TRA ORGOGLIO E PREGIUDIZIO MERIDIONALISTA – Convegno del 7 luglio 09, Nuovo Palazzo di Giustizia, Napoli


bassaitaliaNoi meridionali “di che pasta siamo fatti?” è questo l’incipit del bel libro “Bassa Italia” del Direttore del Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco. Siamo, cioè, geneticamente ed antropologicamente diversi dagli uomini e dalle donne del Nord a causa di caratteristiche razziali, di quelle climatico-territoriali, oppure siamo le vittime di una storia funesta, fatta anche di fratture violente che ha origine con l’Unità d’Italia?
L’autore, citando il noto scrittore siciliano Camilleri, ci ricorda che se fosse vera la seconda ipotesi, i meridionali potrebbero, metaforicamente, riaprire un vero e proprio “contenzioso” con Biella ed i suoi abitanti, al fine di farsi restituire i telai che con l’ unità d’ Italia sono stati portati via ai siciliani per favorire le industrie tessili della graziosa e sicuramente operosa, città del Piemonte.
Nel libro di Demarco, dunque, tertium non datur. Ci viene cioè proposto un vero e proprio aut aut e se si è chiamati a scegliere, tra le due alternativa possibili, escludendo l’ipotesi genetica o climatica, quella più aderente alla realtà, sembra essere proprio la seconda opzione.
E se questo è vero, il dato oggettivo ed incontrovertibile che ne consegue, è l’ incapacità della politica e della cultura di affrontare in termini sapienti e risolutivi la questione meridionale. Un’autocritica meridionalista che però non è fine a se stessa. Nel libro, infatti, c’è un passaggio che offre una soluzione liberale e, al contrario di quello che generalmente la politica e la cultura del politicamente corretto propongono, di sicura matrice individualista. L’autore sostiene infatti che lo Stato e le istituzioni dovrebbero intervenire, con risorse e leggi, solo sulla cornice degli apparati e delle infrastrutture, lasciando ad ogni cittadino, al singolo imprenditore o professionista il compito di realizzare, facendo leva solo sulle sue capacità e competenze, il proprio percorso. Ciò che è avvenuto nella storia di lunga durata, che sinteticamente definiamo come questione meridionale, rivela, infatti, il fallimento di ogni tentativo di ricostruire insieme al legame sociale una prospettiva virtuosa per il Sud d’Italia. L’errore è l’aver fatto leva solo sull’ intervento pubblico sostenuto concettualmente con nozioni generiche e indistinte, quali “sistema economico” o “soggetti sociali”. In sostanza, come sosteneva Karl Popper, sono diventati centrali concetti che invece sono e restano “ausiliari”, come quello di società o di ordine sociale. Il maestro liberale ricordava, infatti, che “ciò che veramente esiste sono gli uomini, quelli buoni e quelli cattivi, comunque gli esseri umani, in parte dogmatici, critici, pigri, diligenti o altro. Questo è ciò che esiste davvero”.
E’ l’individuo, dunque, la ricetta autenticamente liberale da cui ripartire, per abbandonare definitivamente quel “pregiudizio nordista” e quell’ “orgoglio sudista” su cui la questione meridionale, come ha ben spiegato Demarco, ristagna senza via d’uscita.

Vincenzo Improta- Segretario Sindacato Forense

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