Lettera al Presidente del CNF: URGE UN PROVVEDIMENTO CONCRETO PER EVITARE GLI EFFETTI DISASTROSI DELLA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA U.E.


AL PRESIDENTE DEL CNF
PROF. AVV. GUIDO ALPA

Egregio Presidente,
la recente sentenza della Corte di giustizia sul titolo di “abogados” avrà, certamente, un’eco a dir poco devastante per la nostra professione già colpita da più parti negli ultimi anni.
Chi scrive appartiene a quella schiera di “euro scettici”, non tanto per spirito conservatore e non progressista, quanto piuttosto perché convinto che questa unione tra Stati profondamente diversi tra loro culturalmente, e mi fermo qui, abbia tolto e continui a togliere al nostro paese le eccellenze che aveva, tra cui proprio la cultura, il diritto e le sue professioni, al solo fine di privilegiare gli scambi commerciali e lo sviluppo economico, almeno nelle intenzioni!
Secondo la Corte di Giustizia U.E. “non può costituire una pratica abusiva il fatto che il cittadino di uno Stato membro, dopo aver acquisito in un altro Stato membro la qualifica professionale di avvocato a seguito del superamento di esami universitari, faccia ritorno nello Stato membro di cui è cittadino per esercitarvi la professione di avvocato con il titolo così acquisito”. Questa sentenza, di fatto, apre le porte dell’avvocatura a chiunque! Certo qui non si contesta che il cittadino spagnolo, francese, romeno o greco, venga in Italia ad esercitare la professione di avvocato, quanto piuttosto che il nostro laureato in giurisprudenza, il giorno dopo il suo bel diploma, si affidi a una delle tante società (ormai presenti un po’ ovunque) che organizzano il trasferimento in Spagna o in Romania, viaggi compresi, il tutto a prezzi che ammontano a non meno di 15/20 mila euro, per acquisire il titolo di “abogados” o di “avocat”.
Quale sarà, egregio Presidente, il futuro della nostra professione, già profondamente colpita dal decadimento universitario, dall’elevato numero di iscritti, dalla concorrenza sleale, dalla crisi economica e, come se non bastasse, anche vituperata dall’opinione pubblica? Urge assolutamente adottare dei rimedi se non vogliamo che tra qualche anno la categoria annoveri professionisti che non avranno neanche svolto la pratica!
Né si pensi che la riforma degli esami di stato che entrerà in vigore il prossimo anno, che di fatto ha tolto solo i codici annotati con la giurisprudenza (proprio lo strumento che, invece, il professionista dovrebbe dimostrare di saper usare), farà la tanto agognata selezione basata sul merito, anzi non produrrà altro effetto che incoraggiare gli aspiranti avvocati Italiani verso la via estera.
Se questa è la situazione mi permetto, da avvocato nonché da docente che da venti anni si occupa della formazione dei giovani avvocati, di suggerire un rimedio molto semplice che potrebbe ridare dignità alla categoria e che sarebbe, senza dubbio, apprezzato dagli stessi aspiranti, ovvero rendere merito ai più preparati, controllando le sedute d’esame e i controllori, schermando le aule d’esame per evitare l’uso dei telefoni, correggendo con criteri uniformi e il più possibile oggettivi gli elaborati, introducendo il numero chiuso all’università. In questo modo i più preparati e i più determinati andrebbero avanti. Basti pensare a quanto accade per i concorsi in magistratura o notarile, chi è interessato sa bene che per affrontarli occorrono almeno due anni (ma non bastano) di serissima preparazione, diversa da quella meramente nozionistica acquisita all’università. Purtroppo per anni l’accesso alla professione di avvocato è stato considerato dai più l’alternativa semplice alle altre due professioni, un titolo che, comunque, conveniva prendere, pur non avendo intenzione di esercitare, perché non richiedeva alcuna specifica preparazione ma solo la pratica presso uno studio legale, molto spesso solo certificata. Di fatto, purtroppo, è ancora così perché agli esami si presentano ancora aspiranti che, fino a pochi giorni prima, non conoscono neanche quali prove dovranno affrontare, che non hanno ancora acquistato i codici o che durante le prove leggono il giornale. Atteggiamento impensabile per un aspirante magistrato o notaio! Né si pensi che queste persone non superano gli esami, molto spesso sono proprio i più preparati ad essere i più sfortunati (per usare un eufemismo).
Ancora oggi ci sono colleghi che scoraggiano i loro praticanti dallo studio sistematico e approfondito delle principali materie o dal seguire un corso di preparazione, convinti che i loro praticanti diventeranno “ Principi del Foro” svolgendo mansioni di segreteria, adempimenti negli uffici o scrivendo con la tecnica del “copia e incolla” atti di citazione, comparse di costituzione o decreti ingiuntivi in serie. Né si pensi, come da anni sento dire, anche dai più giovani, che gli esami sono inutili, tanto nella professione di avvocato è il mercato che opera la selezione, non essendo un concorso ma una mera abilitazione. Purtroppo per esperienza personale e di tanti bravi colleghi e amici, mi sento di affermare che non è così.
Il dato più sconcertante è che questo esame è considerato un terno all’otto, viste le sue dinamiche e le bassissime percentuali di promossi quindi, se non corriamo ai ripari immediatamente, rendendo la prova degna della professione che si andrà a svolgere, saremo costretti a vedere sempre più giovani (e anche meno giovani ormai) che, dopo ripetuti tentativi e anche dopo aver frequentato corsi di preparazione, penseranno seriamente all’escamotage estero.

Avv. Natale Ferrara

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