Tavola rotonda “Donne e bambini coinvolti in un esodo: una sfida per il futuro” – 22 marzo 2016 – Tribunale di Napoli – Momento di importante riflessione lanciato dalla Commissione Diritti Umani dell’Ordine degli Avvocati di Napoli


Si è tenuta il 22 marzo 2016, presso le sale Metafora e Girardi del Tribunale di Napoli, la tavola rotonda “Donne e bambini coinvolti in un esodo: una sfida per il futuro” organizzata dalla Commissione Diritti Umani del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli in collaborazione con la Corte di Appello di Napoli, per affrontare il delicato tema dell’esodo, stringere sinergie positive e concrete tra i vari operatori coinvolti, illustrare e sostenere il progetto umanitario Dream della Comunità di Sant’Egidio a favore delle donne e dei bambini africani cui è stato destinato apposito spazio per la raccolta fondi.

I lavori si sono aperti con un minuto di silenzio in memoria delle giovani studentesse italiane vittime di un incidente in Spagna e per gli attentati terroristici a Bruxelles avvenuti poche ore prima.

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Nella prima parte della tavola rotonda ha moderato la discussione l’Avv. Veneranda Nazzaro, Coordinatrice della Commissione Diritti Umani dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, ringraziando la Corte di Appello di Napoli per la preziosa collaborazione nell’organizzazione dell’evento, ha evidenziato la finalità dell’incontro da considerare come un passo per la costruzione di una rete sinergica in grado di approfondire il problema, grazie alla conoscenza dei rispettivi campi di azione, e di porre in essere azioni positive condivise.

La Dott.ssa Maria Rosaria Cultrera, Presidente Vicario della Corte di Appello di Napoli, nel portare i saluti del Presidente della Corte di Appello Dott. De Caroliis di Prossedi, ha ringraziato organizzatori e partecipanti per l’importante occasione di riflessione umana che il tema suggerisce soprattutto agli operatori del diritto. L’esodo dei minori che arrivano sul nostro territorio sovente senza genitori – il che rende la circostanza ancor più drammatica – coinvolge operativamente il Tribunale per i Minorenni.

Nell’invocare una convergenza a tutti i livelli, ha evidenziato come i recentissimi attacchi terroristici avvenuti a Bruxelles sono in qualche modo collegati al tema, quale reazione violenta scatenata dalle modalità in cui si esercita la sovranità in quei territori da cui intere popolazioni fuggono.

Il coinvolgimento della Magistratura è di fondamentale importanza nell’applicazione dei valori e dei principi sacrosanti che appartengono alla persona umana ovunque si trovi, presenti nella nostra Carta Costituzionale, definita la più bella tra quelle adottate nei paesi democratici, e nelle normative contenute nella CEDU ed al livello internazionale.

Da un certo punto di vista, l’Italia mette in pratica il diritto all’accesso alla Giustizia (art. 8 della Dichiarazione Universale dei diritti umani) rendendo applicabile la normativa sul gratuito patrocinio anche ai migranti o richiedenti asilo, ma la dott.ssa Cultrera ha evidenziato come le difficoltà linguistiche, amplificate dalla presenza di molteplici dialetti locali, possono essere di ostacolo all’effettività di tale accesso, dovendo fare ricorso ad interpreti davvero in grado di comprendere il linguaggio del migrante.

Ma anche in questo si ravvisa il compito di Magistrati ed Avvocati, nella loro funzione sacrale di rendere effettivamente la legge uguale per tutti.

Il Presidente Vicario ha concluso il suo intervento con un plauso alla Comunità di Sant’Egidio per l’attività di vicinanza ai soggetti deboli ed, in specie, a quelli provenienti da altri paesi.

Il Dott. Luigi Riello, Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli, ha osservato come il tema della Tavola rotonda affronti un dramma nel dramma, proprio per la presenza di donne e bambini coinvolti.

A suo avviso, essere dalla parte dei più deboli non può limitarsi ad uno slogan, ma deve concretarsi in uno sforzo, un progetto ed un programma concreto. Le istituzioni insieme ai volontari devono e possono fare di più. Il Procuratore ha poi osservato come spesso l’aspetto emotivo influenzi le politiche sui migranti, sia quando si affronta l’esigenza di sicurezza nazionale, sia quando si guarda alla protezione dei migranti, mancando una razionale politica al riguardo.

Senza dubbio i terroristi non arrivano nel nostro paese a bordo di barconi, in condizioni disperate, e su questo il Procuratore sente l’esigenza di fare chiarezza, anche per sopperire alle informazioni spesso contraddittorie che alimentano il pregiudizio.

