Afghanistan, Siria e Libia: minori in fuga. Al Pan di Napoli, le testimonianze toccanti dei protagonisti del dolore


Bombardamenti in Siria

Amica mia, ho paura per i miei figli, per i figli di questo Paese, tremo all’idea dell’odio e della vendetta, ho paura dei processi sommari degli uni contro gli altri. Mi terrorizza l’idea che si uccida nella convinzione di possedere la verità, che l’eccidio diventi il nostro destino quotidiano per anni. Rabbrividisco di orrore, ignoro dove mi porti il mio intuito. Deploro in primo luogo questo governo tirannico che è sempre stato ostile alla cultura e alla consapevolezza, riducendo il popolo alla disperazione. Deploro in secondo luogo gli intellettuali che non hanno approntato un piano lungimirante, ma che, per la maggior parte, si sono aggregati alla rivoluzione sognando fama e ricchezza. Hanno creato un sistema oppressivo, hanno abbandonato la gente alla sua stupidità.” (da I tamburi dell’amore di Maha Hassan)

Napoli. Al Pan (Palazzo delle Arti Napoli) questa mattina si è svolta la terza giornata della V edizione di “Imbavagliati”,  Festival Internazionale di Giornalismo Civile, ideato e diretto da Désirée Klain, che da voce a quei giornalisti che operano in nazioni dove la censura dittatoriale impedisce la libera espressione o dove il contesto sociale li pone in costante pericolo di vita, offrendo loro la possibilità di raccontare la propria verità e di confrontarsi con i colleghi italiani.

Al tavolo del confronto di quest’oggi, presenti Alì Ehnsani (Afghanistan), Maha Hassan (Siria) e Naziha Arebi (Libia) che – in un toccante viaggio tra parole ed immagini – hanno offerto la propria testimonianza sul focus “Afghanistan, Siria e Libia: minori in fuga“. Dalla guerra in Siria che distrugge le vite dei civili, in specie donne e bambini, rubando l’infanzia e l’innocenza di quest’ultimi e dalla condizione dei minori afghani, dei maltrattamenti e abusi che si verificano quotidianamente (anche a causa del fiorente mercato di organi di minori) alla questione libica a seguito della rivoluzione del 2011: il dibattito moderato da Marco Cesario, si è arricchito degli interventi di Asmae Dachan, scrittrice e attivista italo-siriana che ha offerto un punto di vista “italiano” della situazione attuale della Siria, di Fouad Roueiha, responsabile per la Siria presso l’Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa, di Barbara Schiavulli, corrispondente di guerra e scrittrice, di Tiziana Ciavardini, antropologa, giornalista e scrittrice specializzata nella questione medio-oriente e di Mirella Armiero, Caporedattrice sezione Cultura del Corriere del Mezzogiorno. Illustrazioni di Riccardo Marassi, illustratore grafico de Il Mattino.

Giornata di approfondimento intensa sui drammi della guerra e delle sofferenze umane e sulla grande difficoltà di “fare informazione” in Siria, Afghanistan e Libia. Storie e testimonianze conosciute solo grazie al coraggio di uomini e donne che rischiano la propria vita in nome del diritto alla conoscenza e al trasferimento delle notizie. La libertà di stampa e di informazione è la prima condizione necessaria affinché uno Stato possa definirsi democratico.

I protagonisti

Alì Ehsani (Afghanistan) nasce a Kabul nel 1989. Dopo aver perso i genitori alla tenera età di otto anni, decide di fuggire dall’Afghanistan insieme al fratello alla volta dell’Europa, in un drammatico viaggio durato ben cinque anni. Vive a Roma dal 2003, dove attualmente studia e lavora. Nel novembre del 2015, ha conseguito la laurea triennale in Giurisprudenza. Mentre l’anno successivo scrive con Francesco Casolo “Stanotte guardiamo le stelle (Feltrinelli), monologo ininterrotto che narra della fuga di due fratelli dal regime talebano attraverso un viaggio che li porterà dal Pakistan all’Iran, e poi dall’Iran alla Turchia, passando per la Grecia fino all’Italia.

Maha Hassan (Siria) nata ad Aleppo, è una scrittrice e attivista curdo-siriana. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, si è affermata come romanziera a partire dagli anni Novanta. Dal 2000 è stata perseguitata dal regime siriano con l’accusa di aver trattato nei suoi testi argomenti tabù come religione, sesso e politica. In seguito all’acuirsi delle violenze contro la minoranza curda, Maha Hassan ha lasciato la Siria e si è trasferita a Parigi. L’organizzazione internazionale Human Rights Watch nel 2005 le ha assegnato il premio Hellman-Hammett. Il suo romanzo “Umbilical Cord”, che contrappone la vita in Francia e quella in Siria attraverso le vicende di una madre e della sua giovane figlia, è stato selezionato tra i sei finalisti del prestigioso Arabic Booker Prize. Il suo ultimo scritto, “I tamburi dell’amore” è stato tradotto in numerose lingue e pubblicato in Italia (ed. Poiesis), raggiungendo un notevole successo di stampa e di critica. Oggi Maha prosegue la sua attività di scrittrice militante e, attraverso i suoi romanzi, difende i diritti delle donne nel mondo arabo.

Naziha Arebi (Libia) nasce ad Hastings, nel Regno Unito, da padre libico e madre inglese. Dopo gli studi al Central Saint Martins College of Art and Design, si trasferisce in Libia per poter approfondire le sue radici culturali. Attrice, regista e artista visiva, Naziha Arebi collabora regolarmente con numerose televisioni e ONG, utilizzando cinema e video come strumenti per veicolare messaggi di cambiamento sociale e politico. Le sue opere e le sue installazioni sono state esposte in città importanti come Tripoli, Barcellona, Londra, Parigi e Dakar. Lavora regolarmente con UN Women, Hivos e BBC Media Action. Nel 2018 rilascia il suo primo film-documentario, “Freedom Fields”, che tratta di calcio e femminismo durante la rivoluzione che nel 2011 ha portato alla caduta del dittatore libico Muʿammar Gheddafi.

Il Festival prosegue: il prossimo appuntamento è domani lunedì 23 settembre per il 34esimo anniversario del Premio Siani, in memoria del giornalista Giancarlo Siani, brutalmente assassinato dalla camorra.

IMBAVAGLIATI V EDIZIONE (2019)
PROGRAMMA DEL FESTIVAL

a cura di Redazione

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