Anche una semplice emoticon può essere offensiva


Scontro tra un consigliere comunale e un avvocato impegnato nell’associazionismo ambientalista. Il primo rivolge forti critiche su Facebook al secondo: fatale però l’emoticon che ha caratterizzato una delle frasi. Dal giudice è arrivato l’ordine di rimuoverla: ogni giorno in più di presenza online di essa costerà 150 euro al consigliere comunale (Tribunale di Verona, decreto depositato il 27.1.2020).

Per offendere la dignità e l’immagine di una persona può bastare anche una sola emoticon. Questo il paletto fissato dalla clamorosa decisione con cui un giudice di Verona ha ordinato la rimozione di una emoticon offensiva da un post condiviso da una donna su Facebook.

Il caso esplode con la condivisione sul noto social network di un post carico di critiche verso un avvocato che ha un ruolo di rilievo nell’azione dell’associazionismo ambientale. A buttare giù il testo online è un consigliere comunale.
Il retroscena della vicenda, caratterizzata da una fortissima polemica tra rappresentante del Comune ed esponente dell’ambientalismo, ha un grosso valore poiché consente di inquadrare meglio le diverse frasi critiche condivise sul web, frasi che, pur essendo forti, non vengono considerate offensive per la persona destinataria.
Per il giudice del Tribunale di Verona, però, il discorso cambia completamente quando ci si sofferma su un dettaglio importante, cioè l’emoticon che ha caratterizzato il post su Facebook e che è destinato a rappresentare un escremento. A questo proposito, difatti, è ritenuto non sussistente “il criterio della continenza” della critica.
Di conseguenza, al consigliere comunale è stata ordinata «l’immediata rimozione dell’emoticon» dal post, accompagnata dalla possibile aggiunta di una penale, cioè «150 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento del giudice».

A rendere significativo il provvedimento adottato a Verona è non solo il contesto virtuale del social network, ma anche il disvalore riconosciuto alla singola emoticon.
Si può valutare quindi la decisione del giudice veronese come un fatto nuovo. Anche perché essa apre la strada alla possibilità che si possa concretizzare una diffamazione anche con una semplice emoticon, tale cioè da ledere la dignità della persona destinataria della piccola immaginetta.

Alessandro Gargiulo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.