Il Coordinatore genitoriale



Le controversie in materia di diritto di famiglia, in particolare quelle relative a separazione, divorzio ed affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio, sono, nella maggior parte dei casi, caratterizzate da un elevato livello di conflittualità tra i coniugi o tra i conviventi, che finisce per coinvolgere i figli, vittime incolpevoli di una insana ed egoistica guerra, senza esclusione di colpi, tra i genitori. La causa più frequente del conflitto tra i coniugi è rappresentata dall’incomunicabilità tra loro, che insorge per la mancata elaborazione dell’avvenuta fine del rapporto, per l’incapacità di far prevalere la funzione genitoriale rispetto al ruolo di partners, per la volontà di vendetta che diviene l’unica ragione di vita.

Da qualche tempo, per tentare di dare una soluzione a queste serie problematiche, che hanno quale unico risultato quello di arrecare danni irreversibili ai figli, si sta affacciando nello scenario del diritto di famiglia una nuova figura, quella del “coordinatore genitoriale”, che può essere uno psicologo o anche un mediatore familiare, il quale comincia ad operare dopo la fine del processo, dietro invito del giudice, accettato dalle parti, al fine di assicurare la corretta esecuzione dei provvedimenti che, diversamente, sarebbero disattesi, al punto tale da vanificare la stessa ratio del processo.
Questa figura, nuova nel sistema giuridico italiano, viene mutuata dell’ordinamento statunitense e può ritenersi una specie del più ampio genere delle ADR: essa viene individuata al fine di facilitare la risoluzione delle dispute tra genitori, connotate da un elevato livello di conflittualità, al fine di ridurre l’eccessivo ricorso alle azioni giudiziarie.
Tale figura, tuttavia, non è normata nell’ordinamento italiano, per cui non può essere applicata, laddove le parti non siano d’accordo.
Un decreto del Tribunale di Milano dello scorso 29 luglio, emesso a seguito di un provvedimento di modifica di un decreto del Tribunale per i Minorenni di Brescia, per giunta reclamato in Corte di Appello, inserisce tale nuova figura nel percorso di recupero della coppia genitoriale, chiarendone la natura, il ruolo ed i compiti.
Il Tribunale, infatti, dopo la CTU, che ha valutato le buone competenze genitoriali della coppia, tuttavia alterate dall’elevata conflittualità ed incomunicabilità, che potrebbero condurre ad un esito involutivo infausto, invitate le parti a valutare la possibilità di ricorrere alla figura del coordinatore genitoriale, e preso atto della loro disponibilità in tal senso, nomina il Coordinatore Genitoriale, affidandogli il compito di:
a: verificare che gli interventi disposti in favore delle parti e dei figli, come i percorsi terapeutici, siano concretamente attuati;
b. svolgere la funzione di raccordo tra tutti gli operatori che interverranno a sostegno del nucleo familiare, compresi gli insegnanti ed il medico di famiglia;
c. salvaguardare e preservare la relazione tra i genitori, anche attraverso interventi correttivi atti a prevenire ulteriori disfunzioni del rapporto;
d. coadiuvare i genitori nelle scelte relative alla salute, all’educazione ed all’istruzione dei figli;
e. guidare i genitori, anche attraverso un calendario, ad accordarsi sul tempo da trascorrere ciascuno col proprio figlio;
f. segnalare all’autorità giudiziaria minorile ogni disagio psicosomatico che i figli dovessero mostrare.

a cura di Armando Rossi

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