Coronavirus: l’Associazione Nazionale Giudici di Pace chiede con urgenza misure idonee per la propria tutela


Milano. Con una nota al Governo e alle Autorità competenti, l’Associazione Nazionale dei Giudici di Pace ha chiesto con urgenza l’attivazione di misure idonee per una maggiore tutela, in considerazione della pericolosità di contagio da Coronavirus 2019-nCoV.

Secondo l’Associazione, tale pericolo è “tangibile durante le udienze celebrate dai Giudici di Pace” per la “convalida delle espulsioni di migranti clandestini”, che si tengono negli otto Centri di permanenza e rimpatrio sparsi in Italia (tra cui a Torino, Roma, Bari e Trapani) e cioè di chi ha “violato l’ordine di allontanamento dal territorio dello Stato od anche per i reati di clandestinità“. Nella nota si legge anche che: “Già in passato un Giudice di pace nonostante abbia contratto la tubercolosi durante la sua funzione giurisdizionale presso un centro di migranti, non si è visto riconoscere un legittimo risarcimento per una ‘creativa’ sentenza della Corte di Cassazione che ha sancito che il Giudice di pace è un volontario e, quindi, privo di qualsivoglia diritto con conseguente mancanza di titolarità a chiedere allo Stato per cui lavora un riconoscimento risarcitoria per la malattia contratta“.

Coronavirus. Qualche dato

Tutto ha inizio il 31 dicembre 2019, quando le autorità sanitarie cinesi riscontrano un focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan (Provincia dell’Hubei, in Cina). I primi pazienti che hanno contratto il virus hanno riferito l’esposizione al Wuhan’s South China Seafood City market (Mercato all’ingrosso di frutti di mare di Huanan) e per questo sulle prime si è pensato ad un possibile meccanismo di trasmissione da animali vivi.

Il 9 gennaio 2020, il China CDC (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina) ha identificato un nuovo coronavirus (2019-nCoV) come causa di tali patologie. La notizia viene trasmessa anche dall’OMS. Tutti i casi confermati si aggirano tra i 28284 casi, di cui 564 decessi. In Europa si registrano 26 casi, in Italia 2. Tutti i casi di contagio fuori dal territorio cinese, attualmente registrati, sono associati a viaggi nella città di Wuhan o hanno avuto un contatto diretto con persone con una storia di viaggio in Cina.

In Italia

L’Istituto Superiore di Sanità ha confermato i primi due casi di infezione da nuovo Coronavirus 2019-nCoV in Italia. Si tratta di due turisti cinesi ricoverati dal 29 gennaio presso l’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani”: pare che al momento i due pazienti non abbiano avuto complicazioni ma la prognosi è attualmente riservata.

Tutte le Regioni italiane hanno attivato i protocolli sanitari dovuti nei casi sospetti: ad oggi, fortunatamente, molti dei ricoveri che potessero far pensare al nuovo coronavirus sono risultati negativi ai test.

Cosa sono i coronavirus

Dal portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura dell’Istituto superiore di sanità leggiamo che “I coronavirus (CoV) sono virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale, Middle East respiratory syndrome) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave, Severe acute respiratory syndrome). Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie. I coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione. Un nuovo coronavirus è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo. I coronavirus umani conosciuti ad oggi, comuni in tutto il mondo, sono sette, alcuni identificati diversi anni fa (i primi a metà degli anni Sessanta) e alcuni identificati nel nuovo millennio.

Oscar

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