Le politiche dell’U.E. non devono essere miopi o intermittenti, ma è necessaria una consapevolezza reale della indispensabile unità delle politiche migratorie e, citando le parole del prof. Cataldi, ha ribadito la necessità che l’Europa non rinneghi se stessa e le sue carte fondamentali, evitando di costruire muri, conciliando invece gli aspetti umanitari con la necessità della sicurezza.

Il Procuratore ha concluso invocando la necessità di guardare seriamente al futuro, traducendo i principi in concretezza e abbandonando la politica dell’emergenzialità che non consente il raggiungimento di obiettivi concreti, per attivare forze con la lungimirante creazione di un piano strategico.

La Dott.ssa Caterina Molfino, Consigliere Corte di Appello di Napoli, Componente della Formazione  Decentrata della Scuola Superiore della Magistratura, ha invitato ad allargare la nostra cultura, necessariamente al livello superiore sovranazionale, per affrontare il problema.

Stigmatizzando l’assenza della politica dell’Europa, ammalata di “consensismo”, ha sollecitato il Consiglio d’Europa alla realizzazione di una politica d’insieme. D’altronde, ha ricordato il Consigliere, il fenomeno dei flussi migratori è in atto da trenta anni e presumibilmente durerà cento anni; esiste un est del mondo che si sta spostando verso occidente, a causa del degrado e della povertà prodotta in quei paesi proprio dalle politiche occidentali.

Ha ricordato, inoltre, le tristi vittime della guerra in Siria che dura già da cinque anni, invocando a gran voce uno sforzo comune, pena la prevedibile mancanza di ogni prospettiva. Critica e concreta, la dott.ssa Molfino ha evidenziato che il problema dei flussi migratori non può essere risolto con l’istituzione di nuovi “campi di concentramento” né addossando alla Merkel la responsabilità di fare un “lavoro sporco”. Incomprensibile appare la mancata considerazione che la prima operazione da porre in essere è evitare la guerra in quei paesi; diversamente è ineluttabile il continuo spostarsi di queste popolazioni in fuga verso la pace.

Al termine di un’analisi storico – politica, si è detta convinta che solo il terzo settore – quello del volontariato – è da considerare vero motore fondamentale in tutte le Nazioni, in grado di offrire aiuti concreti, con l’auspicio che tale attività venga presa in considerazione dal legislatore.

La giurisdizione, avamposto della cultura e dell’integrazione, sopperisce alle lacune del legislatore, anche considerando legittimo ciò che in altri paesi accade, attraverso un’attività di comprensione delle culture differenti, come accaduto di recente sulla questione del pagamento di un prezzo inserito in patti prematrimoniali tra coniugi tunisini, considerato come non invalidante di per sé il matrimonio, proprio attraverso un raffronto culturale.

Ha ricordato le funzioni della Formazione Decentrata di cui fanno parte Avvocati e Magistrati, importante momento di formazione anche dinanzi alle sfide che il fenomeno migratorio irrimediabilmente comporta.

Toccante è stato il riferimento alle parole “orizzonte affidato nelle tasche delle onde…la nostra patria è una barca, un guscio” della poesia “Solo Andata” di Erri De Luca con cui ha chiuso il suo brillante intervento.

L’Avv. Maurizio Bianco, Consigliere Segretario dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, nel portare i saluti del Presidente dell’Ordine Avv. Armando Rossi, impossibilitato a presenziare per ragioni istituzionali, si è vivamente complimentato per l’istituzione della commissione Diritti Umani, fortemente voluta dal compianto Presidente Avv. Flavio Zanchini unitamente all’Avv. Francesco Caia, per la concreta necessità di supporto che gli operatori qualificati del diritto devono svolgere per le persone più deboli.

Sin dal diritto romano, l’humanitas interpretatio ha guidato gli uomini di diritto verso la coniugazione tra esigenze di stretta legalità a quelle dell’umanità, nell’interpretazione e applicazione delle norme giuridiche al caso concreto.

Occorre adeguare la legge ai tempi, anche facendo leva sulla funzione di supplenza che i giuristi adottano rispetto ad una legislazione a volte lontana dalla realtà concreta.

Ha invitato le forze dell’Avvocatura a governare questo cambiamento, operando a favore delle donne e dei minori coinvolti in questo esodo doloroso, sfruttando le sinergie con gli altri operatori del diritto e dei volontari in campo, al fine di rendere effettiva la tutela di queste categorie deboli.

