IL RACCONTO DEL MESE – L’ascensore di Marco Bruttapasta.


Sottofondo tipico nell’ascensore del tribunale di Napoli.

Piano 3. Avvocato 1: «…ma che fa scende?», avvocato 2: «mi preme il 17°?», avvocato 5: «sta già prenotato».

Piano 2. Commesso con carrello stipato, in barba a ogni legge fisica, si inzippa e trasforma tutti i presenti nei babà sotto spirito dei barattoli sorrentini: «mi premete il primo?». Avvocato 3 a collega donna tutta improfumata: «con chi sei di scena stamattina?», avvocatessa: «ho degli adempimenti, poi debbo scappare a Fratta» – c’è sempre qualcuno che va a Fratta, non ho mai capito il perché.
Primo piano. Esce il commesso, salgono altre 3 persone a forma di carrello, avvocato 6 bestemmia sottovoce, avvocato 7 osserva preoccupato la nuca del signore davanti, immagina sia reduce da un weekend a Pescasseroli.

Piano 3. Sale un altro, incurante dei kitemuort ottici lanciati dalla massa fuori e dentro l’elevator. Escono due delle persone salite al primo piano. Avvocato 12: «ma per due piani non potevano salire a piedi, io non ce la faccio… eppure a volte sei o sette piani li faccio». Avvocato 10 annuisce, avvocato 13 guarda il vuoto, avvocato 3 e collega donna ridacchiano.

Piano 5. L’ascensore si ferma. Nessuno sale. Avvocato 1: «ma li fa tutti i piani?», avvocato 6: «i soliti fessi che prenotano e se ne vanno», avvocato 3 a collega donna: «che si dice, a parte il lavoro?», lei fingendosi misteriosa: «mah… faccio cose, vedo gente, a volte me ne sto semplicemente a casa col mio gatto», avvocato 8 dall’aspetto laido, riporto e panza, fa sottovoce ma non troppo al praticante: «bbiat o micio». Il praticante ride a comando.

Piano 6. L’avvocato 9 – non aveva parlato con nessuno – «Scendo, Gianleonardo, vado a ritirare un 335 per un nuovo cliente», comunicando alla massa il proprio sentirsi importante per avere un amico con un nome così lungo e per avere un cliente con così tanti problemi da affidargli il compito di ritirare un 335.


Piano 7. Nessuno. Ma l’avvocato 7 pensa che non gli è mai piaciuta la montagna e vorrebbe un clear portatile per l’uomo davanti, avvocato 13 guarda il vuoto.

Piano 8. Avvocato 1: «certo che chi ha progettato un tribunale del genere deve essere un genio, dico, costruirlo in verticale», praticante – per darsi un tono – «io sono stato a Roma, lì è tutto in orizzontale, a piazzale Clodio, è un’altra cosa». Avvocato 8 – dominus – «stasera prima di andartene ricorda che devi andare a comprare due pizze per me e mia moglie» è o’ compleann’ suoje…
Avvocato 3 a collega donna: «Roma, conosco dei posti dove si mangia bene e si spende poco, un’atmosfera informale, uno è il… Mc Donald», collega donna: «sei tremendo, mi fai sciogliere il trucco».

Piano 9. Scendono due persone, peso complessivo 130 kg, salgono tre persone peso complessivo 269. Avvocato 12 ad avvocato 16 all’altro lato dell’ascensore: «se vai dal gip dottor Natale, vuoi chiedere per favore se per Antonio Russo Esposito accusato di rapina ha deciso sull’istanza di arresti domiciliari presso casa della madre, e specifica che la mamma Totano Antonietta ora abita a Villaricca, via Madonna Addolorata n°18 interno 14!»

