“Il Ruolo degli Avvocati nella tutela della libertà di espressione”. Tavola rotonda con Avvocati, Giornalisti, Docenti universitari, Mediatori culturali e Magistrati.


locandina tavola rotonda ultima versioneGiovedì 10 Dicembre 2015 – data scelta per ricordare la proclamazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, avvenuta il 10 dicembre 1948 – presso la Sala Arengario del Tribunale di Napoli al Centro Direzionale, si è tenuta la tavola rotonda “Il Ruolo degli Avvocati nella tutela della libertà di espressione” che ha visto la partecipazione di Avvocati, Giornalisti, Docenti universitari, Mediatori culturali e Magistrati impegnati nella materia.

La Commissione Diritti Umani dell’Ordine degli Avvocati di Napoli con tale evento locale ha aderito alla richiesta di collegamento e di rete formulata dalla Commissione Diritti Umani del Consiglio Nazionale Forense, in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani ed Europea dell’Avvocato insieme al C.C.B.E., organizzando tale incontro, in sinergia con l’Ordine dei Giornalisti della Campania e con il patrocinio del C.N.F.

L’Avv. Arturo Frojo, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli e componente della Commissione D.U., nel portare i saluti del Presidente Avv. Flavio Zanchini, impossibilitato a presenziare, ha ribadito la grande attenzione del Consiglio dell’Ordine sul tema dei diritti umani, testimoniata dall’aver istituito la Commissione D.U., prima degli altri Ordini territoriali, e dalla considerazione che il C.d.O. ripone in tale Commissione che, sebbene neo costituita, sta lavorando alacremente per il raggiungimento degli obiettivi di diffusione e tutela dei diritti umani. L’Avv. Frojo ha ricordato l’importanza dell’impegno dell’Avvocatura in un delicato momento storico che ha visto di recente l’uccisione dell’Avvocato Tahir Elci, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Diyarbakir, proprio mentre manifestava la propria opinione in una conferenza stampa. Non è mancato poi il ricordo dell’esempio degli Avvocati Tunisini cui è stato riconosciuto il premio Nobel per la pace, per l’impegno ed il coraggio manifestato nella cd. Primavera araba.

Il Dott. Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania e moderatore  della tavola rotonda, ha sottolineato la grande attualità della tematica, essendo la libertà di espressione al centro delle riflessioni sul reato di diffamazione e sulle intercettazioni, ricordando il ruolo dei giornalisti, ancora oggi processati per la diffusione di notizie ed esposti, soprattutto in zone di guerra, al rischio della stessa vita.

Don Tonino Palmese, Vicario della Diocesi di Napoli e Direttore dell’Ufficio Giustizia e Pace, con straordinario senso critico si è detto consapevole della storia della Chiesa che spesso nel passato ha avversato la libertà di espressione, perdendo il senso della verità un tempo identificata con la persona di Gesù e poi trasfusa in un concetto che ha portato ad un’eccessiva autoreferenzialità. La verità va posta al centro ed al servizio della vita stessa, come al centro va riportato il valore della persona, dell’uomo e dei diritti umani. Ha concluso, citando K. Kraus, con un monito che rende il senso dell’intervento della Chiesa in una tavola rotonda incentrata sui diritti umani, affermando che la Libertà deve guardare ed avere di fronte a sé la Responsabilità, entrambi valori imprescindibili per un’evoluzione sociale giusta.

Il Dott. Raffaele Del Giudice, Vice Sindaco di Napoli, nel portare i saluti del Sindaco, impegnato per ragioni di ufficio, ha più volte ringraziato per l’occasione di incontro, evidenziando come il tema dei diritti umani deve essere posto al centro di una profonda analisi di conoscenza. Il periodo storico richiede di operare con responsabilità una sorta di costante manutenzione sui diritti umani da affiancare ad un’opera di trasmissione delle relative conoscenze, anche per adattarci alle evoluzioni necessarie dei diritti umani. Il percorso di tutela ed evoluzione sul tema deve avere al centro tre cardini fondamentali: diritto, cultura e conoscenza. Solo in questo modo si può pensare al futuro senza sentirsi minacciati.