L’avv. Bianco ha concluso il suo intervento con il vivo suggerimento di prendere ad esempio la cultura che si è maturata nel Tribunale per i Minorenni, svincolata dal legalismo formale e più aderente alla realtà; in tal modo gli Avvocati possono cogliere l’occasione di ribadire la propria utilità in aderenza alla loro fondamentale funzione di tutela.

L’Avv. Francesco Caia, Presidente della Commissione Diritti Umani del C.N.F., nel ricordare i tempi drammatici che stiamo vivendo, ha sollecitato l’individuazione di soluzioni possibili al livello europeo che tengano conto della disponibilità dell’Avvocatura che, in tale tema, può a pieno realizzare la sua connaturata funzione sociale.

Le azioni positive da porre in campo devono condurre l’Avvocatura nazionale e partenopea alla costruzione di un ponte con queste realtà, e non di un muro, tenendo ad esempio quanto accaduto con i Colleghi della Tunisia e del bacino del Mediterraneo, grazie anche alla sinergia con l’Avv. Alessandro Senatore.

Per realizzare questo, l’esortazione è alla buona volontà unita alla conoscenza delle dinamiche culturali di questi paesi.

Dopo la disamina degli esodi del recente passato, ha esortato ad un percorso di azioni positive e concrete, instaurando sinergie, facendo rete, con gli operatori sul campo, come accaduto già con il progetto “Lampedusa” che ha visto gli Avvocati al fianco dei centri di prima accoglienza e della Questura per la risoluzione delle questioni pratiche dei migranti, che il CNF sta provvedendo a riattivare, unitamente a Protocolli di intesa con il Ministero dell’Interno.

Di fondamentale importanza riveste l’attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, quale contributo indispensabile alla crescita culturale del nostro paese ed al vero riconoscimento della nostra funzione sociale che non può prescindere da un’attività direttamente svolta nella società, anche al fine di correggere le informazioni spesso equivoche che alimentano pregiudizi sugli immigrati, favorendo l’errata equiparazione tra immigrati e terroristi.

L’intervento di forte impatto motivazionale, si è chiuso con la viva esortazione rivolta agli Avvocati di uscire dal Tribunale, per favorire l’integrazione ed il risveglio culturale bisogna formarsi su questi delicati temi ed affiancare i cittadini ed i soggetti deboli, facendo rete con altri soggetti coinvolti.

Il Dott. Maurizio Barruffo, Presidente Vicario del Tribunale per i Minorenni, ha analizzato i casi concreti affrontati dal Tribunale per i Minorenni che spaziano dalla gestione dei minori affidati a famiglie italiane con interessamento dei servizi sociali, e anche senza tale filtro, a quelli di minori che entrano nel nostro paese senza genitori o figure di riferimento, oltre ai numerosi casi di minori già da tempo integrati nel nostro territorio.

Il Tribunale si trova ad instaurare processi ex art. 330 c.c. di decadenza della responsabilità genitoriale o processi di adottabilità del minore o, in taluni casi, a far ricorso alla cd. adozione mite ex art. 44 legge 184/1983.

Per i minori figli di immigrati e nati in Italia vi sono numerose questioni da affrontare che riguardano il raccordo tra la cultura italiana, spesso naturalmente assorbita da questi ragazzi, e quella dei genitori per i quali è certamente più difficile una vera integrazione culturale; il che causa spesso situazioni di conflitto molte volte risolta grazie alla preparazione dei Magistrati del Tribunale per i Minorenni.

Dal punto di vista legislativo, l’art. 31 della cd. Legge Bossi – Fini consente ai minori di entrare nel territorio nazionale per necessità gravi e trae la sua origine dalla necessità di cure per i minori coinvolti nella guerra in Libano.

Tale disposizione, che doveva costituire una deroga eccezionale e temporanea, è stata estesa grazie al lavoro interpretativo dei Magistrati e confermato dalle Sezioni Unite della Cassazione che ha individuato, come pregiudizio legittimante la permanenza dei minori, anche l’allontanamento dal territorio nazionale in cui si sono già inseriti.

I minori giunti in Italia senza accompagnatori vengono affidati con il processo di adottabilità, ma numerosi problemi si pongono con riferimento ai minori che abbiano già compiuto diciassette anni e che con estrema autonomia hanno affrontato il lungo viaggio, peri i quali ha poco senso aprire un procedimento di siffatto tipo, potendo al più attivare la cd. adozione mite.

