soddisfazione maggiore di quella che si avrebbe con la liquidazione del patrimonio;
  2. L’accordo del debitore con i creditori, che prevede che la proposta sia sottoscritta dai creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti;
  3. La liquidazione dei beni, che, in alternativa, consente di chiedere la liquidazione di tutti i propri beni. Il debitore rinuncia a tutti i propri beni, tranne alcuni impignorabili, per avere l’esdebitazione. Si può accedere a questa procedura anche se si è soggetti a procedura concorsuali diverse, o se si è già fatto ricorso nei precedenti cinque anni al piano del consumatore o all’accordo con i creditori, condizioni che, invece, sono ostative all’accesso alle altre due procedure.

A tali procedure possono accedere:

  1. Le persone fisiche;
  2. Le società o gli enti che non svolgono attività di impresa;
  3. Gli imprenditori o enti privati non commerciali;
  4. Gli imprenditori commerciali che non hanno i requisiti di cui all’art. 1 della Legge Fallimentare;
  5. Gli imprenditori agricoli;
  6. I professionisti;
  7. Le start-up innovative, ovvero le società di capitali, introdotte dal D.L. 179/2012, convertito, che possono definirsi come società di capitali, costituite anche in forma cooperativa, di diritto italiano o anche Societas Europea, le cui azioni o quote non sono quotate nei mercati regolamentati o in un sistema multilaterale di negoziazione.

L’avvio del procedimento è volontario.

Il debitore deve rivolgersi ad un OCC, composto come già detto da soggetti definiti Gestori della crisi. Il compito dell’OCC, tuttavia, non è quello di predisporre l’accordo, cosa che compete al debitore, con l’assistenza del difensore, ma quello di verificare la veridicità dei dati contenuti nella proposta e di attestare la fattibilità della stessa. In pratica, si tratta di un compito quasi sovrapponibile a quello del commissario giudiziale nel concordato preventivo o del curatore fallimentare.

I Gestori della crisi devono presentare i requisiti di cui al decreto del Ministero della Giustizia n.202 del 24 settembre 2014, che annovera, come già anticipato, gli Avvocati tra i soggetti che possono ricoprire tale delicatissimo ruolo.

In definitiva, appare evidente che tali procedure prevedono un ruolo centrale dell’Avvocato: il grande tecnicismo della materia, infatti, impone al debitore di avvalersi dell’ausilio di un difensore nella valutazione della propria situazione debitoria in rapporto al patrimonio di cui dispone e nella predisposizione di un piano o accordo che possa essere accettato. Diversamente, non è assicurato il buon fine di tali procedure, che possono, effettivamente, dare una svolta positiva alla vita di chi si è troppo indebitato.

Di contro, un altro Avvocato può essere gestore della crisi: nel qual caso, ha il compito di assumere ogni iniziativa volta a comporre la crisi da sovraindebitamento che venga prescritta dalla legge.

a cura di Armando Rossi 

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