Il Dott. Antonio Buonajuto, Presidente della Corte di Appello di Napoli, nel congratularsi per la scelta del tema così delicato ed attuale, ha ricordato come da sempre gli Avvocati si siano impegnati per la difesa della libertà e contro la tirannia, menzionando grandi del passato come Demostene e Lisia. Con un discorso accattivante ha ricordato il “processo a Cristo”, simbolo del più grande errore giudiziario della storia. Il Presidente ha inoltre evidenziato come la libertà di coscienza debba necessariamente precedere la libertà di espressione, anche se l’analisi storica conduce a ritenere che tale libertà fondamentale sia stata molto spesso negata. Nell’ambito del riconoscimento di tale libertà di coscienza e di tutela della vita e della dignità umana – primi diritti fondamentali – il ruolo dell’Avvocato diviene imprescindibile stimolo per le dovute  aperture della Magistratura, spingendo alla tutela delle esigenze che si manifestano nella collettività.

L’Avv. Vanda Nazzaro, Coordinatrice della Commissione D.U. Dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, ha introdotto i lavori della tavola rotonda, porgendo i saluti del Dott. Luigi Riello, Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli, del Dott. Ettore Ferrara, Presidente del Tribunale di Napoli e del Dott. Giovanni Colangelo, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, nonchè dell’Avv. Prof. Franco Tortorano, Presidente dell’Unione degli Ordini Forensi della Campania, impossibilitati a presenziare all’evento. Nel ringraziare tutti i partecipanti della tavola rotonda ed i componenti della Commissione D.U., ha esposto le ragioni del tema dell’incontro, voluto dal C.C.B.E., ricordando che ogni anno, il  10 dicembre, le Avvocature europee discutono con la cittadinanza e le istituzioni nazionali ed in collegamento tra di loro,  temi sensibili per la professione nella prospettiva della sua funzione sociale di garanzia e tutela dei diritti dei cittadini, prediligendo per questo anno il tema della libertà di espressione. Dopo un approfondita disamina del preoccupante fenomeno della repressione della libertà di espressione, con il dovuto ricordo ai giornalisti vittime di uccisione per ragioni collegate alla libera espressione delle propie opinioni ed il riferimento ai dati statistici che, con riferimento alla libertà di stampa, vedono l’Italia crollare nella classifica mondiale al 73esimo posto, tra la Moldavia ed il Nicaragua, l’Avv. Nazzaro si è soffermata sul ruolo degli Avvocati  nella tutela dei diritti umani, storicamente segnata da atti sanguinari e da minacce. Ultimo e triste esempio di violenza contro la professione di idee di democrazia e rispetto dei diritti umani è stato l’omicidio dell’avvocato turco Tahir Elci, il 28 novembre scorso, durante un attacco in cui sono rimasti feriti anche due giornalisti. Tanto evidenzia l’attualità del tema e la necessità di un confronto per arginare fenomeni repressivi dei diritti umani. La connaturale essenza trasversale dei diritti umani costituisce la ragione della scelta dei partecipanti all’incontro che vede presente a discutere del tema non solo la magistratura, i giuristi, gli avvocati, i giornalisti, ma anche le  istituzioni di governo sul territorio, laiche e religiose e con la rappresentanza a livello regionale degli ordini forensi della Campania, per manifestare la trasversalità dell’argomento giuridico ed  un chiaro orientamento operativo della Commissione D.U. costituito dall’importanza della rete e del collegamento tra tutti gli operatori in relazione alla categoria dei diritti umani. L’Avv. Nazzaro ha poi illustrato gli obiettivi della Commissione D.U., tra cui, quello di contribuire a  promuovere la cultura giuridica e sociale dei diritti umani, fornendo agli Avvocati gli strumenti teorici e pratici per affrontare efficacemente questo tema. A tale riguardo la Commissione ha deliberato di intraprendere un ciclo di eventi che partirà agli inizi del prossimo anno sul tema della “Dimensione Giuridica e Sociale della Dignità Umana” e che si concentrerà sulla difesa della vita umana; sulla tutela delle condizioni personali di disagio; sulla tutela delle condizioni sociali, con particolare riferimento ai soggetti sottoposti alle restrizioni personali; sulla tutela della pari dignità sociale per gli stranieri; sull’ambiente; sulla tutela della proprietà e della vita privata e familiare; sul diritto all’accesso alla giustizia. La Commissione si prefigge, inoltre, di curare la collaborazione con le altre commissioni, scuole, fondazioni, organismi istituiti presso il  Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, al fine di armonizzare lo studio delle diverse materie giuridiche, nonchè di fare Rete tra tutti i soggetti operanti nel settore dei diritti umani. Infine, si intende promuovere l’imprescindibilità  e la fondamentale attenzione da riservare ai diritti umani attraverso, non solo la formazione giuridica sulla materia, ma anche attraverso azioni concrete, anche in supporto ad associazioni/ enti/comunità operanti nel settore, in favore dei poveri che vivono nelle nostre strade, dei senza fissa dimora e dell’emergenza umanitaria scaturente dai flussi migratori.

