Bene “sdemanializzato”? L’ultima parola alle Sezioni Unite


Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che la regola dell’art. 829 c.c. del 1942 è rimasta la stessa dell’art. 429 c.c. del 1865 e consiste unicamente nello stabilire, con un tipico accertamento di fatto, se il bene abbia mantenuto o perduto la sua destinazione ad uso pubblico, e dunque se sia verificata o meno la c.d. sdemanializzazione tacita (Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza n. 7739/2020, depositata il 7.4.2020). 

Sede dell’Agenzia del Demanio

Il TSAP confermava la decisione del Tribunale Regionale che aveva rigettato la domanda dell’attore relativa all’accertamento della natura non più demaniale dell’area sulla quale era stato costruito un edificio, quale attuale sede della sua associazione. In particolare, il Tribunale Superiore delle Acque pubbliche aveva escluso una tacita sdemanializzazione dell’area, che si sarebbe potuta verificare solo per effetto di atti incompatibili con la volontà dell’amministrazione di conservarne la destinazione ad uso pubblico, atti in cui non è ricompreso l’assenso alla realizzazione di opere utilizzabili per scopi privati.
Avverso tale decisione, il ricorrente adisce la Cassazione lamentando che oggetto della ricognizione giudiziale non doveva essere la tacita sdemanializzazione dell’area ma piuttosto il passaggio della stessa da bene demaniale a patrimonio disponibile dello Stato, secondo le regole di cui all’art. 429 c.c. del 1865, applicabile ratione temporis perché la concessione era stata rilasciata nel 1927, e dunque in epoca precedente alla vigenza dell’art. 829 c.c. del 1942.

Dichiarato inammissibile il motivo di ricorso, la Cassazione chiarisce che l’art. 829 c.c. del 1942 si pone in continuità con l’antecedente art. 429 c.c. del 1865. In particolare, afferma la Corte, il primo prevede che il passaggio di un bene dal demanio pubblico al patrimonio disponibile dello Stato può essere semplicemente dichiarato dall’autorità amministrativa, riconoscendo espressamente natura dichiarativa al provvedimento di declassificazione e dunque ricognitiva della perdita della destinazione ad uso pubblico del bene.
Ne discende che il passaggio del bene pubblico al patrimonio disponibile dello Stato consegue direttamente al realizzarsi del fatto della perdita della destinazione pubblica del bene, c.d. sdemanializzazione tacita, che evidenzia come la declassificazione prescinda dal provvedimento dell’autorità amministrativa.
Pertanto, il Collegio afferma che è stato più volte chiarito che la regola dell’art. 829 c.c. del 1942 è rimasta la stessa dell’art. 429 c.c. del 1865 e consiste unicamente nello stabilire, con un tipico accertamento di fatto, se il bene abbia mantenuto o perduto la sua destinazione ad uso pubblico.
Nella fattispecie, la Cassazione ritiene che il TSAP abbia compiuto tale accertamento, pertanto rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al versamento dell’ulteriori importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Alessandro Gargiulo

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