Fine del Lockdown? Non per gli avvocati


Lettera aperta degli Avvocati alle Istituzioni

Fine del Lockdown ma non per tutti. Il settore Giustizia lasciato al caos: voglia di ripartire ma senza effettive possibilità. Il comitato “Alma doctorum – Solo advocatorum” scrive al Governo, al Consiglio Nazionale Forense (Cnf) e all’Organismo Congressuale Forense (Ocf) per rappresentare le criticità con le quali la categoria forense deve fare i conti.

LETTERA APERTA
All’ Ill.mo Signor Presidente del Consiglio Prof. Avv. Giuseppe Conte
All’Ill.mo Signor Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede
All’Ill.mo Signor Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri
All’Ill.ma Signora Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo,
All’Ill.mo Signor Presidente del Consiglio Nazionale Forense
All’Ill.mo Signor Presidente dell’Organismo Congressuale Forense

Fine del Lockdown? Non per gli avvocati.

Lunedì 18 maggio si riparte – DICUNT!: tutte le attività potranno riaprire con le debite restrizioni per assicurare il rispetto del distanziamento sociale.
Tuttavia, sebbene sia stato approvato, con notevole ritardo, quello che doveva essere il “Decreto aprile”, ora “Decreto rilancio”, il 13 maggio scorso, questo non trova ancora il suo spazio dove dovrebbe essere, ovvero in Gazzetta Ufficiale. Lo spazio c’è stato, ma sempre prima in TV, con promesse che, finché non verranno messe per iscritto, non valgono nulla: verba volant, scripta manent. Va evidenziato, inoltre, che nella diretta TV si è parlato di tutto, tranne che del settore giustizia.
Ricordiamo che la classe forense ha un ruolo fondamentale (ovvero quello di assicurare il diritto di difesa e di tutela dei diritti dei cittadini): e gli aiuti arriveranno soltanto dopo un altro decreto interministeriale.
A quanto si evince, agli Avvocati in difficoltà (e siamo tantissimi, basti vedere tutte le richieste – circa 140.000, cioè circa 2/3 degli avvocati – inviate per la ricezione del bonus previsto per il mese di marzo, interamente anticipato da Cassa Forense, che noi tutti paghiamo), spetteranno 600 Euro per il mese di aprile e 600 Euro per il mese di maggio. A differenza degli autonomi iscritti alla gestione separata, ai quali spetteranno ben 1.000,00 Euro per il mese di maggio.

Non si comprende la motivazione di questa differenziazione: figli e figliastri!

Una differenziazione tra la nostra categoria e gli altri autonomi (P. Iva iscritti alla gestione separata INPS) che solleva, evidenti, se non macroscopici problemi di costituzionalità.
E qui, la prima discriminazione (così definita da definita Alberto Oliveti, il presidente dell’Adepp, la “rete” di cui fa parte pure Cassa forense), che appare incomprensibile.
Facile per i più dire che “gli studi sono aperti”: aperti per fare cosa? Se non c’è lavoro, l’Avvocato già in difficoltà, che in questi mesi di giustizia bloccata ha dovuto comunque pagare tasse, bollette, affitto, senza entrata alcuna (se non il “bonus” di marzo, che per molti deve ancora arrivare a metà maggio), cosa può fare?
E perché di fatto per chi dovrebbe tutelare i cittadini non c’è possibilità di lavorare? Tutti i termini processuali sono stati rimandati, col susseguirsi di decreti, fino al giorno 11 maggio. Medio tempore, tuttavia, i dipendenti pubblici, sono rimasti a casa completamente stipendiati e tutelati.
Tutto ciò ha comportato un differimento delle udienze per la maggior parte dei casi a fine anno o all’anno prossimo (che potranno subire altri ritardi, alla luce della già nota lentezza della Giustizia italiana): sarebbe il caso che i cittadini comprendessero che una Giustizia ritardata è Giustizia negata. In questi mesi, molti di noi non hanno ricevuto una sentenza, uno scioglimento di riserva, ma soltanto rinvii, da effettuarsi sempre con il fantomatico “processo da remoto”, come se una schermata del pc (sempre se non vi sono problemi di linea o del programma utilizzato), si possa sostituire all’empatia che si crea in udienza.
La voglia e la necessità di ripartire c’è, ma non ci è possibile.
È impossibile anche capire come e quando poter entrare in Tribunale, con il personale ridotto all’osso sino al 31 luglio (e, dunque, sino a settembre, per la sospensione estiva): ogni Tribunale ha adottato un proprio protocollo, gli avvocati brancolano nel buio e, ovviamente, avere una risposta al telefono è quasi un miracolo.
Ora, vale la pena chiedersi: lo Stato vuole ancora tutelare i diritti dei cittadini? È difficile capire che noi tutti, dopo anni e anni di studio e gavetta, costretti a sostenere costi fissi molto alti, ci troviamo in evidente difficoltà?
Pertanto chiediamo che la somma di 600 euro confermata con il “Decreto Rilancio”, venga portata a 1000 per tutti coloro a cui è stato riconosciuto il beneficio nel mese di marzo.
Firmato: Avv. Angelo RUBERTO (Foro di Foggia), Avv. Alessandra ZORZI (Foro di Padova), Avv. Giovanna DE PASQUALE (Foro di Livorno), Avv. Alessandra SANTORO (Foro di Catania), Avv. Jenny VIGILIA (Foro di Bologna), Avv. Stefano ANTIGA (Foro di Treviso), Avv. Rossana LAVECCHIA (Foro di Livorno), Avv. Michele COSTANZO (Foro di Catania); Avv. Stella PANCARI (Foro di Bologna), Avv. Dorina MERDINI (Foro di Bologna), Avv. Fabio CASSESE (Foro di Taranto), Avv. Alberto LEONCINI (Foro di Treviso), Avv. Federica MARINO (Foro di Napoli) Antonio PETRONGOLO (Foro di Roma), Francesco CASALI (Foro di Tivoli).

Redazione

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