Il Dott. Geppino Fiorenza, Responsabile Scientifico della Fondazione Po.lis e Referente emerito dell’associazione Libera per la Campania, è intervenuto sottolineando l’importanza del rapporto con le scuole e con le nuove generazioni, da accompagnare nel percorso di crescita verso il riconoscimento dei diritti umani. In tale percorso di conoscenza la Responsabilità riveste un ruolo chiave, citando K. Kraus “il mondo sarebbe migliore se ciascuno si sentisse responsabile”. Ha poi ricordato il triste numero di giornalisti uccisi sia in guerra che per fatti di criminalità, eventi dolorosi che minano la stessa libertà di espressione del pensiero, lanciando un monito sull’importanza di coltivare la memoria sui temi della democrazia, responsabilità e legalità. Ha ricordato come i bambini siano spesso soggetti poco tutelati che vedono calpestati i propri diritti, anche elementari, esortando gli adulti e i genitori a porsi nell’educazione dei figli con serenità ma anche dicendo dei no. Nell’illustrare gli alti numeri delle vittime della criminalità organizzata – oggetto specifico dell’azione della Fondazione che si occupa di Vittime della Criminalità e dei Beni confiscati – ha evidenziato una disparità di trattamento tra le vittime della criminalità organizzata che fruiscono di benefici statali e le vittime della criminalità comune che, al contrario, non sono tutelate e sostenute dalle Istituzioni, informando che la proposta di legge formulata al riguardo giace ancora in Parlamento.

Il Dott. Francesco Dandolo, Responsabile della Scuola Migranti della Comunità di Sant’Egidio, nel porgere i saluti del Prof. Marco Rossi, Presidente della Comunità di Napoli e nel ringraziare la Commissione D.U. per l’occasione di incontro, ha evidenziato come alcuni diritti umani siano sostanzialmente negati. Al riguardo, ha ricordato l’impegno della Comunità per l’abolizione universale della pena di morte, per la tutela del diritto alla vita ed alla pace su scala planetaria, osservando come la guerra sia foriera di morte ma anche di grandissima povertà. La Guerra è la negazione di ogni diritto umano e per questo la Comunità si spende in ogni parte del mondo, in special modo in Siria ed in Sud Africa. Nella città di Napoli l’impegno nasce nel 1973, anno del Colera, ma l’evento più significativo è stato l’uccisione di Gerry Masslo, aspirante rifugiato sudafricano, costretto a fuggire dal suo paese ed ucciso a Villa Literno nel 1989 per motivi razziali. Tale evento drammatico ha segnato la nascita della Scuola per insegnare italiano ai migranti, occasione per costruire una società aperta e per restituire dignità ai migranti. L’invito della Comunità è ad impegnarsi per combattere le numerose tragedie che spesso si consumano in silenzio, assicurando un percorso dignitoso delle persone dalla nascita alla fine della vita.

