Il Periodo di Prova


In un momento anteriore o contestuale all’inizio del rapporto di lavoro, le parti possono definire per iscritto un “periodo di prova” con lo scopo di consentire a datore e dipendente di valutare il rapporto di lavoro prima che diventi definitivo. Nel dettaglio l’azienda valuterà le competenze del lavoratore, se sono idonee ed effettive a quella mansione assegnata valutandone la convenienza, al lavoratore resterà valutare l’ambiente, il contesto, i colleghi e le difficoltà più o meno emergenti su determinati compiti assegnati. Tale periodo di prova deve risultare per iscritto, ( art.2096 c.c. e art 4 del Regio Decreto Legge n°1825/1942),  la mancanza del regime predetto porta la nullità dello stesso e trasforma in definitivo il rapporto di lavoro, con conseguente, automatica ed immediata, assunzione del lavoratore, che non sarà più licenziabile, a meno che non ricorrano le ipotesi di giusta causa e/o giustificato motivo (Massima della Cassazione 3/1/1995, n. 25). Con la sentenza n° 189 del 22/12/1980 la Corte Costituzionale ha stabilito che: “durante il periodo di prova , il prestatore di lavoro deve ricevere lo stesso trattamento normativo che dovrebbe competergli in caso di assunzione definitiva, quindi ciò vuol dire che gli saranno richiesti gli stessi compiti svolti dagli altri lavoratori di eguale qualifica, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo”. La durata del periodo di prova è quella stabilita dal CCNL di riferimento, solitamente non è superiore a sei mesi, è calcolato come periodo lavorativo effettivo, ma non si calcolano ferie o malattia. Ciascuna delle parti contraenti, ha la facoltà di recedere liberamente dal rapporto di lavoro in prova, senza obbligo di darne preavviso all’altra (art 2096 III com.c.c.), né di pagare l’indennità sostitutiva (art.4, del Regio Decreto Legge n. 1825/1924).

Durante il periodo di prova, inoltre,  non trova luogo l’applicazione della disciplina sui licenziamenti,  và però puntualizzato che l’unico motivo per cui si può essere licenziati è il mancato superamento della prova, per cui il licenziamento sarà considerato illegittimo se il datore non ha consentito l’esecuzione della prova o se ha licenziato per ragioni discriminatorie.

La legge prevede tre forme di licenziamento illegittimo:

  1. nel caso di recesso invalido quando per il periodo di prova sia previsto solo un risarcimento e non uno stipendio effettivo;
  2. nel caso di recesso invalido da un rapporto di prova con l’avviato obbligatoriamente ex L.482/68, per cui è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro qualora l’esperimento non sia stato effettuato “con mansioni confacenti alla menomazione dell’invalido“;
  3. nel caso di recesso per discriminazione opera  la L.108/90 e quindi è previsto l’obbligo di reintegrazione nel posto di lavoro ex art 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Avv. Olga Izzo

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