Incontro a Napoli sulla mediazione familiare


Il 6 maggio, presso l’Istituto per gli Studi Filosofici  nel prestigioso Palazzo Serra di Cassano di Napoli si è tenuto il  convegno sul tema: “L’Avvocato e La Mediazione familiare” .

L’incontro è stato organizzato dall’A.N.A.Me.F., “Associazione Nazionale Avvocati Mediatori Familiari”, con sede in Roma che anche grazie all’adozione di un codice deontologico garantisce una classe di avvocati mediatori familiari di alto livello qualitativo.

La partecipazione degli avvocati del Foro di Napoli è stata molto interessata, trattandosi di un tema abbastanza nuovo e di un’attività poco diffusa a Napoli e nel resto del Mezzogiorno d’Italia. Infatti, al termine degli interventi dei relatori si è instaurato un piacevole dibattito dal quale è emersa la grande confusione che c’è ancora oggi sul ruolo dell’avvocato mediatore familiare, generata da una carente informazione, oltre che da un’evidente lacuna legislativa. 

Le relazioni sono iniziate col tema dell’affido condiviso. Introdotto con la legge 54 del 2006, rappresenta senza dubbio un sistema valido per contenere i danni che scaturiscono dalle separazioni. Nella legge non c’è una definizione precisa di cosa sia l’affido condiviso, pertanto il suo significato deve essere dedotto dal testo legislativo nel suo complesso. Certamente non puo’ concretizzarsi in una pari permanenza temporale dei figli presso ciascun genitore.  Infatti , gli stessi promotori della legge  precisarono che affido condiviso non significa pari distribuzione di tempi di permanenza del figlio con l’uno e l’altro genitore, ben potendo essere la distribuzione temporale fortemente asimmetrica. La bigenitorialità va quindi vista in un piano di reale condivisione del ruolo genitoriale che permane anche dopo la separazione personale dei coniugi. In base alla nuova norma quindi la potestà  è esercitata da entrambi i genitori e le decisioni di maggiore interesse per i figli devono essere assunte di comune accordo dai coniugi, sempre tenendo conto delle loro capacità, inclinazioni naturali e  aspirazioni.

Hanno preso la parola poi gli avvocati Giuseppina Menicucci , presidente A.N.A.Me.F., Roberta Boratto e Mariarita Teofili, socie fondatrici A.N.A.Me.F. sul tema specifico della mediazione familiare e del ruolo dell’avvocato nel processo di mediazione. Ne è emerso che  le coppie, opportunamente indirizzate e seguite, possono arrivare ad una separazione responsabile, non “subita”, ma condivisa, che porti poi alla conservazione della coppia genitoriale attraverso una consapevole riorganizzazione dei rapporti della nuova famiglia che nasce dalla rottura del modello tradizionale. In questo contesto si inserisce la mediazione familiare. E’ chiaro che le coppie che intraprendono il percorso della mediazione hanno più chances di vedere realizzato il progetto dell’affido congiunto; infatti, c’è una gran differenza tra l’affido congiunto che scaturisce da una decisione responsabile dei genitori e quello che invece scaturisce da un pronuncia del Tribunale. In quest’ultimo caso, il provvedimento del giudice si inserisce in un contesto di litigiosità non risolte, di rancori e nella pratica diventa ancora più dannoso per i figli. Il mediatore familiare, attraverso una decina di incontri, aiuta la coppia ad instaurare un dialogo e a raggiungere un accordo condiviso sulle principali questioni sia materiali sia emotive.

Allora, tenuto conto delle modifiche che la legge sull’affido condiviso ha comportato , è chiaro che il ruolo dell’avvocato nel processo di separazione deve necessariamente orientarsi verso un modo di relazionarsi al cliente che possa portare al raggiungimento della cogenitorialità. E’ necessario che si abbia la consapevolezza che il contenzioso non riguarda solo aspetti giuridici ma anche e soprattutto tematiche  che attengono alla sfera emotiva, affettiva e conseguentemente sociale.

L’affido condiviso quindi è per i figli la soluzione che riesce a contenere i danni insiti nelle separazioni, ma nella pratica si presenta come un progetto di difficile attuazione. E’ chiaro che se i genitori scelgono la strada della mediazione, il compito di continuare a condividere la genitorialità può risultare senz’altro più attuabile.

  Avv. Antonella Serpico

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