Il Dott. Lassad Azzabi, Mediatore culturale presso il Centro Nanà – Coop. Dedalus, con un discorso privo di artifici stilistici e molto diretto, ha raccontato la sua esperienza prima come immigrato tunisino e poi come mediatore culturale a favore dei migranti. In maniera sincera ha evidenziato come i diritti umani non esistano in realtà per gli immigrati, costretti ad avere un permesso – e non un diritto – di soggiorno che ben può essere negato, facendo perdere quel diritto alla libera circolazione tra i territori che pure formalmente appartiene agli uomini liberi. Molto spesso gli immigrati sono tenuti all’oscuro dei loro diritti ed ecco perchè, a suo avviso, non si può parlare di veri diritti, ma semmai di concessioni spesso casuali e discendenti dalla diponibilità di chi ne ha l’autorità in quel momento. Se l’immigrato non trova lavoro o lo perde viene espulso, allora non può trattarsi di un diritto vero quello dell’immigrato a vivere dove vuole, essendo molto condizionato e per di più anche oneroso economicamente, a volte anche in modo irragionevole, arrivando a pagare sino a 30 euro una semplice raccomandata per la richiesta del permesso di soggiorno. Anche la terminologia utilizzata evidenzia questo trattamento deteriore, sin da quando arrivano sul territorio italiano i migranti vengono denominati “clandestini”, in tal modo manifestando l’inesistenza dei Diritti Umani, si tratta di persone – è bene ricordarlo – che fuggono dalla guerra e dalla povertà. Il Dott. Lassad si chiede se l’essere umano sia pronto a riconoscere l’essenza stessa dei diritti umani, ovvero l’uguaglianza delle persone. Dalla sua analisi, infatti, è emerso come gli immigrati vengano considerati alternativamente come soggetti da sfruttare economicamente o come “cattivi” da respingere, ma non come esseri umani uguali per dignità e diritti. Anche la scuola non è preparata ad affrontare la coesistenza con gli immigrati, non riuscendo ancora ad essere realmente accogliente per mancanza di conoscenza della lingua e della cultura. Occorre intervenire sin dai piccoli aspetti, per consentire una società realmente multiculturale.

