Teatro e rap, la comunicazione “scorretta” di De Luca


di Elena Varriale

Il poeta Ralph Waldo Emerson ha scritto: “È una regola delle buone maniere quella di evitare le esagerazioni.” Un conto è quindi l’enfasi della difesa, dell’arringa o del discorso, altra cosa è invece il trascendere, l’offendere o il romanzare.

Vincenzo De Luca

Esagerare infatti è sinonimo di amplificare, d’ingigantire, di superare i limiti. Di andare oltre. E non è un caso, se la diretta del presidente De Luca su Salvini abbia suscitato molte perplessità per i suoi insulti ripetuti e plateali al leader dell’opposizione.
Ma prima di giudicare o stigmatizzare, occorre capire perché il cabaret Crozza-De Luca stia diventato così popolare. Si tratta di considerare l’evoluzione o involuzione, a seconda dei punti di vista, della comunicazione politica del nostro Paese, dagli anni novanta fino ad oggi. In sostanza, di capire come il teatro e la commedia dell’arte abbiano influenzato sempre di più, la spettacolarizzazione della politica. Come, in sostanza, sia diventata obsoleta e “soporifera” la comunicazione del politicamente corretto, tipica della I Repubblica.

Non c’è dubbio, che il primo vero dissacratore della comunicazione corretta sia stato il venditore Berlusconi che bucava il video con le sue promesse, le sue donnine e le barzellette. Aveva innata, la capacità di trasgredire qualunque etichetta, formula o convenienza, tanto da aggiudicarsi il titolo di uomo politico più rock’n roll. 

Silvio Berlusconi

Dopo, c’è stata solo una breve parentesi in cui il giovane ed inesperto Renzi proponeva sogni, sfide perdenti e moderne slide, seguita da quella veloce sui social di Salvini che dietro ogni selfie sembra ripetere: eccomi, sono uno di voi!

Beppe Grillo

Nel frattempo, però, Grillo con i suoi vaffa profusi nei social e nelle piazze, ha realizzato una svolta significativa, epocale nella comunicazione politica: il vilipendio ironico e rabbioso al potere.
E arriviamo così, al cabaret politico Crozza-De Luca che è figlio di Grillo, ma nello stesso tempo ha una sua originalità o peculiarità. L’alter ego Crozza, infatti, impone a De Luca di superare sé stesso e così se si analizzano le parole dette dal Presidente a Salvini: “sciacallo, cafone, tre volte somaro”, appare evidente come abbiano in sé il ritmo e la forza comunicativa di un verso rap. Sono orecchiabili, facili da ricordare. Suscitano ilarità e rabbia. Sono liberatorie, sono popolari. Arrivano a tutti.  

Siamo nell’era online, dei social, della logica binaria. Aggredire l’avversario è diventato un target comunicativo, molto visualizzato e molto condiviso. I vizi si fanno virtù e l’offesa uno status permanente del linguaggio e della comunicazione.
Naturalmente, a noi cittadini delle “buone maniere” resta solo la possibilità di osservare e restare in attesa di un leader che, dopo l’ubriacatura del politically incorrect, riesca a rendere popolare e comunicativo il rispetto. 

Elena Varriale

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