Riflessioni sulla manifestazione di Roma del 20 febbraio


Fonte foto: RoadTv
Fonte foto: RoadTv

Il 20 Febbraio 2014 verrà ricordato come il giorno in cui l’Avvocatura tutta, unita e senza distinzioni, è scesa in piazza per protestare contro le recenti di riforme che, di fatto, mettono in ginocchio l’attuale sistema giustizia.

Più di 15.000 Avvocati, secondo le stime del Viminale, hanno invaso le strade di Roma, creando un lungo corteo per esprimere tutto il proprio dissenso nei confronti dei vari governi che, senza distinzioni, con le loro politiche scriteriate, stanno mortificando la dignità della nostra professione.

Il corteo, partito da piazza della Repubblica, si è snodato per vari chilometri, fino ad arrivare a piazza Santi Apostoli, dove si è svolto il comizio finale.

Gli Avvocati del circondario partenopeo, come sempre, erano di gran lunga i più numerosi (almeno tremila) ed hanno invocato a gran voce la necessità di un reale e radicale cambiamento delle politiche sulla giustizia.

Aumento dei costi dei contributi unificati e delle notifiche, la nuova geografia giudiziaria, le motivazioni delle sentenze a pagamento, erano solo alcuni dei motivi della protesta.

Al grido di liberate la giustizia, sono stati poi forniti dati inquietanti ma dall’alto valore simbolico.

Basti pensare che ad oggi sono stati chiusi 1000 uffici giudiziari, di cui 30 sedi di Tribunale, 225 sezioni distaccate e oltre 600 sedi di Giudice di Pace.

Ci si è chiesto come possa fare un paese democratico, o che si ritiene tale, ad accantonare uno dei principi fondamentali della propria costituzione: il diritto di difesa.

Ormai è un dato inconfutabile: ad oggi la difesa è uno pseudo diritto, a totale appannaggio di pochi privilegiati – i più ricchi – che sono i soli che possono permettersi di accedere ad un sistema comunque lento, farraginoso e  poco garante dei diritti.

Ed in tale scenario, di riflesso, la professione forense viene relegata in secondo piano, colpita da provvedimenti normativi subdoli ed economicamente insostenibili, soprattutto da provvedimenti governativi adottati con decretazione d’urgenza e, quindi, senza alcuna consultazione non solo con gli avvocati ma anche con i parlamentari.

Come se il problema del nostro paese siano solo gli Avvocati.

Si registra un vile accanimento inspiegabile in quanto non si comprende che così facendo non si feriscono solo gli Avvocati, ma si colpiscono soprattutto i cittadini italiani.

A sostegno della protesta, poi, si è registrata la posizione dei colleghi europei e della stessa Commissione europea che, di fatto, oltre a schierarsi a favore della riuscita della manifestazione, offrendo solidarietà incondizionata – il 20 era presente anche uno striscione di solidarietà di alcuni organismi internazionali – hanno ampiamente criticato le recenti politiche attuate.

Lo stesso Commissario alla giustizia europea ha  dichiarato che   i problemi della giustizia italiana devono essere affrontati diversamente, con politiche volte al sostegno ed alla crescita del diritto di difesa e non uccidendolo.

Alla luce di quanto detto, gli Avvocati continueranno nella loro battaglia a difesa della democrazia ed a tutela dei cittadini, con nuove ed ancora più incisive forme di protesta.

a cura di Armando Rossi

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