Le Norme di condotta degli intermediari finanziari


La Corte di Cassazione con la sentenza n.3773 del 17 febbraio 2009, è intervenuta nuovamente in merito alle norme di condotta degli intermediari finanziari fornendo delucidazioni circa gli obblighi cui le banche ed i soggetti abilitati sono tenuti, ponendo in particolare l’attenzione sui doveri informativi, sull’esigenza della trasparenza che consenta al cliente di essere adeguatamente posto a conoscenza sul rischio dell’attività finanziaria nonché sulla distribuzione dell’onere della prova tra investitore e intermediario. 

Nel caso di specie, la Cassazione ha annullato, con rinvio, una sentenza dei giudici di merito che aveva respinto il ricorso di un risparmiatore il quale, aveva subito ingenti perdite in una serie di operazioni di borsa. Il risparmiatore aveva contestato alla banca di non essere stato informato adeguatamente del rischio che le operazioni finanziarie avrebbero comportato.

I giudici di legittimità hanno evidenziato gli obblighi di buona fede cui l’intermediario è tenuto anche dopo la sottoscrizione del contratto con il cliente ed hanno poi rilevato come, nel caso di specie, non fosse stata osservata quella prudenza che i regolamenti interni alla banca imponevano.

Inoltre, i giudici della Suprema Corte richiamando la normativa in materia, hanno rilevato l’obbligo posto a carico dell’intermediario di informare per iscritto l’investitore ove il patrimonio affidato sia ridotto per effetto di perdite, effettive o potenziali, in misura pari o maggiore del 50% del controvalore del patrimonio di inizio investimento.

Analogamente, la Corte ha osservato che la stessa esigenza di trasparenza e di informativa deve essere adempiuta da parte delle banche anche in merito all’ ”effetto leva” (moltiplicatore delle perdite) per l’alto grado di rischio cui sono esposte le operazioni sui futures.

In materia di responsabilità nei contratti di intermediazione mobiliare la Corte ha altresì rilevato la necessità di accertare se l’intermediario finanziario abbia diligentemente adempiuto alle obbligazioni scaturenti dal contratto di negoziazione ed abbia adempiuto a tutte quelle obbligazioni poste a suo carico dal T.U.F. e dalla normativa secondaria.

La Corte ha poi posto la sua attenzione in maniera specifica su alcuni argomenti, analizzando e ripercorrendo le precedenti pronunce giurisprudenziali in materia.

In relazione al tema della responsabilità, richiamando l’interveto delle Sezioni Unite con le sentenze n. 26724 e 26725 del 2007, questa Corte ha ricordato la distinzione tra gli obblighi che nascono durante la fase della trattativa e della stipulazione del contratto da quelli prescritti nella fase esecutiva e che danno luogo, nell’ipotesi di loro violazione, ad una responsabilità precontrattuale nel primo caso e ad una responsabilità contrattuale nel secondo. 

Specifica la Corte che si tratta di obblighi di comportamento cui l’intermediario è tenuto e che consistono nel dovere di comportarsi con diligenza, correttezza e professionalità nonché nell’obbligo di tenersi costantemente informato della situazione patrimoniale del cliente, sia nella fase che precede la stipulazione del contratto che in quella di esecuzione dello stesso.

La violazione di tali norme di condotta nella fase che potremmo definire precontrattuale  assumono rilievo non solo nel caso di rottura delle trattative ma anche nel caso in cui il contratto concluso sia valido ed efficace ma risulti comunque pregiudizievole per la parte rimasta vittima del comportamento scorretto dando luogo ad un’ipotesi di risarcimento danni.

La violazione invece delle predette norme di comportamento nella fase esecutiva del contratto assume i caratteri dell’inadempimento contrattuale giacchè la conseguenza potrà essere non solo un obbligo risarcitorio ma, ove ricorrano i presupposti previsti dall’art. 1455 c.c., anche la risoluzione del contratto. 

La Corte ha poi chiarito su quali soggetti, cliente o intermediario, incomba l’onere probatorio.

Il cliente dovrà provare l’inadempimento delle norme di condotta gravanti a carico dell’intermediario, nonché dovrà fornire la prova del danno e del nesso di causalità.

La recente giurisprudenza ha mostrato però un certo “favor” nei confronti dell’investitore ammettendo che la prova possa essere costituita anche da presunzioni ( Cass. n. 2305/2007 ).

Una volta fornite tali prove, l’intermediario finanziario per essere esente da responsabilità dovrà provare di aver agito con la specifica diligenza richiesta e di aver adempiuto tutte le obbligazioni poste a suo carico.  

Infine, in presenza di operazioni finanziarie cosiddette inadeguate, perché ad alto rischio, l’intermediario potrà darvi esecuzione solo dopo aver fornito idonee informazioni all’investitore sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione ed aver ottenuto dal medesimo l’espressa autorizzazione ad agire ugualmente, sulla base di un’autorizzazione contenente l’esplicito riferimento alle informazioni ricevute.

La sentenza in esame offre una valida riflessione in merito alla responsabilità degli intermediari finanziari soprattutto sulle vicende che hanno maggiormente interessato l’opinione pubblica e che hanno portato sul lastrico numerosi risparmiatori.

a cura della Dott.ssa Clara Gravina

settembre 2009

3 commenti

  1. Si tratta di vedere in concreto se la Cassazione dice di restituire i soldi al cliente oppure cosa.
    Sulle prove, mi pare che ci sia chiarezza.

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