Il potere di nomina dei ministri: il caso Mattarella VS Savona


Presidente_Sergio_Mattarella
Sergio Mattarella

La Costituzione stabilisce che i ministri vengano nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio. Tale potere di nomina è oggetto da sempre di un dibattito in dottrina, con due tesi contrapposte. Secondo la prima tesi, la nomina equivale a una ratifica: il Presidente della Repubblica deve semplicemente limitarsi a prendere atto dell’indicazione del Presidente del Consiglio e sottoscrivere, congiuntamente a quest’ultimo, il relativo decreto di nomina. A questa interpretazione restrittiva del potere, si contrappone una seconda tesi a carattere estensivo. Posto che sul decreto occorrono due firme, si sostiene che i due Presidenti debbono concordare la nomina e, di conseguenza, il Presidente della Repubblica possa rifiutare un nome sgradito.

Ritengo sia di scarsa utilità sottolineare quale sia la tesi più autorevole o prevalente. Quel che conta, invece, è soffermarsi sul potere di veto, implicito nella seconda tesi ma non previsto espressamente dalla Costituzione. Ammesso e non concesso che il Presidente possa opporre un veto a una nomina, di certo deve motivarlo, ma esercitando la funzione di garanzia che gli attribuisce la Costituzione e non pretendendo di esercitare una funzione di indirizzo politico che la Costituzione attribuisce ad altri.

FME_MyEdu_Gazzetta-ufficiale.jpgIn altri termini, non può ostacolare la nomina di un ministro perché non condivide le sue idee sull’euro e le ritiene dannose per l’Italia. Mattarella non ha difeso le prerogative del Presidente della Repubblica ma ha creato un vulnus che porrebbe riproporsi con il governo che nascerà dalle prossime elezioni, con il rischio della paralisi istituzionale. È stato citato come precedente il veto che Napolitano oppose a Renzi sulla nomina di Nicola Gratteri a Ministro della Giustizia, ma il quel caso Napolitano ritenne inopportuna la nomina di un magistrato. Motivazione discutibile, perché un magistrato è parte processuale come un avvocato (diverso è il giudice), ma comunque non dipendente dalle posizioni politiche del nominando ministro, dunque conforme alla Costituzione.

a cura di Agostino LA Rana 

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