Ai fini della determinazione dei compensi professionali rileva il reale interesse perseguito dall’assistito


Non è possibile decidere il valore della causa, ai fini della determinazione dei compensi, in base al valore del rapporto di cui si discute, dovendosi invece tener conto del reale interesse che la parte potrebbe ottenere all’interno del rapporto (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza n. 27263/2019, depositata il 24.10.2019).

Un avvocato, nel lontano 1997, richiedeva ed otteneva un decreto ingiuntivo nei confronti di una società sua assistita, per l’importo di oltre 59 milioni di lire, a titolo di compensi professionali per attività stragiudiziali svolte in favore di una società sua assistita. Le attività svolte consistevano nella predisposizione di una convenzione urbanistica integrativa, da stipulare con un Comune per l’ultimazione di una lottizzazione. Il valore dell’intera convenzione era di 3 miliardi di lire, e su questo venivano calcolati i compensi e concesso il decreto ingiuntivo.
Il Tribunale, in seguito all’opposizione della società, revocava il decreto ingiuntivo e condannava la società opponente al pagamento di solo € 7.392,25. In seguito, la Corte d’Appello, adita dal professionista, riformava la pronuncia di primo grado, respingendo l’opposizione, assumendo come base di calcolo l’importo complessivo della lottizzazione, e quindi quello di 3 miliardi, quantificando quindi il compenso in maniera molto superiore rispetto a quello indicato dal Tribunale, conformemente a quello richiesto e ottenuto con il decreto ingiuntivo.
La pronuncia della Corte territoriale veniva però cassata dalla Suprema Corte, con sentenza del 2014, per difetto di motivazione, poiché il giudice di appello non aveva in alcun modo affrontato la questione relativa alla determinazione dell’oggetto dell’incarico, limitandosi a considerare l’indicazione dell’importo di 3 miliardi di lire, relativo all’importo totale della convenzione, come se questo fosse il valore del contratto professionale, prescindendo da ogni ulteriore valutazione in ordine alla situazione in cui si trovava in quel momento la lottizzazione, in modo da poter meglio definire quale fosse l’effettivo e specifico interesse della parte che conferiva l’incarico, rispetto al risultato dello stesso.
Il giudice di rinvio, investito della questione, ha respinto l’appello proposto dall’avvocato, confermando la sentenza di primo grado, evidenziando che la convenzione integrativa concerneva solo il completamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, mentre l’importo indicato nella convenzione era relativo all’intero valore della lottizzazione. Di conseguenza, i compensi dovevano essere calcolati sulla base dell’importo di £. 342.761.000, risultante dalla somma di £. 174.101.000, pari al valore residuo delle opere di urbanizzazione secondaria indicato nella convenzione, come confermato anche dall’importo della garanzia fideiussoria stipulata a garanzia dell’esecuzione dei lavori.
Il legale ha chiesto la cassazione della sentenza, sulla base di un unico motivo di ricorso, illustrato con memoria, mentre la società ha presentato controricorso. Il motivo riguardava la presunta violazione degli articoli 384, comma 2 e 394 c.p.c., nonché l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, sostenendo che la sentenza abbia omesso di valutare l’interesse della parte, che sarebbe quello dell’accesso alle condizioni edilizie, e non quello al completamento delle opere di urbanizzazione.

Nella determinazione del compenso del legale si deve tenere conto del reale interesse perseguito dall’assistito e non del mero valore indicato nell’incarico. La Cassazione ha ribadito il principio più volte espresso e ha rigettato il ricorso. Infatti, secondo la Suprema Corte, la Corte d’appello ha correttamente statuito, tenendo conto dell’iter della lottizzazione, allo scopo di individuare l’interesse perseguito dalla resistente, e conformandosi alla pronuncia di legittimità, dato che il ricorrente aveva predisposto la sola convenzione integrativa riguardante le opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Secondo la Cassazione, è irrilevante il valore indicato nella lettera di incarico, poiché riferito all’intera lottizzazione, mentre il difensore era intervenuto successivamente, quando occorreva solamente definire gli impegni dei lottizzanti riguardo alle opere oggetto della convenzione stipulata dal professionista.
Secondo l’ordinanza, la pronuncia della Corte territoriale non è quindi incorsa in alcun errore, avendo liquidato il compenso in applicazione dei criteri legali, apprezzando l’interesse perseguito dalla parte in ossequio alle prescrizioni impartite dalla sentenza di rinvio.

a cura di Alessandro Gargiulo


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