La nuova normativa in materia di rifiuti


Il Consiglio dei Ministri, il 16 aprile scorso, ha approvato lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2008/98/CE, relativa ai rifiuti, con sei mesi di anticipo rispetto al termine ultimo previsto per il suo recepimento, in controtendenza ad una prassi ormai consolidata che attua il recepimento delle direttive europee con ampio ritardo e con numerose condanne da parte della Corte di Giustizia Europea.

Nel caso di specie l’Italia ha anche stabilito un primato, quello di essere stato il primo paese europeo ad aver recepito la direttiva sui rifiuti.

A tal proposito è utile specificare che per rifiuto si intende “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi”.

La predetta direttiva ha disciplinato da un punto di vista giuridico il trattamento dei rifiuti.

In particolare si è posta come finalità quella di tutelare l’ambiente e la salute umana attraverso la prevenzione e la riduzione degli effetti negativi derivanti dalla produzione e gestione dei rifiuti.

Inoltre ha stabilito una gerarchia che gli Stati membri devono osservare nella gestione dei rifiuti: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo (ad esempio il recupero di energie), smaltimento.

Venendo più nel dettaglio è bene rilevare i punti salienti del decreto legislativo di recepimento della predetta direttiva:

– definizione di materia seconda. Vengono definiti così tutti quei materiali che derivano dal recupero, per un successivo riutilizzo, di scarti di lavorazioni, rifiuti industriali ed estrazione da materie esauste (ad esempio carta usata o rottami ferrosi) che fino ad oggi erano considerati rifiuti e che invece ora potranno essere riutilizzati secondo le regole non più dei rifiuti ma delle “materie seconde”;

– definizione di sottoprodotto. Questo non è considerato un rifiuto ma una qualsiasi sostanza od oggetto originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, ed il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto (come i trucioli della lavorazione del mobile). Anche per i “sottoprodotti” il decreto prevede regole più semplici e più concrete per il riuso evitando i vari adempimenti e i costi legati allo smaltimento del rifiuto;

– riutilizzo di terre e rocce da scavo. Tale materiale di risulta, che viene considerato come un sottoprodotto e non come un rifiuto, può essere riutilizzato quando non sia contaminato. Fino ad oggi, invece, tutte le imprese che realizzavano infrastrutture erano costrette a smaltire il materiale scavato come rifiuto con tutti gli oneri annessi, (come ad esempio portarlo in discarica) e acquisire nuovo materiale per le attività di costruzione delle opere senza poter utilizzare in alcun caso il materiale di risulta;

– utilizzo dei rifiuti come combustibile. Se essi sono in grado di produrre energia in modo da considerarli non più come uno scarto ma come una risorsa economica, è permesso utilizzarli con vantaggi sia in termini ambientali che di risparmio energetico;

– fissazione di una soglia minima tassativa di recupero di alcuni materiali. Vetro, carta, plastica e metalli fino al 2020 dovranno essere oggetto di recupero in una percentuale non inferiore al 50%. Si auspica al riguardo che la raccolta differenziata diventi sempre più diffusa, sia orientando stili di vita e meccanismi di produzione verso la cosiddetta “società del recupero”, sia con una forte opera di sensibilizzazione sin dalla tenera età.

– stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi. Questi devono essere eseguiti in condizioni tali da garantire la protezione dell’ambiente e della salute umana. I rifiuti pericolosi non devono essere miscelati con altre categorie di rifiuti pericolosi e devono essere confezionati o etichettati conformemente alle normative internazionali o comunitarie.

Qualsiasi ente o impresa che intende effettuare il trattamento dei rifiuti deve ottenere l’autorizzazione dell’autorità competente, che determina in particolare il tipo e la quantità di rifiuto trattati, il metodo da utilizzare, nonchè le operazioni di monitoraggio e di controllo;

– tracciabilità dei rifiuti. Grazie all’istituzione del SISTRI, ovvero del sistema elettronico di controllo, la tracciabilità dell’intera filiera dei rifiuti speciali diventa attuabile.

Con questo nuovo sistema si spera che l’occultamento di rifiuti speciali, tanto dannoso per l’ambiente e per la salute dell’uomo, possa essere eliminato.

In base a quanto stabilito la tracciabilità dei rifiuti dovrebbe essere garantita dalla loro produzione sino alla loro destinazione finale.

Sono tenuti ad osservare il predetto sistema di controllo quelle imprese o enti che producono rifiuti speciali, sia che risultino pericolosi sia che non risultino tali.

Infine si rileva che sono altresì tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani nel territorio della Regione Campania.

Il decreto definisce quindi un sistema di gestione dei rifiuti e/o sottoprodotti basato sul recupero e riutilizzo dei prodotti che oltre a salvaguardare l’ambiente e la nostra salute consentirà, se opportunamente realizzato, un forte risparmio della bolletta energetica nazionale e dei costi per le famiglie, sia in termini energetici che di beni di consumo,  nonché dei costi per le imprese.

Dott.ssa Clara Gravina di Ramacca.

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