Il Dott. Gian Andrea Chiesi, Magistrato – Ufficio del Massimario della Cassazione, ha sottolineato l’importanza dell’incontro sul tema, affrontato dai protagonisti del fondamentale diritto alla libertà di parola, Avvocati Magistrati e Giornalisti. Ha aperto la sua relazione, con un accattivante excursus in campi non giuridici, rivolgendo l’attenzione dapprima al processo a Gesù, sottoposto all’epoca a ben tre interrogatori, con modifiche dei capi di imputazioni e senza la presenza di Avvocati, nonostante gli ordinamenti consentissero la difesa tecnica. Successivamente ha accennato al processo al Papa Formoso, ricordando che nel 1897 si imbastì un processo nonostante Formoso fosse morto, riesumando la salma sottoposta a reale interrogatorio cui la salma stessa rispondeva per mezzo di un diacono nascosto che ne imitava la voce. Atri processi noti furono a Socrate, Giovanna d’Arco, Galileo, tutti processi alla libertà di parola, all’opinione espressa. Tanto a dimostrazione della grande forza della parola e del motivo per cui nei regimi viene imposto per prima cosa il silenzio. Il Dott. Chiesi ha analizzato lo scontro tra parola e pensiero esteriorizzati in scritti, disegni, filmati, caricature che colpisce la sfera giuridica altrui entrando in conflitto con altri diritti tutti di rango primario. Ed infatti, la libertà di opinione si può scontrare con la dignità, il decoro, la riservatezza, tutti predicati dello stesso diritto fondamentale di ogni individuo ad essere riconosciuto come tale nei suoi tratti esenziali. L’art. 2 della Costituzione riconosce questi diritti non li costituisce, al termine di un ventennio in cui il rapporto tra stato e cittadino era diametralmente opposto. Si è soffermato poi sui discorsi denigratori, oggi diffusi come “hate speech”, come per la parola clandestino, quella negro, storpio, sottolineando come oggi ci sia maggiore attenzione alla scelta delle parole. Il ruolo dell’Avvocato in questo settore è sacrale. Il C.C.B.E. in una risoluzione nel 27 11 2004 ha chiarito che gli Avvocati, insieme ai magistrati ed al legislatore, sono i custodi dei diritti umani e delle libertà dello Stato di diritto. Il Dott. Chiesi ha concluso con una suggestiva digressione sull’incrocio tra diritto e cultura con riferimento alla satira che la nostra Cassazione descrive come  messaggio sociale eseritato con sarcasmo verso il potere, una critica corrosiva e spesso impietosa che enfatizza e deforma la realtà per provocare il riso. Per la caricatura, espressione artistica della satira, il fondamento nel nostro ordinamento si rinviene in tre articoli della nostra Costituzione, l’art. 21 che tutela la libertà dei messaggi e del pensiero, art. 9 che tutela la cultura e 33 che tutela la manifestazione artistica. La satira, ha osservato il Consigliere Chiesi, esercita una funzione analoga a quella del giornalista che deve pungolare il potere costituito e la società, ricordando il motto “una risata vi seppelirà” utilizzato nei moti studenteschi degli anni settanta.