Ed invero, i procedimenti per l’adottabilità hanno già complicazioni, trattandosi di processi che vedono come contro interessati dei genitori spesso non rintracciabili, perché ancora nei loro paesi di origine.

Allora il Tribunale per i Minorenni in sinergia con il Tribunale ordinario, Sez. I^bis tutele ha individuato un piano di azione condiviso che vede i minori già grandi gestiti dalla figura del tutore, mentre per i minori sino a dodici anni è attivo un team del Tribunale per i Minorenni per agevolarne l’adozione.

L’ultima legge affida al Tribunale per i Minorenni una competenza per i minori non accompagnati – definita incomprensibile dal Presidente Vicario – concretantesi in una ratifica di quanto hanno fatto i Servizi Sociali.

Il Presidente Barruffo ha evidenziato l’assoluta necessità di tutori competenti e disponibili, viste le incompatibilità molteplici e la gratuità dell’incarico, esortando gli Avvocati a rendersi più disponibili all’esercizio di tale delicato compito.

La presenza di un cospicuo numero di tutori potrebbe favorire la risoluzione delle problematiche che, trattandosi di minori, vanno affrontate con estrema velocità.

Anche per esercitare questo ruolo è estremamente importante una formazione adeguata dei tutori che la legge prevede, ma con modalità ancora non individuate.

Il Dott. Francesco Dandolo, Responsabile della Scuola Migranti della Comunità di Sant’Egidio, ha illustrato le  numerose ed importanti attività svolte dalla comunità e dalla scuola migranti per favorire il processo di integrazione e per la tutela dei migranti. In particolare, ha illustrato le finalità del progetto Dream il cui sostegno è parte integrante della Tavola rotonda che ne ha consentito la presentazione e la raccolta fondi.

Tale progetto è rivolto alle donne africane sieropositive ed in stato di gravidanza e consente, attraverso la somministrazione dei farmaci specifici di arrestare il virus ed evitare che il bambino lo contragga per trasmissione dalla madre, oltre al trattamento farmacologico delle donne e dei minori già infetti.

Le donne malate di HIV si sono rese disponibili a collaborare in prima persona per coinvolgere le altre connazionali colpite dal virus e per superare i pregiudizi rispetto alle cure proposte. Grazie a questo progetto 65.000 bambini con madri sieropositive sono nati sani e questo costituisce un enorme successo.

La Dott.ssa Valeria Galdiero, Associazione Farmacisti Insieme, ha osservato come la tutela della salute costituisce una modalità per contenere i flussi migratori, spesso provocati anche dalla necessità di ottenere cure adeguate.

Le cure previste nel progetto Dream, sebbene non servano a debellare completamente l’HIV, possono servire a bloccare il virus, inibendo gli enzimi che portano alla sua replicazione.

Tali farmaci denominati antiretrovirali ARV sono molto costosi, e necessitano di un continuo monitoraggio e di cure lunghissime.

L’esodo dei migranti ha portato intere popolazioni ad arrivare nei nostri territori ed a confrontarsi con il nostro sistema sanitario che non li tutela per molte malattie.

Nel caso del virus HIV le cure sono fornite gratuitamente in Ospedale, essendo considerati farmaci di fascia H, ha spiegato la dott.ssa Galdiero, ma la malattia porta con sé altre e diverse patologie ed esigenze di farmaci non forniti gratuitamente dal sistema sanitario, ad esempio per le complicazioni respiratorie o cardiocircolatorie, considerate patologie di accompagnamento al virus.

I bambini vanno curati e, grazie alle terapie inserite nel progetto Dream, la loro aspettativa di vita si avvicina alla normalità, mente senza cure purtroppo l’aspettativa di vita è di circa due anni.

Anche l’assistenza pediatrica di base ai migranti non è sempre prevista dalle Regioni, per mancanza di una politica comune e chiara, che la dottoressa esorta a porre in essere.

Ha preceduto l’intervento del Prof. Giuseppe Cataldi, Ordinario di Diritto internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Direttore del Centro di Eccellenza Jean Monnet sulla Tutela dei diritti dei migranti nel Mediterraneo, Responsabile scientifico della Commissione diritti umani del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, la trasmissione del video testimonianza della giovane attivista per i diritti umani Nawal Soufi, 28 anni, che intercetta i messaggi di aiuto con il suo cellulare, coordinando i soccorsi, ed ha raccontato della sua scelta di comprendere questa esperienza fino in fondo, fingendosi una profuga siriana e vivendo il viaggio di questa popolazione nella rotta dei Balcani, nelle medesime condizioni, dal campo di partenza sino all’arrivo.

