L’Antimafia al tempo dei Cinquestelle: Di Matteo attacca il Ministro Bonafede in diretta TV


di Marcello Lala

La realtà supera la fantasia e ieri a “Non è l’Arena”, la trasmissione condotta da  Massimo Giletti, mai e poi ci saremmo aspettati di assistere al crollo del populismo M5S in maniera così pesante.
Si discuteva delle scarcerazioni dei boss dovute alle inefficienze e lacune del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), l’amministrazione che gestisce le carceri e della sostituzione a seguito di dimissioni del dott. Francesco Basentini. In studio oltre a due magistrati l’ex iena Dino Gianrusso ora eurodeputato M5s e Claudio Martelli ex Ministro della Giustizia.

Avv. Marcello Lala del Foro di Napoli

Dino Gianrusso ha tentato, sfiorando a volte il ridicolo,  la difesa senza se e senza ma del Ministro Alfonso Bonafede e delle sue scelte sostenendo la solita solfa di un Movimento cinque stelle paladino della legalità e della lotta alla mafia ma seppur in evidente contraddizione con tutti gli elementi che emergevano in studio, ossia palesi negligenze ed omissioni da parte del funzionari del DAP tanto da suscitare i sospetti di tutti i presenti e sinceramente i miei quale povero ascoltatore, ha iniziato ad uscire dal tema propinando della trattativa Stato – Mafia, Andreotti, Berlusconi Dell’Utri e chi più ne ha più ne metta.

Improvvisamente giunge in diretta la telefonata del PM antimafia Nino Di Matteo.
Cito testualmente “Bonafede mi chiese se ero disponibile ad accettare il ruolo di capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria o, in alternativa, quello di direttore generale degli affari penali. Chiesi 48 ore di tempo di tempo per dare una risposta“, ma “quando ritornai, avendo deciso di accettare la nomina a capo del Dap, il ministro mi disse che ci aveva ripensato e nel frattempo avevano pensato di nominare Basentini“. Di Matteo ricorda che, nelle ore intercorse tra la proposta del ministro della Giustizia e la sua decisione, “alcune informazioni che il Gom della polizia  penitenziaria aveva trasmesso alla procura nazionale antimafia ma anche alla direzione del Dap, quindi penso fossero conosciute dal ministro, avevano descritto la reazione di importantissimi capimafia, legati anche a Giuseppe Graviano e ad altri stragisti all’indiscrezione che io potessi essere nominato a capo del Dap“. Quei capimafia, racconta, dicevano “se nominano Di Matteo è la fine“. Tuttavia, “al di là delle loro valutazioni -aggiunge – andai a trovare il ministro 48 ore dopo, avevo deciso  di accettare la nomina a capo del Dap ma improvvisamente mi disse che ci aveva ripensato“.

Il gelo piomba nello studio de La7. Tutti attoniti dinanzi alle dichiarazione del paladino antimafia da tutti noto come vicino al Movimento 5S.
Ma come se non bastasse arriva anche la telefonata del Ministro che tenta una drammatica arrampicata sugli specchi di fronte a cotanta dichiarazione.

Io credo davvero che il destino abbia voluto che ci fosse Martelli in studio. Ieri la gente ha potuto guardare in faccia la realtà italiana se ancora ce ne fosse stato bisogno.
Lo stile, la bravura, la preparazione e la serietà soprattutto di un Ministro espulso dal sistema politico ingiustamente durante la “falsa rivoluzione” di mani pulite (Claudio Martelli) e la incompetenza, la pericolosità e la totale impreparazione, sperando che sia solo frutto di questo, dell’attuale Ministro e della attuale classe dirigente italiana.

I fatti gravi denunciati da Di Matteo faranno il loro corso.
Oggi giornali e televisioni parlano solo di questo e la polemica politica è viva ma il Ministro deve solo prendere atto che la fortuna lo ha abbandonato e che è il momento di tornare ai vecchi mestieri lasciando la giustizia in mani sicure e soprattutto preparate , perché gestire le carceri e le leggi non è come cambiare un disco alla consolle.

Marcello Lala

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