IL RACCONTO DEL MESE – ‘Un buono a nulla’ di Elena Varriale


Il problema del maltrattamento del minore riflette conseguenze sia sul piano psicologico sia su quello psichiatrico. Purtroppo è proprio nell'ambiente familiare che si verificano i primi abusi e maltrattamenti a danno del minore.
Il problema del maltrattamento del minore riflette conseguenze sia sul piano psicologico sia su quello psichiatrico. Purtroppo è proprio nell’ambiente familiare che si verificano i primi abusi e maltrattamenti a danno del minore.

Un buono a nulla

 di Elena Varriale

(scrittrice – giornalista)

 -Povero me…povero me!- piagnucolava il piccolo Biagio guardando i cocci di bottiglia dell’olio e i gusci delle uova sparsi sul marciapiede. Si sentiva solo ed inconsolabile, ma dietro di lui, c’era Marianna, una bella adolescente ramata e slanciata che si avvicinò e gli chiese: -Piccolo, perché piangi?-

-Ho rotto la bottiglia dell’olio e mia madre si arrabbierà!-

-Dai, non piangere, può succedere!- lo consolò lei mentre piegata raccoglieva dal marciapiede i cocci di vetro ed i gusci d’uovo rotti e li gettava nel cestino dei rifiuti.

– Tranquillo- aggiunse- torna a casa e spiegalo alla mamma, vedrai che lei capirà!-

-Sono inciampato- disse il bambino tirando sù il muco del naso –ma la mia mamma dice sempre che sono un buono a nulla!-

Marianna sorrise, gli carezzò i capelli e fissandolo con i suoi limpidi occhi azzurri gli disse: -Non sei un buono a nulla, sei solo inciampato e può succedere a tutti!-

Gli sembrò una fata Marianna e Biagio smise di piangere, raccolse velocemente da terra quel poco che era rimasto della spesa fatta e asciugandosi gli occhi disse: -Grazie per avermi aiutato, adesso vado, ciao!-

Come tutti i bambini, anche Biagio camminava saltellando, alternando un passo lento ad uno più veloce quasi fosse un puledrino che appena nato, si alza sulle zampe ed ondeggiando conquista lo spazio. Marianna lo guardò allontanarsi tra la folla e provò un’infinita tenerezza nel cuore per quel bambino così spaventato e solo.

Biagio, senza perdere altro tempo, raggiunse casa ed esitante bussò il campanello. La madre venne ad aprire in camicia da notte e con i capelli spettinati. Erano le dieci del mattino ed il suo fiato era già impregnato d’alcol. Biagio conosceva quell’odore acre, era l’odore di sua madre quando era triste, sconsolata e violenta. Aveva paura di quell’odore che trasformava la sua mamma in una strega.

Alla donna bastò guardare la busta della spesa per capire cosa avesse combinato suo figlio, si fece rossa in volto e digrignò i denti prima di gridare:- Sei come tuo padre, un buono a nulla, un incapace!-

-Ma mamma…- cercò di spiegare e giustificarsi Biagio.

-Non voglio sentire spiegazioni!-lo interruppe la madre- Sparisci, vergognati, buono a nulla che non sei altro!-

Il piccolo Biagio raggiunse la sua stanza con gli occhi che si riempivano di lacrime e la voglia di distruggere, con tutta la forza che aveva, i mobili ed i giocattoli che lo circondavano.

Sentì la madre sbattere gli sportelli della credenza in cucina e ripetere, in modo ossessivo:-E’ un incapace, come suo padre, un buono a nulla!-

Biagio si raggomitolò in un angolo della stanza e cominciò a tremare: aveva paura, tanta paura che la sua mamma lo picchiasse ancora una volta con la cinta dei pantaloni, unico ricordo che suo padre aveva lasciato in casa, prima di essere arrestato in flagranza di reato mentre rapinava un gioielliere. Nel tentativo di fuggire, suo padre  aveva sparato ad un poliziotto, l’aveva ucciso ed era stato condannato all’ergastolo.

Seduto per terra, Biagio sperava che si aprisse il pavimento e come succede nelle favole, di precipitare in un altro luogo, in un’atmosfera incantata di profumi e colori primaverili. Invece, sentiva solo la madre gridare:- Un buono a nulla, ma proprio io dovevo avere un figlio incapace?-

Biagio si strinse nelle spalle mentre le lacrime gli bagnavano il viso e ricadevano sulle labbra raggrinzite dalla paura. Erano calde le sue lacrime, calde e salate.

-Devo dargli una lezione!- sentì urlare la madre dalla cucina, mentre cercava la cinta dei pantaloni di quell’incapace di suo marito – Una lezione che non dimenticherà più quel buono a nulla!-

Biagio tremava stretto nel suo angolino. Le vene nella tempia pulsavano impazzite e il sangue affluiva e defluiva vorticosamente dal cuore al cervello, dal cervello al cuore.

-Non l’ho fatto apposta! Mamma perdonami, non l’ho fatto apposta, sono inciampato!- ripeteva a bassa voce piagnucolando Biagio, ma in cuor suo sapeva che sua madre non l’avrebbe ascoltato.

All’improvviso, il bambino sentì i passi della mamma avvicinarsi. Biagio sapeva che l’avrebbe raggiunto col viso contratto, sfigurato dalle urla. Sapeva che avrebbe inveito contro di lui con parole acide avvolta solo come un mantello da una scia acre di alcol, l’avrebbe offeso, umiliato e, ancora una volta, picchiato.

Biagio era stanco di avere paura, voleva porre fine al suo tormento. Così, si fece coraggio e con un salto raggiunse la finestra. Aspettò che sua madre entrasse nella stanza, la fissò con i suoi occhi pieni di terrore e d’innocenza ferita, poi si girò e saltò nel vuoto gridando a squarciagola: -Sono un buono a nulla!-

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