Testimonianza emotivamente fortissima, ha messo in luce la distruzione della dignità umana di queste donne e dei loro bambini, individuati con un numero, come al tempo dei campi di concentramento nazisti e con la stessa violenta ed insensibile considerazione.

Ha raccontato di come nei fatti si possano umiliare le persone, in specie, la mancanza dell’acqua nei bagni, elemento indispensabile per le esigenze vitali di donne e bambini, ha frustrato un naturale ed insopprimibile esigenza di umanità, per non parlare delle manganellate ricevute.

Drammatico pensare a quali violenze vengono sottoposte le persone in fuga dalla guerra ed alla ricerca di pace, persone bisognose di rispetto e protezione, per la cui condizione l’attivista ha raccontato di aver versato molte lacrime.

“Triste è quel popolo che ha bisogno di eroi”, citando Brecht, il Prof. Cataldi ha interpretato il pensiero emotivamente scosso dei partecipanti alla tavola rotonda, evidenziando come la dignità umana, lungi dall’essere dato acquisito del nostro tempo, si rivela ancora di difficile comprensione e tutela.

Rabbrividisce come la dignità umana venga calpestata nel quotidiano proprio nei confronti dei soggetti più deboli e meritevoli di protezione e tutela.

Queste tristi vicende, e la necessità di preparare operatori qualificati ad affrontarle, sono state lo stimolo alla realizzazione del corso di formazione incentrato proprio sulla dignità umana, madre di tutti i diritti, che la Commissione diritti umani ha realizzato e che vede nel prossimo 5 aprile la sua sessione di apertura.

I dati  del fenomeno migratorio, forniti dal prof. Cataldi, a partire dal 2011 vedono 1 milione e mezzo di persone fuggite dal proprio paese per giungere sul nostro territorio, di queste 1 milione via mare.

La rotta via mare, attraverso il Mediterraneo è la più pericolosa, con un tasso di mortalità 18 volte superiore rispetto alle altre vie di fuga.

I dati dell’esodo di donne e bambini, oltre ad essere numericamente preoccupanti (nei primi tre mesi del 2016 l’Alto Commissariato O.N.U. ha registrato il 31% di bambini ed il 20% di donne) costituiscono una vera tragedia umanitaria, proprio per la vulnerabilità e ricattabilità dei soggetti più deboli che ne sono coinvolti.

Le donne sono costrette a pagare con prestazioni sessuali il loro “viaggio” verso la speranza, i bambini vengono sfruttati per l’accattonaggio sia prima che dopo la loro partenza.

Concentrando l’attenzione sulle problematiche del rifugiato donna, essendo il tema dei minori approfonditamente affrontato dal Presidente Barruffo, il Prof. Cataldi ha analizzato la Convenzione sui Rifugiati del 1951 che ha previsto la discriminazione basata sul genere, ma che nella pratica rende difficile l’ottenimento dello status di rifugiato per siffatto motivo.

Ecco che l’ottenimento dello status di rifugiato viene consentito non solo a fronte di persecuzioni, ma anche in presenza del rischio concreto di impedimento all’esercizio delle libertà fondamentali, nel quale si può inserire il trattamento riservato alle donne nei loro paesi di origine.

Quest’attività interpretativa, ha segnalato il professore, avviene in assenza di una normativa specifica sul diritto di asilo, attesa da oltre 60 anni.

Viene utilizzata per consentire la protezione, la Convenzione di Instanbul, ratificata dall’Italia con legge 77/2013, che prevede un capitolo specifico destinato alle vittime di violenza che hanno diritto al riconoscimento di uno status a sé: se le vittime chiedono di restare nel nostro territorio lamentando che nel loro paese di origine sarebbero esposte a violenza, possono ottenere un diritto di soggiorno a tale titolo.

Tra le violenze legittimanti il soggiorno vi è il rischio di essere sottoposte a mutilazioni genitali nei paesi di origine, ma tale motivazione potrebbe essere inibita laddove vi sia una legislazione che formalmente vieti siffatte pratiche, pur non contrastandone la loro realizzazione in concreto.

Anche in tali casi, meritoria è l’opera giurisprudenziale di interpretazione estensiva ed applicazione più aderente agli scopi umanitari, come accaduto recentemente in due pronunce di Corte di Appello italiane, attraverso l’equiparazione delle donne che – richiedendo asilo per motivazioni di conflitto con la condizione del proprio paese di origine in cui pratiche di mutilazioni sono consentite o comunque non vi è certezza che non vi sarebbero sottoposte una volta rientrate – vengono qualificate come oppositori politici, siccome in contrasto con le leggi o i costumi dei loro paesi e considerate meritevoli di asilo politico.

