L’Arbitro Bancario Finanziario: il ruolo dell’Avvocato


dispute_resolutionLa crisi della giustizia civile in Italia, che non rappresenta un semplice assunto, ma un dato fattuale, ha determinato la ricerca di sistemi di composizione delle controversie alternativi al giudizio ordinario, che, da un lato si pongono come strumenti deflattivi del contenzioso, dall’altro sono dotati di forza autonoma, ben potendo essere scelti dal cittadino come valida alternativa al contenzioso giudiziario, in ragione della maggiore semplicità, economicità e rapidità della giustizia privata rispetto a quella pubblica.Si tratta dei sistemi “ADR” acronimo di “Alternative Dispute Resolution”, che indica una variegata categoria di tecniche e procedimenti atti a consentire una veloce ed efficace risoluzione delle liti o conflitti.Nei sistemi ADR le parti in lite si rivolgono a uno o più terzi neutrali che li aiutano a gestire un contenzioso. Tali soggetti terzi neutrali, tuttavia, sono privati, come privata è la procedura, il che garantisce una maggiore flessibilità e capacità di adattamento al caso concreto.Nell’ambito di questi sistemi, l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) occupa un posto di rilievo nella risoluzione stragiudiziale delle controversie tra le banche e gli altri intermediari finanziari e la clientela.
L’Arbitro Bancario Finanziario, operativo dall’ottobre 2009, nasce con la Legge n.262/2005, che, tra l’altro, introduce nel Testo unico bancario l’art.128 bis, che impone alle banche di aderire a sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie con la clientela, al fine di assicurare una loro rapida ed economica soluzione e un’effettiva ed imparziale tutela della clientela. Concorrono ad integrare tale disciplina le regole di dettaglio del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio e della Banca d’Italia.
L’ABF non è un giudice che può pronunciare una sentenza o un provvedimento obbligatorio che faccia stato tra le parti, gli eredi e gli aventi causa e che sia suscettibile di esecuzione forzata, come, al contrario, accade per il lodo arbitrale; è, invece, un organismo indipendente e imparziale, stragiudiziale, al quale può rivolgersi solo il cliente della banca o dell’intermediario finanziario, e che è abilitato dalla legge ad emettere una “valutazione decisionale” tra il cliente ricorrente e la banca resistente, resa secondo i principi del diritto.
Tuttavia, la “valutazione decisionale” del collegio di esperti, pur non potendosi configurare come “sentenza” vincolante e idonea a formare “giudicato” tra le parti, costituisce, in ogni caso, un provvedimento dotato di forza dirimente della lite in base ad un meccanismo composto che va dalla sanzione di pubblicità sul sito dell’ABF dell’eventuale mancato adempimento alla pronuncia dei Collegi, cui conseguono sicuri effetti reputazionali negativi, alla forte pressione che la Banca d’Italia, in qualità di Autorità pubblica di controllo delle banche, esercita sulle stesse banche, laddove, nei casi gravi e rilevanti, quest’ultima può comminare, oltre che richiami specifici, sanzioni amministrative a carico degli amministratori, direttori o dipendenti delle banche colpevoli.
L’ABF è competente a pronunciarsi sulle liti che riguardano solo operazioni e servizi bancari e finanziari, con esclusione delle vertenze aventi ad oggetto i servizi di investimento.
E’ possibile, più in particolare, ricorrere all’ABF per le controversie con la banca relative all’accertamento di diritti, obblighi e facoltà, indipendentemente dal valore del rapporto da cui nascono. Tuttavia, se la richiesta del cliente ricorrente è la corresponsione di una somma di danaro, a qualunque titolo dovuta, la lite può essere decisa dall’ABF sino alla somma massima di 100.000 euro. Il cliente può inoltre chiedere nel ricorso il risarcimento del danno anche quando tale richiesta non sia stata formulata nel reclamo, a condizione che il danno lamentato sia conseguenza immediata e diretta della condotta della banca.
Non possono essere sottoposte all’ABF contestazioni relative a operazioni o comportamenti delle banche e degli intermediari anteriori al primo gennaio 2009, né quelle già portate avanti all’autorità giudiziaria
Il ricorso all’ABF è subordinato alla previa presentazione di un reclamo alla banca: decorsi trenta giorni dal reclamo, se il cliente non riceve risposta dall’intermediario, o, comunque, la risposta non lo soddisfa, può proporre ricorso all’ABF, purché non siano trascorsi più di 12 mesi dalla presentazione di detto reclamo.
Tralasciando le regole procedurali, che saranno approfondite nei prossimi appuntamenti della rubrica, ciò che in questa sede preme approfondire è il ruolo dell’Avvocato nelle procedure innanzi l’ABF,
In materia, non vi è obbligo di assistenza professionale, in quanto è lo stesso cliente che può sottoscrivere il ricorso. Ma, non può non rilevarsi che, in considerazione della complessità di talune controversie, del valore anche ingente che queste possono avere, della specificità delle norme del settore bancario e finanziario, della necessaria consequenzialità tra contenuti del reclamo e quelli del successivo ricorso all’ABF, di un’eventuale richiesta di risarcimento di “danni immediati e diretti”, l’assistenza di un avvocato dovrebbe essere una scelta quasi obbligata del cliente, al fine di tutelare la propria posizione in maniera tecnica.
A tal proposito, non può non evidenziarsi che i ricorsi inoltrati all’ABF sono, per lo più, presentati da clienti, che non si avvalgono dell’assistenza professionale di soggetti specializzati. Ne consegue un livello espositivo spesso imperfetto, atecnico, che si riflette negativamente sulla formulazione delle domande e ancor più sulla regolarità del ricorso: spesso, infatti, la domanda è diretta a chiedere un risarcimento danni basandosi su elementi di fatto indicati in modo piuttosto generico e impreciso e capita, anche, che il ricorrente, probabilmente senza averne piena consapevolezza, non fornisce elementi di prova concreti e sufficienti sui danni che sostiene di aver subito, per cui la domanda sul punto non potrebbe essere accolta.
Molti clienti, però, nonostante la possibilità di ricorrere all’ABF venga indicati nei contratti, non sanno neanche di poter ricorrere a tale sistema alternativo di soluzione delle controversie con la banca o l’intermediario, per cui, spaventati dai costi della giustizi ordinaria, vi rinunciano.
Considerato, pertanto, che le spese vive per la presentazione di un ricorso all’ABF ammontano ad € 20,00, ne deriva che il costo dell’avvocato diventa sostenibile per il cliente; considerata, infine, la mole di operazioni e servizi bancari e finanziari per cui si può adire l’ABF, ovvero conti correnti, mutui, assegni, prestiti personali per l’acquisto di beni e servizi, bonifici, carte di credito (e l’elenco è solo esemplificativo), si può affermare che le procedure innanzi l’ABF consentono davvero all’Avvocato di poter ampiamente agire al di fuori del processo.
Resta inteso che, nelle stesse materie devolute alla competenza dell’ABF è sempre possibile il ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria, previo esperimento della mediazione ex art. 5 L.28/2010, quale condizione di procedibilità, così come è possibile adire il giudice ordinario se la decisione dell’ABF non soddisfa il cliente. In tale ultimo caso, non sarà necessario la preventiva mediazione.

a cura di Armando Rossi 

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