I Criminali di Daniel Defoe – Prefazione a I peggiori criminali del nostro tempo


I-peggiori-criminali-del-nostro-tempo-300x450La piccola e intelligente casa editrice Pére Lachaise ha pubblicato, quest’anno, un testo di Daniel Defoe dal titolo inquietante – “I peggiori criminali del nostro tempo”- in cui vengono raccolti gli scritti del grande scrittore inglese sulle vite e le gesta di alcuni famigerati criminali vissuti nei primi decenni del’700.

Si tratta di scritti, in gran parte introvabili e alcuni del tutto inediti nel nostro paese, che rivelano al grande pubblico la poco nota attività di saggista e polemista di Defoe. L’autore di Robinson Crusoe e Moll Flanders, infatti, fu intellettuale impegnato nella vita civile del suo tempo e dedicò molti illuminanti saggi al problema della criminalità, nei suoi rapporti con l’economia e con la società.

Nel testo sopra citato vengono raccolti alcuni opuscoli sulla vita del bandito John Sheppard, su quella di Jonathan Wild e su altri delinquenti di minore importanza, infine, il libro si conclude con un interessante progetto per arginare il fenomeno criminale.

Davanti a un’opera così singolare la prima domanda che bisogna porsi è che cosa possa dire la vita di un criminale alla letteratura. Solitamente lo scrittore incontra il criminale quando è affascinato dalle sue gesta, è il caso del bandito romantico e ribelle che vive al di sopra delle regole, oppure quando intende indagare quei segreti, oscuri meandri della mente umana nei quali si cela l’impulso a delinquere.

Niente di tutto questo troveremo nell’opera di Defoe. Il suo stile è deliberatamente asciutto e senza orpelli, i suoi scritti sono volutamente dei meri resoconti storico – cronachistici della vita di questi criminali, resoconti veritieri e documentati fino al punto da rischiare di apparire noiosi.

Dunque il fine di Defoe è del tutto antiletterario, egli intende fornire una dettagliata descrizione della vita e dei crimini compiuti da questi “famigerati criminali”, basata sulla sua conoscenza personale di tali soggetti e su altro materiale di certa veridicità.

Lo scopo che si prefigge il grande scrittore è anzi proprio quello di porre fine a quelle biografie che circolavano, spesso clandestinamente, in Inghilterra e in generale in Europa, che erano “evidentemente inventate e frutto dell’immaginazione di scribacchini che semplicemente corrono dietro ai denari senza riguardo alcuno per la verità o per i fatti” (pag. 100).

Defoe vedeva in quelle biografie romanzate un pericolo, non soltanto per la verità dei fatti ma anche per gli effetti apologetici che finivano per produrre sulla massa dei lettori, trasformando pericolosi criminali in eroi popolari, cattivi maestri di coraggio.

Dunque gli scritti di Defoe rispondono a una finalità morale: quella di raccontare le vite di temibili e famigerati criminali per quelle che veramente furono, con tutta la loro meschinità, la miseria morale, lo squallore e anche la loro proverbiale stupidità; è il caso del bandito Sheppard che evade continuamente dalle carceri in maniera spettacolare per poi rimanere nei dintorni ed essere nuovamente arrestato, fino a quando lo porteranno sulla forca, o il caso di Wild che continua imperterrito nei suoi traffici anche quando l’attività di ricettazione era diventata ormai pericolosa e avrebbe potuto farne a meno.

Vite criminali, dunque, che sembrano così diverse ma che in realtà sono tutte più o meno uguali, accomunate tutte da un unico, inesorabile destino: il loro concludersi con uno straziante viaggio verso il patibolo.

Il messaggio di Defoe appare oggi quanto mai attuale, in un’epoca come la nostra in cui abbondano resoconti cinematografici e bibliografici su figure delinquenziali i cui effetti sul grande pubblico andrebbero attentamente e seriamente studiati.24836

Ma “I peggiori criminali del nostro tempo” è anche e soprattutto un importante documento storico per comprendere la società inglese degli anni venti del Settecento, una realistica rappresentazione dell’Inghilterra preindustriale, flagellata dalla delinquenza e incapace di reagire se non attraverso un utilizzo generalizzato e irresponsabile della pena di morte, prevista persino per il ladro recidivo; erano quelli gli anni in cui il Parlamento inglese approvava il cruento Waltham Black Act che estendeva la pena di morte al bracconaggio e all’ingresso abusivo nelle riserve di caccia del reame.

La riflessione di Defoe si sofferma con lungimiranza su di un aspetto importante della criminalità, cioè la sua capacità di evolversi rapidamente seguendo le evoluzioni della società. John Sheppard, ad esempio, è il ladro solitario, legato a un suo codice di comportamento, laddove Jonathan Wild è un bandito meschino e vile, che tradisce e fa arrestare i suoi stessi complici, al punto da essere soprannominato “l’acchiappaladri”. Ma soprattutto Wild è il capo di una famigerata banda di criminali che estende i suoi tentacoli in ogni ramo delinquenziale e controlla e guadagna su ogni traffico.

Il personaggio di Jonathan Wild segna dunque il tramonto del ladro solitario e l’inizio di una nuova forma di criminalità che avrebbe funestato l’Europa e il mondo intero fino a oggi: la criminalità organizzata.

I due banditi descritti da Defoe rispecchiano dunque due modelli diversi di società. La nuova organizzazione sociale in cui si trovò a vivere Jonathan Wild aveva creato un nuovo modo di delinquere, appunto quello organizzato in bande, che coniugava guadagni e impunità, che si avvaleva di una fitta rete di alleanze e soprattutto che tentava di uscire dai bassifondi, avendo come fine quello di occultarsi nella società civile; non a caso il famoso bandito si vantava di intrattenere rapporti con le persone più rispettabili e potenti della città.

Nella biografia di Jonathan Wild Defoe ravvisa un cambiamento epocale del fenomeno criminale che stava diventando attività professionale e organizzata e acquistava una forma che possiamo definire moderna. Come ha scritto acutamente Michael Weisser: “il crimine stava diventando rapidamente un affare, una forma di attività imprenditoriale basata sull’esistenza di grandi quantità di capitale (le merci rubate) e di un nuovo mercato (la città) in cui investire. Il crimine non era ancora diventato moderno, ma le attività della banda Wild e altri simili strutture criminali costituivano il ponte verso la sua forma moderna”[1].

Il libro si conclude con un singolare progetto per eliminare le rapine sulle strade che si compendia in alcuni suggerimenti che vanno dal rafforzamento della sorveglianza delle strade, affidate a vigilanti forti e robusti muniti di corno per chiedere rinforzi, alla riduzione del Gin, colpevole del preoccupante diffondersi dell’ubriachezza, per giungere, infine, alle misure contro la prostituzione e il suo sfruttamento.

Gli scritti raccolti e pubblicati dalla casa editrice, in gradevole edizione tascabile, oltre a rappresentare una piacevole lettura, sono ricchi di spunti di riflessione e rivelano al grande pubblico una piccola parte della copiosa attività del Defoe polemista e intellettuale impegnato, la cui complessa personalità è ancora lontana dall’essere del tutto scoperta.

a cura di Gaetano Esposito

[1] Michael R. Weisser – Criminalità e repressione nell’Europa moderna – Il Mulino, pag. 109

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