Il diritto all’oblio nel web


Submarine periscope

Recentemente, incresciosi e dolorosi episodi di cronaca hanno riportato l’attenzione sul “diritto all’oblio” – di cui si è parlato per la prima volta in un processo del 1990 per un articolo del Messaggero – con cui si intende una particolare forma di tutela dei soggetti e che vieta la diffusione, senza che ve ne sia motivo, di precedenti episodi della vita di una persona, che rechino pregiudizio all’onore di quest’ultima.
Nel novero dei precedenti pregiudizievoli rientrano le condanne penali ricevute o altri dati sensibili, che, per il tempo trascorso, non è più giustificato diffondere in nome del diritto di cronaca, avendo ormai il soggetto passivo di tali notizie acquisito il diritto a che tali informazioni vengano dimenticate.
Pertanto, il diritto all’oblio comporta la necessità di una tutela che sia superiore a quella che il nostro ordinamento riserva alla privacy delle persone.
Si tratta di una figura giuridica che nasce dall’elaborazione della dottrina e della giurisprudenza, ma anche, e soprattutto, dalle Autorità Garanti europee, che, progressivamente, hanno configurato il diritto all’oblio quale diritto dell’individuo ad essere dimenticato, perseguendo la finalità di salvaguardare il riserbo imposto dal tempo ad un notizia già resa di dominio pubblico.
Come già accennato, la matrice storica del diritto all’oblio va rapportata all’esercizio del diritto di cronaca giornalistica.
È innegabile, infatti, che il presupposto che legittima la diffusione di un fatto privato è l’interesse pubblico alla notizia. È indubbio, costituendo esercizio di un diritto, che la collettività vada informata con tempestività, in modo da poter conoscere l’accaduto in tempo reale e con completezza.
Tuttavia, una volta che essa abbia ricevuto un’informazione completa, cessa l’interesse pubblico, in quanto la collettività ha ormai acquisito il fatto, che non rappresenta più una “notizia”. In tal caso, l’inutilità della riproposizione dell’accadimento, si contrappone al danno che, al contrario, subisce il protagonista della vicenda.
Ne consegue che non vanno diffusi i dati lesivi che non rispondano più ad un reale interesse pubblico e non vanno riproposte le vecchie notizie lesive la cui conoscenza non risponda più ad una attuale esigenza informativa.
In particolare, il diritto ad essere dimenticati online – cd. diritto all’oblio nel web – consiste nella cancellazione dagli archivi online, anche a distanza di anni, di tutto il materiale che può risultare sconveniente e dannoso per soggetti che sono stati protagonisti in passato di fatti di cronaca.
Significativa è stata l’ultima sentenza n° 13161 della Cassazione Civile, sez. I, del 24.06.2016 con la quale alla base del riconoscimento del diritto all’oblio, ai fini del risarcimento del danno, l’illecito trattamento di dati personali viene specificamente ravvisato non già nel contenuto e nelle originarie modalità di pubblicazione e diffusione on line dell’articolo di cronaca e, nemmeno, nella conservazione e archiviazione informatica di esso, bensì nel mantenimento del diretto ed agevole accesso ad un risalente servizio giornalistico pubblicato diverso tempo addietro e della sua diffusione sul Web, con conseguente pregiudizio per i soggetti coinvolti alla riservatezza ed alla reputazione.
In definitiva, l’esercizio del diritto all’oblio oggi è reso molto più difficile, ed, in certi casi, impossibile, dalla diffusione di internet: infatti, le richieste di cancellazione o aggiornamento devono tenere conto di un elemento ulteriore, costituito dai diversi luoghi virtuali in cui tali informazioni compaiono, ognuno dei quali ha un titolare di trattamento diverso, nonché una diversa disciplina applicabile in caso di gestori di motori di ricerca extraeuropei.
Appare evidente, pertanto, che una volta entrati nel circuito elettronico della rete, far valere i propri diritti diventa davvero molto complicato.

 a cura di Armando Rossi 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.