I recenti correttivi del Jobs Act


lavoro-lavoratori-sospesi-680x365-1-copiaUna serie di provvedimenti legislativi, varati tra il 2014 ed il 2015, hanno attuato una riforma del diritto del lavoro in Italia, cui è stato attribuito il nome di Jobs Act.
Storicamente, il Jobs Act nasce con la L. n° 183/2014, che contiene numerose deleghe al Governo da attuare con decreti legislativi, tutti approvati nel 2015, i quali hanno modificato profondamente alcuni aspetti del diritto del lavoro italiano, che era fermo da decenni. Essi, citando solo alcuni tra gli istituti più rilevanti, hanno inciso:
a. Sui licenziamenti, prevedendo per chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015 la possibilità sia della reintegrazione nel posto di lavoro, limitata ai licenziamenti nulli e discriminatori e a particolari casi di licenziamento disciplinare ingiustificato, che di un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio;
b. Sugli ammortizzatori sociali, ovvero sulle misure di sostegno per quanti hanno perso il posto di lavoro, attraverso l’introduzione di nuovi strumenti;
c. Sui congedi di paternità e maternità;
d. Sui contratti di lavoro, alcuni dei quali sono stati completamente riscritti, come la collaborazione a progetto, la somministrazione, il lavoro a chiamata, il lavoro accessorio, l’apprendistato, il part-time;
e. Sulla cassa integrazione, che si articola in due forme, la prima ordinaria e la seconda straordinaria;
f. Sulle pari opportunità.

In questo quadro storico-giuridico si innesta il Decreto legislativo n. 185 del 24 settembre 2016, entrato in vigore lo scorso 8 ottobre, definito “decreto correttivo del Jobs Act”: un intervento che contiene un insieme di previsioni eterogenee, rivolte soprattutto al mercato del lavoro, in termini di promozione dell’occupazione e di misure a sostegno della disoccupazione.
Numerose sono le novità per gli ammortizzatori sociali, tra cui un maggiore stanziamento di risorse finanziarie per il 2016, da destinare alle regioni ed alle province autonome, da impiegare per concedere ammortizzatori sociali in deroga o, in alternativa, per promuovere interventi di politica attiva.
Sono state stanziate maggiori risorse anche per le imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata o destinatarie di interdittiva antimafia, a copertura della Cassa integrazione guadagni straordinaria.
È stato stabilito che i contratti di solidarietà “difensivi”, al fine di favorire la crescita degli organici e l’inserimento di competenze più nuove e aggiornate, possono essere trasformati in “espansivi” in presenza di determinate condizioni.

Molte novità per i diversamente abili:
a) la computabilità dei lavoratori già diversamente abili prima della costituzione del rapporto, anche se non assunti tramite collocamento obbligatorio, deve riguardare i lavoratori che abbiano una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60 %;
b) l’importo delle sanzioni per la violazione dell’obbligo di invio del prospetto informativo e per la mancata copertura della quota d’obbligo viene associato alla misura del contributo esonerativo;
c) applicazione della diffida per le violazioni relative alla mancata copertura della quota d’obbligo.

Molti sono i provvedimenti riguardanti il lavoro accessorio e le dimissioni.
Per il lavoro accessorio, il legislatore delegato istituisce un meccanismo di piena tracciabilità dei voucher per ridurre i fenomeni di abuso. I committenti imprenditori non agricoli o professionisti che ricorrono al lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione, a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o e-mail, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione. I committenti imprenditori agricoli sono invece tenuti a comunicare, coi medesimi termini e modalità, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione, con riferimento ad un arco temporale non superiore a 3 giorni. In caso di violazione di tali obblighi di comunicazione, la sanzione applicabile è la medesima prevista per il lavoro intermittente, ovvero la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.
Regolate anche le dimissioni con procedura telematica, in relazione alle quali nel nuovo decreto si recepisce quanto già previsto con la circolare ministeriale n° 12/2016, riconfermandosi l’esclusione dei rapporti di pubblico impiego dal campo di applicazione della nuova disciplina.
Inoltre, si estende ai consulenti del lavoro e alle sedi territoriali dell’Ispettorato nazionale del lavoro il potere di trasmissione, per conto del lavoratore, degli appositi moduli ministeriali, in precedenza attribuito solo a patronati, organizzazioni sindacali, enti bilaterali e commissioni di certificazione.

a cura di Armando Rossi

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