Riforma e ragionevole durata del processo penale. Il dibattito, martedì 18 febbraio ore 17, presso la Biblioteca Alfredo De Marsico


Avv. Alfredo Sorge

Napoli. Castel Capuano. Si svolgerà martedì 18 febbraio, a partire dalle h. 17, presso la Biblioteca “A. De Marsico” in Castel Capuano, la Tavola rotonda “Riforma e ragionevole durata del processo penale“, promossa dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli.

Il tema della ragionevole durata del processo penale – all’indomani di una riforma sull’interruzione della prescrizione tanto discussa e che squilibra il rapporto tra diritto e garanzie – oggi con il “Disegno di Legge recante deleghe al Governo per l’efficenza del processo penale” concepito per soddisfare finalità di semplificazione, speditezza e razionalizzazione del processo penale, nel rispetto delle garanzie difensive, necessita di ulteriori chiarimenti, interventi e spunti di riflessione.

Una riforma oscurantista che nasconde insidie pericolose in un momento storico che rischia di spazzare via i principi cardine della democrazia liberale e garantista. Al confronto, moderato da Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg, parteciperanno Antonio Tafuri, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Alfredo Sorge, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Piercamillo Davigo, Componente del CSM, Ermanno Carnevale, Presidente della Camera Penale di Napoli, Vincenzo Maiello, Ordinario di diritto penale presso l’università Federico II e Marcello Mura, Presidente dell’ANM di Napoli.

Le garanzie non sono orpelli, non sono concessioni che si fanno ai delinquenti. Le garanzie non sono dei costi. Le garanzie sono lo specchio della civiltà di un paese. Perché attraverso le garanzie noi affermiamo la supremazia dei valori del rispetto dell’individuo e delle sue prerogative, rispetto alla pretesa punitiva dello Stato. (Prof. Avv. Maiello)

Gli avvocati napoletani hanno avuto occasione di intervenire, a più riprese, con convegni e seminari di studio, sulla Legge n.3/2019 (cosiddetta Spazzacorrotti, recante “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”), entrata in vigore il 31 gennaio 2019 (ad eccezione delle disposizioni di cui al comma 1, lettere d), e) e f) che entrano in vigore il 1° gennaio 2020) e sui suoi profili di dubbia costituzionalità. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli è intervenuto, altresì, sul tema della prescrizione del reato, in particolare modo sulle pesanti dichiarazioni rese dal Presidente Davigo, con note assai critiche.

La polemica a riguardo si inasprisce anche grazie alla recente (12.02.2020) dichiarazione di illegittimità della legge n.3/2019 ai precetti della Costituzione da parte della Corte Costituzionale, con riguardo alle misure alternative alla detenzione, alla liberazione condizionale e al divieto di sospensione dell’ordine di carcerazione successivo alla sentenza di condanna. Dichiarazione che getta ulteriori e forti dubbi sulla validità del provvedimento legislativo oggetto di farti contrasti da parte dell’intera avvocatura italiana.

Il Lodo Conte Bis è un obbrobrio e un inquadrabile mostriciattolo giuridico senza capo né coda.” (Avv. Caiazza)

Occorre tenere alta l’attenzione su quella che è stata definita “una vera e propria battaglia di civiltà“, anche soprattutto in considerazione della recentissima approvazione da parte del Governo del Disegno di Legge sulla Riforma Del processo Penale (Lodo Conte bis, da Federico Conte, deputato di LEU), dalla quale sia l’Unione delle Camere Penali Italiane che il Consiglio Nazionale Forense prendono sonoramente le distanze.

«Il suo Lodo? Un obbrobrio» apostrofa duramente Giandomenico Caiazza, Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane «Leggiamo che l’onorevole Conte rivendica il proprio Lodo, uno dei più incomprensibili obbrobri mai concepiti in materia di diritto penale e processuale, quale frutto di una laboriosa mediazione che avrebbe visto tra i protagonisti anche l’avvocatura. Siamo l’Unione delle Camere Penali Italiane e non abbiamo nessuna pretesa di rappresentare, sia ben chiaro, l’intera avvocatura italiana, ma siamo semplicemente curiosi: quale sarebbe l’avvocatura che avrebbe firmato questo inguardabile mostriciattolo giuridico senza capo né coda? Restiamo in attesa fiduciosa di una risposta».

Diametralmente opposto il giudizio dell’Associazione Nazionale Magistrati che si dichiara soddisfatta dello sforzo effettivo fatto verso un rinnovato punto di equilibrio.

Redazione

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