LA VICENDA DELLE RAGAZZE RAPITE IN NIGERIA E LA LOTTA PER LA SHARIA NEL PIU’ POPOLOSO PAESE D’AFRICA


Ha suscitato, e suscita tutt’ora raccapriccio, dolore ed orrore la vicenda delle ragazze rapite dall’organizzazione terroristica Boko Haram in Nigeria, delle quali si minaccia la vendita come schiave del sesso, anche se si sta chiedendo sottobanco al Governo Nigeriano la liberazione, da parte dello stesso, di militanti incarcerati di questa organizzazione, il cui nome tradotto vuol dire “Ciò che è occidentale è peccato”.

Nel rapimento di giovani studentesse, ridotte a prede sessuali, esibite poi in Tv in preda all’evidente terrore di chi, in stato di cattività, ha avuto precisi ordini su come esibirsi davanti alla Tv, il fatto che delle giovani donne in formazione vengano ridotte ad oggetti, a prede sessuali, sembra far tornare indietro l’orologio della storia ma al tempo stesso la dice lunga su quanto l’immaginario maschile, in Nigeria e non solo, ancora non riesca a vedere la liberazione della Donna quale compimento necessario di un’umanità liberata.

La Nigeria, Nazione Federale composto da 36 stati ed un Territorio Paese di quasi 160 milioni di abitanti, contende al Sudafrica la palma di Paese più popoloso del Sudafrica, ha ormai superato l’Egitto e con quest’ultimo Paese condivide il problema della difficile coesistenza tra cristiani (in questo caso cattolici e protestanti, perché entrambe le confessioni, figlie delle missioni e del colonialismo sono lì), e musulmani che sono la maggioranza numerica ma non in maniera schiacciante come in Egitto, anche perché in Nigeria vi è anche una componente della popolazione che si richiama ai culti animisti.

Tutto ciò ha condizionato, fin dall’esistenza di alcuni Regni precoloniali e poi con il colonialismo inglese, la produzione del diritto, ove, a fianco del diritto consuetudinario di matrice tribale, si è affermata la common law britannica, ma nel Nord della Nigeria essa fu integrata, per esigenze di controllo della dominazione da parte britannica ed inglese, dal riconoscimento dei deliberati delle Corti Islamiche, le cui decisioni venivano solo temperate quando eccessivamente crudeli, o squilibrate a sfavore del sesso femminile.

Il tema ritorna nella Nigeria contemporanea, ritenuta un paese forte dell’economia africana ad ovest, un paese tra i più importanti produttori di petrolio al mondo, il primo in Africa, un paese dove ormai dalla fine degli anni ‘90 del secolo scorso è stata restaurata la democrazia, un paese dove lo sviluppo economico non è ripartito in maniera equilibrata alla popolazione, molta della quale emigra, un paese con un forte interscambio con g. Bretagna ed USA, ma che, negli ultimi anni, ha allargato la sua interlocuzione e la vendita di petrolio a due paesi leaders dei cosidetti b. R. I.c. s., Russia e Cina.

In questo contesto, è proprio a partire dai primi anni 2000, che alcuni Stati del Nord della Nigeria hanno cominciato a reintrodurre la sharia quale fonte del diritto applicabile, prima per alcune controversie di tipo civilistico, in materia ad es. di eredità, matrimonio, questioni di proprietà, poi allargandone l’intervento alle questioni penali, cosa che ha portato alla istituzione di milizie parallele incaricate di far rispettare l’ordine secondo la sharia, quindi attraendo nell’area del proibito comportamenti perfettamente regolari e non punibili in quasi tutto il resto del mondo, quali il bere bevande alcooliche, vestire per le donne in maniera succinta ed ancora fornicare e comportarsi da adulteri, comportamento, quest’ultimo, sanzionato soprattutto nelle donne anche con pene quali la lapidazione. L’estensione dell’applicazione della sharia anche ai cd. Reati penali ed alle popolazioni non musulmane ha dato vita a vivaci proteste nel Paese, sia sulla sua costituzionalità, secondo la Carta Fondamentale nigeriana, che rispetta tutti i fondamentali diritti dell’uomo, della stessa sharia, che da parte delle minoranze cristiane, con violenti scontri etnici e numerosi morti in tutte le aree del Paese.

Eppure l’introduzione della sharia è figlia del nuovo assetto democratico del Paese, in quanto negli stati musulmani del Nord la maggioranza della popolazione e numerose frange intellettuali e della comunità studentesca hanno voluto l’introduzione della legge basata sul Corano, secondo un’interpretazione successiva all’opera del Profeta Mohammed, quale argine alla corruzione ed alla vita a loro dire dissoluta che impestava il Paese. Come spesso accade, corruzione nella vita pubblica e cd. Vizi privati sono stati accomunati in un’unica censura, che, rimuovendo le ragioni economico-sociali di tanto malessere, ha invocato “legge ed ordine” alla maniera islamica.

Il Governo Federale, anch’esso ormai sottoposto alla ricerca del consenso alle scadenze previste per le elezioni di rinnovo delle cariche, in primis quella Presidenziale, ha riconosciuto il potere costituzionale dei singoli Stati Federali di integrare la produzione di diritto attraverso la sharia, anche perché militano in tal senso alcuni articoli non chiari in tal senso presenti nella Costituzione Nigeriana, anche se ciò crea una tensione permanente col rispetto dei diritti umani cui la Nigeria è obbligata dall’adesione alla Carta delle Nazioni Unite ed alla relativa Dichiarazione dei diritti umani, come anche al Patto sui diritti civili e sociali, oltre che dalla sua adesione alle Organizzazioni multilaterali africane per conto delle quali la stessa Nigeria è impegnata in missioni militari di ristabilimento della democrazia in parecchi Stati africani, anche se proprio i militari nigeriani sono stati accusati, talvolta, di non rispettare gli standards internazionali dei diritti dell’uomo.

Certo, che per via democratica si imponga una legge su base confessionale è una delle aporie della pratica democratica alle prese con fenomeni complessi di Paesi usciti da diverse tradizioni giuridiche e politiche, ed infatti sulla sharia quale fonte del diritto impazza il dibattito tra i giuristi nigeriani, alcuni pro ed altri contro, e tra i contro vi sono anche giuristi di fede islamica.

L’attuale Presidente Federale, il cristiano Goodluck Jonathan, da poco rieletto alla carica, anche se timidamente e con circospezione, ha avviato un processo di limitazione dell’applicazione estrema della sharia, facendo valere il potere dello Stato centrale verso le singole Entità della Federazione, ed anche in risposta a questi tentativi è uscito fuori il fenomeno Boko Haram, all’interno di un contesto di re-islamizzazione radicale dell’Africa Occidentale, che è alimentato, non contenuto anche dai numerosi interventi occidentali e neocolonialisti nell’area, ad opera soprattutto della Francia, in Paesi francofoni non lontani dalla Nigeria stessa, come il Mali.

Boko Haram vuole che solo la sharia, nella sua interpretazione talebanizzata sia fonte del diritto in Nigeria.

Ancora una volta bisogna fare pressione perchè la vita di quelle ragazze, la loro libera autodeterminazione siano rispettate e perchè dallo sviluppo libero, equilibrato delle donne nigeriane (le cui qualità non manchiamo di riscontrare anche nella nostra Europa, al di là dei luoghi comuni e di una realtà spesso di oppressione) sia uno dei motori fondamentali del contributo del popolo nigeriano al concerto delle nazioni verso la pace e la giustizia sociale.

 a cura di Nicola Vetrano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.