Il Dott. Raffaele Sabato – Consigliere della Corte di Cassazione, Componente del Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura, Componente e Past President del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei presso il Consiglio d’Europa – ha evidenziato la situazione della libertà di espressione nei paesi cd. avanzati, ove i mass media costituiscono il canale privilegiato per conoscere le informazioni riguardanti i processi o le vicende giudiziarie. Anche gli Avvocati hanno necessità di comunicare per l’esercizio e lo sviluppo della professionalità, sempre più con carattere di imprenditorialità, ma soprattutto per esercitare il ruolo di difesa. Il Consigliere ha osservato che a differenza dei magistrati e della stampa, gli avvocati non costituiscono un potere, ma esercitano una funzione di rilievo costituzionale e, dunque, trattandosi di una funzione gli avvocati non incontrano limiti nell’esercizio della libertà di espressione se non quelli interni e deontologici, non potendo essere puniti per l’esercizio della loro funzione, sempre che non vi siano risvolti penali. Ci sono doveri ricavabili dalla giurisprudenza che gli Avvocati devono osservare perchè comunque compartecipano alla realizzazione dei fini della Giustizia. Alla stessa stregua, anche i Magistrati hanno il diritto – dovere di conoscere dei fatti ed indagare su di essi senza condizionamenti esterni, ma esistono dei limiti. Infatti, il diritto alla libera espressione ed alla libera informazione comporta doveri e responsabilità ed in quanto tale può essere soggetto ad alcune formalità e limiti, per garantire l’autorità e l’imparzialità della magistratura, intesa come funzione giudiziaria e quindi coivolgendo in questo anche gli Avvocati, come recita l’art. 10 comma 2 CEDU. Esiste dunque un bilanciamento tra la necessità di preservare l’attività giudiziaria da interferenze esterne indebite e la tutela del diritto all’informazione. Al riguardo, la raccomandazione del Consiglio d’Europa n. 12 del 2010 specifica che il diritto all’informazione sulle questioni giudiziarie dovrebbe, tuttavia, essere esercitato tenuto conto dei limiti imposti dall’indipendenza dell’autorità giudiziaria. La protezione offerta dall ’ art. 10 della  CEDU, alla libertà di informazione  può quindi essere in conflitto con la  garanzia di un giudice imparziale, come previsto dall’ art. 6 CEDU, poiché  l’attenzione dei media ai casi  giudiziari può causare una indebita  influenza sui giudici, siano essi giudici  non togati o professionali. La Corte Europea afferma che “Non si può escludere che, abituandosi il pubblico ad uno spettacolo regolare di pseudo-prove presentate nei media, a lungo termine si possano verificare conseguenze nefaste per l’accettazione dei tribunali come il luogo appropriato per la risoluzione delle controversie legali” ( ECHR sentenza Sunday Times vs UK 1979). Tale sentenza pone in luce l’esistenza del conflitto tra i differenti diritti in questo ambito, nella considerazione che l’attenzione dei media alle vicende giudiziarie può avere un’indebita influenza sui giudici e comunque potrebbe influenzare l’opinione pubblica sull’imparzialità e sull’autorità della Giustizia. La diffusione di notizie entra in conflitto anche con altri valori quali la presunzione di innocenza, se la diffusione delle notizie crea nell’opinione pubblica una aspettativa verso una decisione di condanna. A rigore la cronaca giudiziaria riguardante reati deve attenersi ai principi enucleati nella sentenza Sunday Times, pertanto, qualsiasi autorità pubblica ha l’obbligo di non presentare qualcuno come colpevole prima di una decisione finale di responsabilità. Tornando al ruolo dell’Avvocato nella diffusione di notizie, sebbene la presentazione degli elementi “a carico” sia generalmente vietata, nel caso di una presentazione enfatica “a carico” operata dalla stampa, è consentito un bilanciamento attraverso la presentazione di elementi a difesa da parte dell’Avvocato, consentendo all’opinione pubblica di ricevere informazioni di segno diverso ma di eguale peso. Il Dott. Sabato ha concluso approfondendo la raccomandazione del Consiglio d’Europa n. 13 del 2003 che regola la disponibilità delle informazioni sui processi penali attraverso i mass media, e che obbliga gli Stati a consentire che i giornalisti abbiano accesso alle informazioni, nel rispetto della presunzione di innocenza, con l’unico limite del segreto ove previsto dalla legge. Anche per la stampa, come per i magistrati e gli avvocati si stabiliscono criteri di contemperamento delle svariate esigenze da tutelare, disponendo alcuni strumenti di bilanciamento. In particolare, l’accesso alle infomazioni deve essere uguale rispetto alle testate giornalistiche ed ai disparati mezzi di informazioni accreditati. Le notizie devono essere possibilmente acquisite attraverso un dialogo tra presenti e, dunque, con le conferenze stampa o diffuse da un soggetto autorizzato. L’informazione deve essere costante durante il procedimento ed è vietato lo sfruttamento di tali informazione da parte dei pubblici ministeri durante le indagini.