Non è mancata la critica alla gestione dei migranti con l’accordo U.E. – Turchia, non potendo essere una soluzione lasciare 3 milioni di migranti in un solo paese, senza neppure operare differenziazioni tra popolazioni coinvolte, solo perché gli altri non vogliono farsi carico di questo dramma umanitario.

Il prof. Cataldi, giustamente, si pone il problema di quali standard di rispetto dei diritti umanitari possono essere assicurati in Turchia, se quelli turchi o quelli europei ben più elevati.

E se davvero il popolo curdo in Turchia sarebbe trattato con rispetto dei diritti umani.

Il prof. Cataldi ha concluso il suo intervento con un’aspra critica alla politica europea che pensa di risolvere il problema dell’esodo, facendo confluire intere popolazioni in un paese comunque a rischio per la concreta attuazione dei diritti umanitari, dimenticando la propria storia come consacrata nei sacri testi internazionali.

La seconda parte dei lavori, moderata dall’Avv. Milena Miranda, Componente della Commissione Diritti Umani dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, in aderenza all’obiettivo della Commissione di favorire la rete con le associazioni presenti sul territorio ha invitato a parlare  il referente di Emergency.

Il Dott. Sergio Serraino, Coordinatore Ambulatorio Emergency, ha evidenziato le attività operative dell’Associazione impegnata in vari paesi del mondo in guerra, per garantire sia interventi chirurgici qualificati ed anche l’assistenza sanitaria ordinaria e quella pediatrica. 

In Italia l’attività è dedicata ad offrire cure agli indigenti, italiani o stranieri, con ambulatori presenti nei luoghi di sbarco dei profughi ed in quelli ad alto tasso di presenza di immigrati.

Le motivazioni dell’associazione sono racchiuse negli articoli 11 e 32 della Costituzione italiana – articoli esposti in ogni ambulatorio – ovvero garantire l’effettività del diritto alla salute ad ogni persona in particolari condizioni di bisogno.

Emergency svolge anche percorsi di informazione ed orientamento nelle cliniche mobili sul territorio, non sostituendosi al servizio sanitario nazionale, ma affiancandolo per agevolare i percorsi di salute dei soggetti più deboli, consentendo risparmi alla spesa pubblica e all’accesso al Pronto Soccorso, attraverso l’opera di filtro ed indirizzo svolta dai volontari.

In particolare, il progetto realizzato a Castel Volturno, terra difficile sia per la presenza della criminalità  che per la notevole presenza di stranieri, nasce nel 2013 con un autobus – ambulatorio mobile, poi trasformatosi in un ambulatorio fisso.

Il dott. Serraino ha precisato, anche per fugare il pregiudizio al riguardo, che gli stranieri arrivano sanissimi nel nostro territorio, mentre sono proprio le condizioni di vita in cui sono costretti, dai centri di prima accoglienza, ai lavori usuranti cui spesso sono addetti, alle condizioni abitative in cui reperiscono alloggio assimilabili a ghetti sovraffollati, a determinare condizioni negative di salute e, quindi,  le malattie.

Quanto alle cure offerte dal servizio sanitario, ha segnalato la crescita dell’assistenza pediatrica nella Regione Campania che da zero oggi copre il 50% dei bambini, lasciandone tristemente scoperta la metà.

Ha illustrato, inoltre, i progetti dell’associazione rivolti alle donne straniere, molto spesso costrette alla prostituzione in strada, che si rivolgono agli ambulatori, non avendo per la metà dei casi mai frequentato prima un medico o un ginecologo, ottenendo informazioni ed assistenza per la prevenzione e protezione delle malattie sessualmente trasmissibili, oltre che per il ricorso ad aborti in strutture ospedaliere sicure in contrasto con le pratiche “fai da te” che ancora si verificano. 

In virtù dell’esperienza sul campo, il dott. Serraino giunge tristemente ad evidenziare nella violenza il dato che accomuna le donne straniere provenienti in larga parte dalla Nigeria; violenza che accompagna queste donne nel loro paese di origine, nel lungo e drammatico percorso che le porta sul nostro territorio e che vivono una volta messe sulla strada, sino all’uccisione violenta da parte di clienti o dei loro aguzzini “protettori”.

