NAPOLI. Non sempre la violenza lascia lividi. A volte si manifesta nel silenzio, nelle carezze negate, nell’incapacità di accogliere emotivamente un figlio. È su questo terreno fragile e attualissimo che si sviluppa “Cinderella Law – La legge di Cenerentola”, la commedia musicale che sarà rappresentata giovedì 21 maggio, alle ore 15:30, nella storica cornice di Castel Capuano, su iniziativa dell’Ordine degli Avvocati di Napoli.

L’evento sarà introdotto dal presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, avv. Carmine Foreste, e dal presidente della Biblioteca “Alfredo De Marsico”, avv. Luca Zanchini.

Con la regia di Silvana Buttafarri e la direzione artistica di Gennaro Capodanno, lo spettacolo affronta il tema dell’analfabetismo affettivo e delle conseguenze psicologiche provocate dalla freddezza emotiva all’interno della famiglia. Una violenza meno evidente di quella fisica, ma spesso altrettanto devastante.

La storia, ambientata nella Londra dei primi del Novecento, ruota attorno a una famiglia italiana segnata da profonde incomunicabilità. Una madre austera e incapace di esprimere affetto, un padre assorbito dalla ricerca ossessiva di un tesoro perduto e una figlia, Alice, cresciuta nel vuoto emotivo. Il nome scelto dal padre richiama volutamente la protagonista di “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll, quasi a evocare il desiderio di fuga da una realtà incapace di nutrire sentimenti e relazioni autentiche.

A spiegare l’origine della commedia musicale è la regista Silvana Buttafarri, che racconta come l’idea dell’opera sia nata anni fa, dopo aver letto una notizia destinata a colpirla profondamente.

«Navigando su internet — spiega la regista — lessi della proposta di una legge che il Parlamento inglese avrebbe dovuto approvare per punire quei genitori che distruggono la vita dei figli non attraverso la violenza fisica, ma annientando la fiducia nelle loro capacità, imponendo modelli educativi rigidi e privi di affettività».

Una norma che avrebbe voluto riconoscere la crudeltà emotiva come una forma concreta di abuso psicologico sui minori. Un tema così rilevante da essere inserito perfino in uno speech della Regina Elisabetta, ma che, nonostante il dibattito suscitato, non arrivò mai all’approvazione definitiva.

Da quella suggestione nasce “Cinderella Law”. La Buttafarri racconta di aver immaginato la storia durante un volo verso Copenaghen, scegliendo di intrecciare il tema dell’analfabetismo affettivo con l’universo evocativo di Alice’s Adventures in Wonderland di Lewis Carroll.

La vicenda viene così ambientata nell’età vittoriana, epoca simbolo di un’educazione severa e repressiva, «un periodo — sottolinea la regista — in cui persino la parola “amore” sembrava impronunciabile».

In “Cinderella Law” il vero nodo narrativo è un altro: l’assenza d’amore può trasformarsi in una forma di abuso. «Il disagio giovanile l’aggressivita verso gli altri ma soprattutto verso se stessi,oggi come ieri– afferma la Buttafarri – nasce nella famiglia dove l’anaffettivitá è sovrana». Le ferite invisibili lasciate dall’indifferenza, dai baci negati e dagli abbracci mai dati possono accompagnare una persona per tutta la vita, incidendo sulla costruzione dell’identità e sulla capacità di amare sé stessi.

Lo spettacolo propone così una riflessione che travalica il linguaggio teatrale e tocca da vicino il dibattito sociale, educativo e persino giuridico sulla tutela dell’infanzia e sul diritto dei minori a una crescita emotivamente sana.

Alla rappresentazione prenderanno parte Camilla Aiello, Flavia Borghese, Maria Teresa Stile, Giancarlo Amitrano, Aldo Mucciardi, Andrea Correale, Giuseppe Cappa, Olimpia Bolognini, Gennaro De Chiara, Paolo Laudisio, Ivan Sportiello, Iris Lo Bello e Matita De Novellis.

Nel cuore simbolico della giustizia napoletana, “Cinderella Law” sceglie dunque il linguaggio del teatro musicale per accendere i riflettori su una delle forme più silenziose e difficili da riconoscere della sofferenza infantile: quella che nasce dalla mancanza di amore.

Redazione

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