INTERCETTAZIONI?


Il grande fratello continuerà a far danni? Di sicuro continua a destare clamori, in particolare a seguito della presentazione del nuovo disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, che si prefigge di mettere un punto finale alla lunga discussione politico-giuridica che ha interessato il principe dei mezzi di ricerca della prova. Le novità riguardano numerosi aspetti della disciplina: il reinserimento della soglia di punibilità di 5 anni di reclusione per l’autorizzazione ma con competenza del tribunale collegiale distrettuale in materia di intercettazioni, comprese le proroghe entro 24 ore; l’obbligo di inviare tutti gli atti al Tribunale, con conseguente blocco dell’attività d’indagine fino alla decisione sulla richiesta di autorizzazione delle intercettazioni; la famigerata necessità di gravi indizi di colpevolezza per tutti i reati e di gravi indizi di reato per quelli contro ignoti, sempre che in tal caso sia la persona offesa a fare la richiesta e solo in relazione alla sua utenza; l’impossibilità di utilizzare per le proroghe delle intercettazioni i risultati di quelle precedenti; la creazione di centri distrettuali di intercettazione e punti di ascolto circondariali; il divieto per i difensori di chiedere copia dei supporti e dei verbali delle intercettazioni, con la conseguente necessità di prevedere sale di ascolto per avvocati; la necessità di un’udienza-stralcio davanti al Tribunale; il divieto di allegare dvd e brogliacci al fascicolo d’indagine e la possibilità di trascrivere con perizia le registrazioni solo se necessario per la decisione da assumere; l’inutilizzabilità delle intercettazioni se cambia la qualificazione giuridica del fatto; il rafforzamento delle sanzioni penali e disciplinari per la pubblicazione di atti del processo e violazione del segreto investigativo e la previsione di una responsabilità amministrativa da reato dell’editore.  La reazione degli addetti ai lavori non si è fatta attendere. “Il problema è che gli abusi riguardano pochi personaggi in vista e la politica si lamenta non soltanto del contenuto delle intercettazioni ma delle intercettazioni in sé. Di fatto si rende impossibile l’uso di questo mezzo di ricerca della prova contro chiunque. Non sembra conforme a ragionevolezza che debbano esserci prove di fatto sufficienti ad una condanna per cercare le prove attraverso l’intercettazione. La logica dovrebbe venire prima della legge. Se la riforma passa così com’è i problemi ci saranno e saranno gravi. Fuori dai tecnicismi : gli omicidi Biagi e D’Antona e tanti altri non sarebbero mai stati risolti perché erano procedimenti contro ignoti nei quali le intercettazioni sulla sola utenza della persona offesa (morta) non avrebbero mai portato a grandi risultati. Peraltro la richiesta di intercettazione sarebbe dovuta provenire dalla stessa persona offesa…un po’ difficile dato che era morta. Nei numerosi casi di procedimenti contro ignoti nei quali l’apparente persona offesa è anche autore del reato ( il marito che uccide la moglie senza farsi scoprire) si vorrebbe pretendere  che costui (che sa di essere l’autore del reato) debba chiedere che le sue utenze vengano sottoposte ad intercettazione. E dove va a finire l’effetto sorpresa tipico di questo mezzo di ricerca della prova? La gente muore negli incidenti stradali ma non si smette di vendere le automobili. I poliziotti a volte compiono reati ma nessuno si sognerebbe di disarmarli tutti. Perché allora disarmare la giustizia privandola di mezzi d’indagine seri contro i delitti più gravi?” Insomma, una posizione dura quella della magistratura che prelude ad un dibattito che non accenna a spegnersi. Come andrà a finire? Lo vedremo al prossimo emendamento…

 a cura della Dott.ssa Antonella Paone

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