La decostituzionalizzazione del sistema


Fonte Foto: road-tv-italia
Fonte Foto: road-tv-italia

Gli avvocati sono sul piede di guerra. Le ragioni del loro malessere sono profonde e coincidono con gli interessi della Nazione. Sbaglierebbe chi pensasse unicamente a rivendicazioni corporative. L’assemblea dell’Unione camere penali e la conferenza nazionale dell’avvocatura, tenutesi a Napoli nelle scorse settimane, hanno già fatto registrare la protesta radicale del mondo forense nei confronti delle misure progressivamente introdotte dal governo che, dalla soppressione degli uffici giudiziari alla motivazione della sentenza dietro pagamento di gabella, vulnerano diritti fondamentali del cittadino.

Quella dei legali è una protesta che non poteva non esplodere nell’attuale fase storica connotata da un deficit spaventoso di democrazia. Nella vulgata politically correct vengono esaltati diritti e libertà. Nei provvedimenti di legge e nelle prassi effettive si registra, invece, lo sconcertante progressivo restringimento di ogni margine di partecipazione alla vita democratica, lo svuotamento dello stato sociale, la mutilazione dei diritti civili e delle libertà individuali.

Si rifletta su alcuni dati: gli omicidi sono calati. Nel 2013 sono stati 480: mai così pochi dall’unità d’Italia. Eppure la percezione è che la violenza aumenti. La realtà è una, la percezione della realtà è un’altra. Forse, in questo, una parte significativa di responsabilità va ascritta ad un certo modo di fare informazione che indulge con troppa approssimazione al sensazionalismo. Un’altra parte di responsabilità va ascritta al nanismo di un ceto di politico che, impopolare, insegue il sensazionalismo della stampa tentando di preservare consensi mediante il ricorso a politiche di repressione fondate su campagne di isterismo securitario. Stesso discorso vale per i femminicidi, improvvisa emergenza sociale. Anche se calano e da noi sono meno numerosi che altrove. E gli stupri. Nel 2009 pareva che non si potesse più uscire di casa senza subire una violenza a sfondo sessuale. Ebbene, dati alla mano, gli stupri erano in calo. Analoghi rilievi valgono per i sinistri mortali, in netto calo rispetto agli anni passati. Eppure tale inconfutabile tendenza non ha impedito all’ineffabile Ministro della giustizia la sortita di capodanno, invocando l’ennesimo giro di vite, bizzarramente evocando l’introduzione del reato di “omicidio stradale”. Forse, a via Arenula, nessuno ha informato la ministra che il codice penale, di ipotesi di omicidio, ne prevede già tre (intenzionale, preterintenzionale e colposo) tutte duramente sanzionate anche in seguito ai pesanti inasprimenti introdotti recentemente. Nelle prassi giudiziarie, alla leggi sistematicamente varate sull’onda di strida e proclami d’emergenza (mafia, furti nelle ville, rapine, estorsioni, violenza sulle donne e sui minori, contraffazione, frodi tributarie etc) ha fatto sistematicamente seguito una giurisprudenza, di merito e di legittimità, di tipo emergenziale. E ad ogni sezione (inquirente e giudicante), tanto per non scontentare nessuno, è stata riconosciuta la sua buona emergenza. Ed in nome di ognuna di tali proclamate emergenze, si è andato affermando, nelle aule giudiziarie, il progressivo svuotamento delle garanzie. Il codice di procedura penale del 1989, per capirci quello della parità tra accusa e difesa, è stato progressivamente disarticolato. Tutti i processi si celebrano ormai in un clima di vera e proprie caccia alle streghe. Nel generale clima di isteria securitaria, il diritto alla difesa tecnica dell’individuo viene percepito come eticamente inaccettabile. Da tanto ne è, ovviamente, derivata la diffusa criminalizzazione della funzione costituzionale del difensore. Tale criminalizzazione si è progressivamente estesa dall’avvocato del mafioso a quella del difensore del contrabbandiere, del contraffattore, dello stupratore, dello stalker, del femminicida, del rapinatore, dell’evasore e così via. E di fronte alla contrabbandata emergenza si registra l’annichilimento della giurisdizione in quanto il giudice spesso si spoglia della funzione di giudicare il fatto, sentendosi investito della necessità di combattere il fenomeno. Inevitabilmente le carceri sono sovraffollate oltre ogni ammissibile limite.

Tanto accade, peraltro, nel mentre il Parlamento si svuota delle sue prerogative sovrane e le decisioni che segnano profondamente la vita degli individui vengono assunte burocraticamente altrove. Nel quadro descritto, occorre prendere atto che la democrazia ed il diritto non sono più i pilastri fondamentali dello stato. Resta, allora, affidato anche alla protesta degli avvocati il tentativo di arginare la deriva della centralità del diritto in uno stato che, ormai, non è più già uno stato di diritto. Occorre partire riaffermando quel principio contenuto nell’art. 16 della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789: “ la società nella quale non è assicurata la garanzia dei diritti, e non è determinata la divisione dei poteri, non ha Costituzione”. E a dispetto delle tante emergenze percepite e non reali, deve essere denunziata l’unica emergenza attuale, ancora non adeguatamente percepita come tale: l’emergenza costituzionale. Nessuno può continuare ad assistere incolpevolmente al processo di decostituzionalizzazione del sistema visto che le istituzioni democratiche agiscono, ormai, come se la Costituzione, già non ci fosse. Costituzione tamquam non esset.

E l’avvocato, nella società decostituzionalizzata, non può atteggiarsi ancora ad attore del processo ma deve ridimensionarsi a spettatore, ornamento necessario a legittimare, scenograficamente, lo svuotamento di ogni presidio di garanzie.

Un nuovo modello di difensore tende coattivamente ad imporsi, giammai antagonista del processo di disarticolazione costituzionale in atto, ma connivente del disegno di annichilimento di quelle irrinunciabili tutele di cui tutti, a parole, si riempiono la bocca, conservando il primato del potere nel cuore.

Le politiche di rigore e di austerità completano drammaticamente il quadro con i tagli al personale amministrativo degli uffici giudiziari, la precarizzazione dei nuovi assunti, la chiusura delle sezioni distaccate, le riduzioni imposte al gratuito patrocinio.

Di fronte a questo eversivo processo di smantellamento delle garanzie costituzionali nessuno può chiedere agli avvocati di restare impassibilmente dialoganti. Avvocati responsabili si, irresponsabilmente complici, no.

L’emergenza impone ai massimi rappresentanti delle organizzazioni di categoria anche di revocare il codice di autoregolamentazione delle astensioni che necessita di una radicale revisione in quanto concepito in un contesto storico diverso che non lasciava preconizzare lo smantellamento delle garanzie fondamentali della persona, e la loro eversiva espunzione dall’ordinamento. Non metterne in discussione quantomeno la temporanea sospensione significa venire meno agli oneri di rappresentanza cui si è stati chiamati in quanto la classe, in questa drammatica fase storica, invoca la tutela intransigente dei diritti fondamentali della persona posti in liquidazione dalla una legislazione liberticida.

L’avvocatura non può venire meno all’imprescindibile dovere di passare dallo stato di agitazione alla ferma azione protesta, e di trasformare la protesta in specifica denunzia per evitare che ogni iniziativa si risolva in una liturgica presa di posizione fine a se stessa.

Ogni acquiescenza condannerebbe gli avvocati a tradire la propria funzione, assistendo, consapevolmente complici, alla deriva dello stato di diritto cui non si sta condannando soltanto la Nazione, ma un’intera civiltà.

a cura di Carmine Ippolito

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.