Piano 10. Salgono un cancelliere, dalle fauci una latrina, in pratica lo zoo di Fuorigrotta dopo anni di incuria, poi una praticante femmina con look peripatetico a fianco di avvocato 16 bis: «Oggi hai scoperto che in un processo per alcuni reati puoi fare l’abbreviato, pe’ ati reat’ può fà o’ patteggiament’ – che grande palesctra è u’ monocratico…», la praticante annuisce con la stessa lucidità del paguro, il cancelliere dice «dai retta all’avvocato» – l’alito va in faccia all’uomo forfora che scuote il capo e una slavina investe l’avvocato 7 per il quale il centro direzionale è ormai divenuto il Colorado – e nel frattempo gli occhi dello statale sono incollati sullo scisma che la smandrappata ha in mezzo alle zizze, si scontrano con lo sguardo dell’avvocato 8 che quasi rivendica una precedenza e incazzato maltratta il praticante: «Ma stamattina a che ora mi hai prenotato al riesame… ero 4°!!!» – balbetta il praticante che ormai ha perso ogni velleità di riscatto sociale: «le 6 meno un quarto» – avvocato 3 riceve una telefonata, l’unico cellulare che piglia, musichetta chempions a tutto spiano, pianifica weekend in giro per l’Europa con amico, avvocatessa mette il broncio sperando che lo noti, avvocato 3 lo nota e se pass’ po’ cazzo, praticante guarda l’avvocatessa, lei gli omaggia i morti con lo sguardo, l’avvocato 3 a sottolineare la sua totale assenza di vincoli si fa un giro pure lui sul balcone della neandertaliana, ride e pavoneggia un pomo d’adamo sporgente e allampadato, l’avvocato 13 fissa il vuoto.

Piano 12. Salgono tre zezzose di tuta vestite, shampibus solute: «addò sta o’ tribunale di Sorveglianza pe ffà nu’ controll’?» Il movimento convulso sposta un litro d’olio dalle loro criniere all’avvocato 7 che, avvilito, spera di fermare il proprio battito cardiaco con la forza del pensiero… avvocato 16 bis, avvocato 8 e avvocato 3 sperando in una nomina che attiri altre nomine come ceraze, con la reverenza che si deve a sacerdotesse, a vestali, all’unisono «informazioni ottavo piano, perché che vi serve?». L’avvocato numero 1 borbotta tra sé e sé, ma in realtà con la solennità di chi deve far arrivare il messaggio alle generazioni future: «Ormai lo svilimento della classe forense ha toccato vette inimmaginabili», i tre paglietta e le tre vajasse non se lo cacano manco di striscio, solo il praticante non si sa perché arrossisce, l’avvocato 13 fissa il vuoto, avvocato 8: «che vi occorre sapere, io ho molti fidati collaboratori, ho uno studio che giornalmente fa questi controlli, nun so’ tutti sfessati come questo qua» – perché l’istinto di sgalvanizzare e deprimere il praticante è comunque più ancestrale del proprio pubblicizzarsi – avvocato 3: «mah, delegare, non so, io preferisco fare tutto da me, sono uno di quelli che gli inglesi definirebbero self made man, se non gli stai addosso ai cancellieri quando debbono richiedere informazioni sui detenuti, addio…» – e così dicendo ottiene le seguenti reazioni:

a) nu’ puozz’ passà nu’ guajo del cancelliere che si fa o’ fegato fracido e per assioma ha riflessi sui fiori che gli spuntano dal cavo orale

b) occhiate in tralice dei colleghi – l’avvocato 1 altero alza il capo con uno scatto tale che dopo gli ci vorrà il collare

c) all’avvocatessa c’è passato o’ sturzillo e ormai le potrebbero strizzare le mutande, viaggia con la mente in estasi pagana tra ristoranti, agenzie immobiliari e pensa: “forse 35 anni non sono fuori tempo massimo” – l’avvocato 3 che è pure telepata pensa: “co’ cazz’!”

L’avvocato 16 bis cerca di recuperare posizioni affannosamente: «pe’ mme o’ detenuto è comme nu’ frat’…» pure la praticante lo guarda schifata. Le tre zandraglie: «no ’amma ij a ffà nu’ controll’ p’ mio marit, figlm, fratm, pecché mo’ o’ magistrato e’ sorveglianza c’ha scalat’ e’ juorn’ e allor’ se pò chiammà tutt’ o’ presofferto po’ reato ostativo, associazion’, o’ sittantaquattro, e pecciò mo’ e’ benefici e ppò avè, simm’ venut’, chill’ l’avvocato nuost’ nun e’ ffà tutt’ e’ juorn e’ cuntroll’, pecché o’ pagamm’ co’ gratuito patrocinio…» Alla parola “gratuito patrocinio”, avvocato 3, 8, 16 bis le ignorano come zingari ai semafori: «collega», dice l’8 al 3 ormai conciliante, «ti ho sentito parlare del Napoli… che ne piens’ e’ stu’ Revegliere che mo’ si è preso

Le janare vorrebbero fumare, gli avvocati ormai compatti anche col numero 1 gridano: «Non si può!!!!», con una tale violenza che le mammelle della praticante per l’onda d’urto premono il tasto STOP e nessuno s’accorge dell’avvocato n 13 che alla parola gratuito patrocinio ha iniziato a piangere di un pianto sconsolato e irrefrenabile.

 

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