La risoluzione del problema, ad avviso del dottore, non può prescindere dalla Rete che deve essere realizzata tra vari soggetti sia per il contrasto operativo allo sfruttamento, sia nell’attività di  sensibilizzazione culturale e di informazione che deve necessariamente accompagnare il processo di integrazione.

L’intervento si è chiuso con un forte monito a trasformare la volontà di affrontare questo dramma, espressa a parole da più fronti, nella costituzione di una rete sinergica e nell’attivazione di fondi ed investimenti dedicati, diversamente non sarà risolto il problema.

La Dott.ssa Maria de Luzenberger Milnernsheim, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, cogliendo immediatamente lo spirito della tavola rotonda rivolto alla creazione fattiva di una sinergia operativa sul tema, ha iniziato il suo intervento con l’esortazione agli Avvocati all’approfondimento giuridico ed all’elaborazione di studi per estendere l’assistenza pediatrica agli stranieri, oggi fortemente limitata, inaccettabile soprattutto quando si pensa ai minori non accompagnati presenti nel nostro territorio.

L’analisi del Procuratore si è indirizzata alle condizioni delle numerose comunità alloggio presenti nel nostro territorio regionale ed al numero consistente di minori di cui queste comunità si occupano (503 minori non accompagnati nel 2015 e 101 in soli tre mesi del 2016).

La prima questione pratica da affrontare è l’inserimento di questi minori stranieri in comunità in cui sono presenti minori italiani e, dunque, la necessità pratica di garantire un’integrazione tra questi ragazzini.

Non è mancata l’amarezza di dover constatare, sebbene in un ristretto numero di casi, lo stato di abbandono in cui versano questi minori in alcune comunità, sia dal punto di vista materiale che da quello amministrativo, quest’ultimo niente affatto secondario.

La comunità che non si occupa, sebbene vi siano oggettive difficoltà, di avviare pratiche per il recupero dei documenti da fornire a questi bambini, impedisce di fatto il riconoscimento di quel minore come soggetto  avente una sua identità e, dunque, titolare di quei diritti che ne derivano come sua naturale conseguenza.

La dott.ssa de Luzenberger ha sottolineato le difficoltà di gestire il fenomeno anche per l’eccessiva frammentazione della normativa e delle competenze che, in materia di minori, sono affidate al Tribunale per i Minorenni ed al Tribunale ordinario Sezione Tutele, con analoghi e sovrapposti doveri anche di ascolto del minore.

Gli operatori giuridici non devono dimenticare che questi ragazzi hanno situazioni disastrose alle spalle, arrivando nel nostro territorio dopo aver “viaggiato” anni, spesso da soli in un lungo percorso che li ha visti vittime di violenze ed abusi.

Questa realtà che si portano dietro quando arrivano da noi, li rende soggetti potenzialmente pericolosi per sé stessi e per gli altri, andrebbero, quindi, accolti e seguiti con molta attenzione.

Come realisticamente osservato, in questo delicato tema e con le poche risorse di cui dispongono i Tribunali, tale frammentarietà non dovrebbe esistere, aggravandosi il rischio di non realizzare per questi ragazzi una tutela rapida ed efficace.

Nodo fondamentale risiede nella nomina del Tutore, figura che deve essere formata e scelta con oculatezza, in quanto figura in grado di accompagnare il minore in un progressivo percorso di acquisizione concreta di diritti che spesso non vengono spiegati, restando tali solo sulla carta.

Gli Avvocati possono collaborare rendendosi disponibili ad accettare la nomina di Tutore e realizzando quella sinergia operativa, strumento efficace per la tutela di questi soggetti deboli e bisognosi, supportandoli verso la regolarizzazione e la vera integrazione.

Analoga rete va creata con la Questura, dove spesso si arenano le pratiche necessarie per il processo di integrazione effettiva.

La dott.ssa Marianna Patricelli, Psicologa – comunità alloggio “La strada e le stelle”, ha raccontato la sua esperienza nelle comunità di accoglienza per minori e le difficoltà di gestione ed integrazione tra ragazzi italiani e stranieri.

In particolare, il percorso verso l’integrazione passa inizialmente dalla comprensione linguistica, resa ancor più difficile dalla presenza di numerosi dialetti locali e quindi dalla necessità di essere affiancati da un’interprete che sia in grado di parlare la lingua di questi ragazzini che arrivano da noi lasciando le proprie case e le proprie famiglie, dopo viaggi inumani, senza nessuna capacità di comprensione linguistica e, quindi, sentendosi ancora più soli.

Il secondo passaggio da affrontare è quello di non evidenziare le differenze, ma aiutare i ragazzi di paesi diversi a rispettarle.

