Oltre la democrazia elettorale


DEMOCRACYR&D” è il nome di un’organizzazione non governativa internazionale, presente in molte democrazie sviluppate ma sconosciuta in Italia (forse non a caso). E’ un “laboratorio di analisi”, come l’ufficio ricerche di un’azienda industriale; non a caso “R&D” significa “Research and Development”, cioè “Ricerca e Sviluppo”.

Formalmente non è un’associazione, ma un coordinamento di associazioni nazionali, tra le quali una particolarmente attiva in Belgio, sul cui sito (http://g1000.org/?lg=fr) leggiamo gli scopi e le caratteristiche dell’associazione: proporre nuovi modelli di governo che superino la democrazia elettorale, indipendentemente dai partiti politici e facilitando la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche, per esempio con le petizioni, i referendum e – soprattutto – con la random selection(in pratica: sostituendo le elezioni con i sorteggi), in modo che tutti abbiano pari opportunità per contribuire alle decisioni (“to give everybody equal opportunity to partecipate”). Belga, precisamente fiammingo, è David Van Reybrouck, l’autore di “Contro le elezioni” (sottotitolo:”Perché votare non è più democratico”). L’esperimento più interessante si è sviluppato nei piccoli comuni del Belgio ai confini con la Germania (germanofoni come l’Alto Adige), nei quali i consiglieri comunali non vengono eletti ma sorteggiati (“Modello di Ostbelgien”).

Il tema è tipico della cultura anglosassone e scandinava. Basti pensare che la costituzione americana non prevede nemmeno i partiti, a differenza di quella italiana che attribuisce ai partiti assoluta centralità nel sistema politico; in base all’art. 49 sono i partiti e non i cittadini che determinano la politica nazionale.

I padri costituenti americani, segnatamente Jefferson e Franklin, non si dimenticarono dell’esistenza dei partiti; semplicemente decisero che la democrazia americana non doveva basarsi su organi di mediazione, in primis i partiti.

Questo tema in Italia è un tabù, sia nella politica in generale che in particolare nella politica forense. Nel primo caso, di recente mi è capitato di discutere con un avvocato ammiratore del presidente venezuelano Maduro, il quale alle mie obiezioni mi ha risposto citando Pinochet, nel senso che, a suo parere, non si può mettere in discussione una democrazia (per quanto malata come quella venezuelana) perché in Sudamerica l’unica alternativa sarebbe la dittatura militare. Nel secondo caso, l’aver denunciato in un gruppo Fb la degenerazione delle elezioni forensi nel voto di scambio e la necessità di sostituire le stesse con il sorteggio, mi ha attirato le contumelie di trogloditi. Ma non mi lamento: voce isolata (non mi azzardo a definirla profetica) in Italia, in buona compagnia nel mondo civilizzato. 

a cura di Agostino La Rana

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