Il Prof. Giuseppe Cataldi, Ordinario di Diritto internazionale nell’Università degli studi “L’Orientale” – Direttore del “Centro di eccellenza Jean Monnet sui Diritti dei Migranti del Mediterraneo”  – Responsabile scientifico della Commissione D.U. Del C.O.A. Di Napoli, ha tratto le conclusioni della Tavola Rotonda illustrando il valore attuale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che non nasceva come “universale” ma come aspirazione all’universalità, frutto dell’impegno degli Stati Occidentali, osservando come con il passare del tempo la Carta abbia preso sempre più spazio e valore, entrando nel patrimonio giuridico di moltissimi Stati che si sono riconosciuti nei valori fondanti in essa sanciti. Primo tra tutti è il valore della dignità, calpestata nella seconda guerra mondiale, e a seguire i valori di universalità, pace, uguaglianza e progresso sociale. Oggi la Dichiarazione Universale rappresenta il faro da non perdere di vista, ma da rendere concreto attraverso gli strumenti convenzionali che la rendano veramente efficace. La semplice codificazione e la ratifica sono insufficienti a garantire l’efficacia dei diritti, come l’esperienza insegna osservando Stati che sebbene ratifichino gli strumenti convenzionali internazionali, in realtà perpetrano violazioni degli stessi diritti. Occorre poi rendere questi strumenti parte del diritto interno, attraverso il corretto dialogo all’interno dello Stato e delle fuzioni autonome che in esso si esplicano. Ritornando agli spunti offerti dal dibattito, ha evidenziato la diffcoltà di cristallizzare i diritti umani che sono sempre in divenire perchè influenzati dal modo di sentire e di essere della comunità dei consociati. In tema di non discriminazione il confronto tra la dichiarazione universale e la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea del 2000 testimonia le conquiste tecnologiche e culturali che si sono raggiunte, non rivolgendosi più solo alle differenze di sesso, razza e religione, ma anche all’età, all’handicap, agli orientamenti sessuali. Ad avviso del Prof. Cataldi l’interdipendenza dei diritti è elemento connaturato all’evoluzione della loro tutela, dal momento che anche  i diritti sociali o civili risentono di quelli economici e viceversa. Oggi si assiste ad una tendenza verso cui prestare attenzione a considerare i diritti economici come mezzo di riparazione per una non completa attuazione dei diritti di altra natura, come una sorta di risarcimento della limitazione dei diritti politici e sociali. Anche sulla dicotomia tra sicurezza e la libertà, bisogna prestare molta attenzione, poichè le esigenze di sicurezza non possono sopprimere o limitare i diritti individuali di libertà; sempre fondamentale è conservare un equilibrio tra i differenti aspetti meritevoli di tutela. Quanto all’informazione, il prof. Cataldi ha ricordato l’importanza di educare alla fruizione delle informazioni, esigenza imprescindibile per le giovani generazioni e non solo, in considerazione delle innumerevoli notizie che vengono fornite e della fruizione allargata di esse, accompagnata dalla estrema fiducia che spesso si ripone nella veridicità di quanto divulgato su internet. Al riguardo, assolutamente importante è la funzione dei giornalisti che hanno grande responsabilità sull’educazione alla fruizione di notizie attraverso l’accrescimento del senso critico al fine di evitare il pensiero “pigro”. Anche l’utilizzo corretto delle terminologie, evitando il richiamo a messaggi consueti ma fuorvianti, come le etichette di zingaro, clandestino ed altre analoghe utilizzate allorquando si descrive un fatto di cronaca, può consentire di influenzare positivamente la collettività, evitando messaggi che accrescono la paura, spesso motore di scelte anche politiche o sociali che da essa sono grandemente influenzate. Occorre ricordare che l’informazione nella democrazia significa tutela dei soggetti deboli, e che i diritti umani sono veri filtri della contro comunicazione, ponendosi come limiti di ciò che non si può dire o fare, per tutelare ad esempio il presunto innocente. I divieti posti dai diritti umani  non vanno considerati come limitazione di libertà, ma come filtro per il riconoscimento dei diritti stessi. Ha concluso poi con un riferimento all’eccesso di legiferazione che da mezzo di tutela dei diritti invece nella realtà ostacola il riconoscimento dei diritti umani, portando ad esasperare alcune situazioni sociali, come la legge francese sul velo delle donne che da strumento di tutela della libertà conduce nella pratica applicazione a disquisizioni dettagliate su caratteristiche del velo, in modo da snaturarne il senso originario.

L’Avv. Anna Battaglia, Vice Coordinatrice della Commissione D.U., ha concluso la tavola rotonda leggendo il messaggio inviato da Sua Eminenza Cardinale Sepe che ringrazia e si complimenta per l’importanza della tavola rotonda sui diritti umani, esprimendo vivo compiacimento per la scelta di riportare al centro del dibattito culturale la persona umana. Solo con il riconoscimento dei diritti umani di ogni persona, l’uomo può difendere ed affermare la sua dignità ed in tal modo è possibile raggiungere nella collettività una giustizia ed una pacifica convivenza.

                                                           A cura di Emanuela Monaco

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