L’essere umano, infatti, ha bisogno delle sue sicurezze e di vincere le resistenze, attraverso un processo di comprensione che lo porti ad assimilare l’altro pur nella sua diversità.

La strategia operativa rivelatasi vincente è stata quella di affiancare ad ogni ragazzo italiano un ragazzo straniero, attribuendo compiti di supporto ed instaurando in tal modo una sorta di gara di solidarietà; in tal modo si è mossa la loro sensibilità, alimentando la comprensione della solitudine di questi ragazzi stranieri.

Il grande risultato di questo impegno risiede nell’alfabetizzazione offerta a questi ragazzini, in grado di sentirsi più integrati nel nostro territorio.

Il dott. Mariano Anniciello, Presidente Arci Napoli, ha illustrato i numerosi progetti di tutela svolti dall’associazione nei confronti di donne e minori stranieri in condizione di bisogno, approfondendo l’attività del centro di prima accoglienza gestito dall’Arci in cui i minori dovrebbero soggiornare solo poco tempo, salvo deroghe.

Nonostante la temporaneità della loro permanenza l’Arci offre assistenza per l’integrazione, realizzando programmi di comprensione linguistica, prediligendo operatori in grado di districarsi tra i molteplici dialetti, e programmi di contrasto al razzismo.

Nel condividere i precedenti interventi sul tema, il Presidente Arci Napoli ha evidenziato la necessità di ampliare i soggetti disponibili ad assumere l’incarico di Tutore e di instaurare forme di collaborazione sinergica ed operativa con i Comuni e le Questure per la miglior tutela dei minori.

L’Avv. Vincenzo Improta, Vice Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, ha brillantemente concluso i lavori della Tavola rotonda, manifestando la propria ammirazione per l’impegno dei volontari che non lasciano questi soggetti deboli senza tutela. Senza ipocrisie è entrato direttamente nel tema che ci preoccupa ed ostacola la piena integrazione: il tema della sicurezza.

A poche ore dall’ennesimo attentato terroristico a Bruxelles, per le cui vittime esprime il cordoglio dell’Avvocatura, il Vice Presidente ha evidenziato come nel titolo della tavola rotonda “manchi non a caso” il riferimento ai padri, intesi come la cultura originaria dei paesi da cui fuggono intere popolazioni.

Cultura lontanissima dalla nostra ed irrispettosa della libertà delle donne e dei figli, considerati schiavi del potere esercitato dai padri nelle famiglie.

Giungendo al nodo della questione oggetto del dibattito, ha osservato come il problema dell’accoglienza andrebbe considerato come secondo da affrontare, dovendo prioritariamente porsi il problema – questo a suo avviso risolutivo – di consentire che queste popolazioni possano vivere bene nei loro paesi di origine, eliminando, dunque, le vere cause del triste esodo.

Pur essendo chiamato a concludere i lavori, ha ribadito la sua intenzione di aprire l’importante discussione sulla possibile realizzazione del multiculturalismo.

Noi occidentali ci siamo formati su di una cultura antichissima sul diritto e le libertà e, sebbene non sia giusto operare gerarchie sulle culture, non si può dimenticare come in certi paesi non siano ancora oggi riconosciuti i diritti delle donne e dei bambini ad un’esistenza libera.

Con l’invito ad abbandonare l’approccio ideologico, l’avv. Improta ha sottolineato il valore del commercio, come promotore ben più efficace di una rinascita di questi paesi, da incentivare per il superamento della povertà e la creazione di infrastrutture e servizi che possano rendere la vita di queste popolazioni più dignitosa.

Diversamente, quei territori continueranno ad essere “fabbrica” di migranti.

D’altronde, citando Benjamin Constant (autore de “la libertà degli antichi e la libertà dei moderni”) –  secondo cui la libertà dei moderni si fonda su di una società commerciale in cui non esistono schiavi, ma ognuno deve  e può guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro – quando e si favorisce il mercato le guerre sono superflue.

Anche il precetto dei Monaci benedettini “Ora et labora” ha il medesimo senso di valorizzare il lavoro come raggiungimento della pace.

Il Vice Presidente O.U.A. ha concluso esortando ad indirizzare i nostri sforzi in termini concreti, anche facendo leva sul nostro importante substrato culturale, in modo da proporci come ispiratori di risultati di crescita negli altri paesi.

a cura di Emanuela Monaco

Documenti:

Scarica locandina tavola rotonda

Scarica progetto dream sant’egidio

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