Omessa cura del proprio animale domestico: per la Cassazione configura maltrattamento


L’omessa cura di una malattia che determina l’aggravarsi della patologia, causando sofferenze apprezzabili e compromettendo la stessa integrità dell’animale, integra il reato del maltrattamento di animale con conseguente condanna al pagamento della multa.

Molto interessante e ricca di spunti la recente sentenza della Cassazione n. 22579 del 23 maggio 2019 che esamina le ripercussioni – rilevanti ed integranti il delitto di maltrattamento di animali ex art. 544 ter in relazione all’art. 582 c.p. – dell’incuria e trascuratezza del proprio animale domestico, affetto da patologie.

È la vicenda di una cagnolina il cui padrone ometteva di somministrare le cure adeguate per la risoluzione della malattia. Per tali motivi, lo stesso veniva condannato al pagamento della multa di 10.000 euro, così rideterminata dalla Corte d’Appello di Bologna dopo l’impugnazione della sentenza emessa in seguito alla scelta del rito abbreviato.

La Corte di Cassazione chiamata a decidere del caso, enuncia che “Configura la lesione rilevante per il delitto di maltrattamento di animali, art. 544 ter, in relazione all’art. 582 c.p., l’omessa cura di una malattia che determina il protrarsi della patologia con un significativo aggravamento fonte di sofferenze e di un’apprezzabile compromissione dell’integrità dell’animale“, riconoscendo nella fattispecie  il dolo generico, senza necessità e in assenza di contraddizioni e di manifeste illogicità dalla sentenza impugnata e dalla decisione di primo grado.

Ed invero il padrone del cane, con il proprio comportamento omissivo, e quindi con totale abbandono ed incuria del cane ha cagionato notevoli sofferenze all’animale tanto da rendere necessario un immediato intervento chirurgico: la malattia era presente da molto tempo e la mancata somministrazione delle cure adeguate aveva aggravato il quadro clinico dell’animale. Nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall’art. 582 c.p., implica comunque la sussistenza di un’apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva. Il protrarsi di una malattia già preesistente, con il suo aggravamento, configura le lesioni di cui all’art. 582 c.p..

Conclude la Corte: “Ai fini della configurabilità del delitto di lesioni personali, la nozione di malattia non comprende tutte le alterazioni di natura anatomica, che possono anche mancare, bensì solo quelle da cui deriva una limitazione funzionale o un significativo processo patologico o l’aggravamento di esso ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo, anche non definitiva, ma comunque significativa. ” (Sez. 4, n. 22156 del 19/04/2016 – dep. 26/05/2016, P.C. in proc. De Santis, Rv. 26730601). Il protrarsi della malattia senza adeguate cure per limitarla o debellarla, configura pertanto, le lesioni rilevanti ex art. 544 ter c.p..

a cura di Redazione

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