Il patrocinio a spese dello Stato e la compensazione fiscale


avvocati-882539L’art.1 della legge 28 dicembre 2015, n° 208, ai commi 778-780, ha previsto la possibilità per gli avvocati che vantano crediti per spese, diritti e onorari nei confronti dello Stato per il patrocinio dei non abbienti, maturati e non ancora saldati, per i quali non sia stata proposta opposizione, di compensare detti crediti con quanto da essi dovuto per ogni imposta e tassa, compresa l’imposta sul valore aggiunto, nonché di procedere al pagamento dei contributi previdenziali per i dipendenti mediante cessione, anche parziale, dei crediti stessi.
I crediti da portare in compensazione devono essere liquidati dall’autorità giudiziaria con decreto di pagamento, non devono essere oggetto di opposizione e non devono risultare pagati, neanche parzialmente.
Successivamente, il decreto 15 luglio 2016 del Ministero dell’Economia e delle finanze ha specificato l’ambito di applicazione della misura di compensazione tra crediti e debiti, per cui gli avvocati potranno compensare ogni imposta e tassa, anche l’imposta sul valore aggiunto, nonché procedere al pagamento dei contributi previdenziali per i dipendenti mediante cessione, anche parziale, dei crediti stessi.
Ora con la Circolare del 3 ottobre 2016 del Dipartimento Affari di Giustizia riguardante la compensazione dei debiti fiscali con i crediti per le spese, diritti ed onorari spettanti agli avvocati del patrocinio a spese dello stato, il Ministero della Giustizia ha specificato che la selezione dei crediti ammessi alla procedura avviene attraverso una piattaforma elettronica di certificazione di cui spiega il funzionamento.
In relazione a tali crediti, il creditore deve emettere fattura elettronica o fattura cartacea registrata sulla piattaforma elettronica di certificazione dei crediti (PCC), attraverso la quale lo stesso non solo deve esercitare l’opzione di utilizzare il credito in compensazione, ma deve anche autocertificare, sotto la propria responsabilità, la sussistenza dei requisiti, ovvero, come già citato, la liquidazione del credito da parte dell’autorità giudiziaria ed il mancato pagamento, anche parziale, della somma dovuta dall’erario.
La circolare ricorda, altresì, che il D.M. prevede che, per l’anno 2016, l’opzione di compensazione può essere esercitata dal 17 ottobre al 30 novembre, mentre, per l’anno 2017, la medesima opzione può essere esercitata dal 1° marzo al 30 aprile di ciascun anno.
La selezione dei crediti ammessi alla procedura di compensazione, che non possono superare la somma stanziata ogni anno per tale procedura, avviene attraverso la Piattaforma elettronica di certificazione la quale seleziona le fatture per le quali è stata esercitata l’opzione nei termini di cui sopra, comunica ai creditori, per ciascuna fattura, l’ammissione alla procedura di compensazione attraverso la piattaforma, e trasmette all’Agenzia delle entrate, entro cinque giorni dalla scadenza del termine per l’esercizio dell’opzione, l’elenco dei crediti ammessi alla procedura di compensazione, con il codice fiscale del creditore e l’importo utilizzabile in compensazione.
Nella PCC l’avvocato deve essere registrato nella piattaforma quale libero professionista, accedendo alla stessa con le proprie credenziali e seguendo il percorso “menù utilità – modifica dati utente”. Gli avvocati che non risultano registrati nella piattaforma, dovranno presentarsi presso l’Ufficio giudiziario, al fine di eseguire una preregistrazione, perfezionando successivamente la propria registrazione attraverso le istruzioni che riceveranno via PEC dal sistema.
Le autocertificazioni cui l’avvocato è tenuto devono essere sottoscritte digitalmente.
Non potranno essere compensate le fatture degli studi associati, stante la natura individuale della procedura.
Successivamente al 30 novembre, la piattaforma elaborerà l’elenco dei crediti ammessi in compensazione, secondo i criteri stabiliti nel decreto e ne invierà il dettaglio a ciascun avvocato per le fatture di propria competenza: tali crediti potranno essere utilizzati in compensazione nei modi e nei tempi stabiliti dal decreto stesso. Gli Uffici giudiziari, prima dell’elaborazione di tale elenco, riceveranno via PEC un elenco di tutte le fatture per le quali ogni singolo avvocato ha esercitato l’opzione di compensazione: ciò consentirà di verificare i dati inseriti ed eventualmente registrare informazioni utili ad escludere le fatture che non possano essere utilizzate ai fini della compensazione, perché, a titolo esemplificativo, non sono state liquidate o risultano già pagate. Dopo l’elaborazione dell’elenco, i medesimi uffici riceveranno, per ciascun avvocato, un elenco delle sole fatture relative ai crediti ammessi in compensazione, che, per evitare un eventuale successivo pagamento, saranno automaticamente chiuse sia nella piattaforma di certificazione dei crediti che in SICOGE (Sistema per la gestione integrata della contabilità economica e finanziaria per le Amministrazioni Centrali dello Stato).
Resta ferma la possibilità per l’avvocato, in caso di esclusione, di esercitare l’opzione negli anni successivi.

a cura di Armando Rossi

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