Sciopero della fame a staffetta contro il #silenzio delle istituzioni europee e nazionali su quello che sta avvenendo in Turchia


Il direttivo nazionale di M.G.A. ha deciso di iniziare uno sciopero della fame a staffetta contro il #silenzio delle istituzioni europee e nazionali su quello che sta avvenendo in Turchia

Ebru Timtik (1978 Instambul – 27 agosto 2020), avvocato e attivista turca di origine curda, impegnata nella difesa dei diritti umani , arrestata con l’accusa di far parte di un gruppo considerato terrorista da Ankara, condannata e morta dopo 238 giorni di sciopero della fame dopo aver chiesto un processo equo.

Di seguito il Comunicato dell’Associazione:

“Il 25 settembre ci siamo svegliati con l’ennesima notizia di mattanza alla democrazia che proveniva dalla Turchia.
L’ufficio del procuratore capo di Ankara ha emesso 82 mandati di arresto per altrettanti politici, sindaci, ex-parlamentari  dell’HDP, il partito democratico popolare  che è il maggiore oppositore di Erdogan.  È stata la polizia antiterroristica (TEM) a procedere agli arresti perciò è facile immaginare che si tratti dell’ennesima strumentalizzazione della nuova legge sul terrorismo voluta dal Sultano di Ankara per eliminare gli oppositori politici e chi invoca il rispetto dei diritti umani e delle garanzie democratiche in Turchia. L’ultimo atto di una macchina di arresti messa in piedi da Erdogan per decapitare l’HDP in vista delle prossime elezioni, qualcosa di già visto con l’arresto di Selahattin Demirtaş, avvocato per i diritti civili, arrestato con l’accusa di terrorismo in piena campagna elettorale e costretto a proseguire la battaglia per le elezioni dal carcere. Politici, avvocati, giornalisti e attivisti per i diritti umani, nonché intellettuali critici del regime. Tutti detenuti, sulla base di processi sommari per accuse costruite a tavolino,  di terrorismo per il solo fatto di opporsi al regime dittatoriale di Erdogan.
Lo scorso 12 settembre 55 avvocati sono stati arrestati con l’accusa di terrorismo per avere “agevolato” appartenenti alla organizzazione FETHO, quella di Fethullah Gulen che nel luglio 2016 mise in piedi quel tentativo di colpo di stato che diede la stura ad arresti e licenziamenti di massa. Altri 55 detenuti politici che vanno ad aggiungersi ai 1480 indagati, di cui 570 detenuti e 441 condannati. Arresti e detenzioni che soffocano il dissenso, come quello della Collega Ebru Timtik,  morta in carcere per lo sciopero della fame durato ben 238 giorni.
Nonostante l’inarrestabile escalation di violenza e  repressione messa in campo dal governo turco, Erdogan continua ad essere interlocutore dell’UE  e degli stati membri.
Di fronte a tutta questa follia la protesta dello sciopero della fame è una protesta estrema, certamente, ma l’unica a nostro giudizio percorribile affinchè si possa invocare un’azione politica che vada oltre l’ipocrisia. Nel giro di due giorni gli avvocati, i liberi cittadini, gli attivisti  della società civile che hanno aderito allo sciopero sono tanti, ogni giorno continuiamo a ricevere adesioni. Questo dice una cosa a noi, ma dovrebbe dire qualcosa anche al governo italiano: esiste una forte sensibilità a questi temi, esiste una parte di popolazione che desidera un intervento a tutela dei diritti umani in Turchia.  

Avv. Francesca Pesce, Dipartimento Diritti Umani per MGA

Perché se l’Italia decidesse che la tutela dei diritti umani, delle libertà civili e delle garanzie difensive fosse una priorità anche e soprattutto con i Paesi con i quali si intrattengono relazioni internazionali forti, export di armamenti, accordi bilaterali commerciali, economici, sociali, avrebbe dalla sua innumerevoli strumenti di azione. 
Primo tra tutti codificare negli accordi bilaterali di qualsiasi natura la subordinazione dell’efficiacia degli accordi stessi al rispetto dei diritti umani, così come avviene per alcuni accordi dell’euromediterraneo. 
Potrebbe smetterla di nascondersi dietro un dito in materia di export di armi verso i Pesi in conflitto o nei quali siano accertate violazioni umanitarie e dei diritti umani.
Nella seduta del Senato del 30 ottobre 2019, all’indomani dell’occupazione armata da parte della Turchia della Siria del Nord, è stata votata la risoluzione n. 3 di maggioranza che impegna il governo italiano ad attivarsi per il rispetto dei diritti umani, intervenire in sede ONU per chiedere una posizione di condanna della Turchia, proseguire le azioni per un’immediata sospensione della vendita di armamenti alla Turchia. In quella sede il ministro degli esteri aveva annunciato che il governo, con decreto, avrebbe sospeso le commesse per l’export di armi in corso di esecuzione, avviando un’istruttoria. Nei mesi successivi quell’impegno si è trasformato nel solo blocco delle commesse future il cui atto – tra l’altro – risulta inaccessibile perché la Farnesina ha opposto il diniego alla pubblicazione a seguito di una richiesta di accesso civico. Cosa si vuole difendere e da chi è la domanda che dovremmo fare al governo italiano. Si sceglie di preservare il rapporto con un dittatore o i diritti delle persone? perché dalle azioni politiche derivano le scelte, non dal cordoglio di un giorno o dai comunicati di condanna che durano un giorno.
L’Italia dovrebbe scegliere di farsi parte attrice in sede UE ed in sede ONU per promuovere una proposta di embargo contro la Turchia e la sospensione della vendita di armamenti  potrebbe rappresentare un messaggio chiaro alla Turchia, che dica alla Turchia che l’Italia e l’UE hanno scelto di stare dalla parte dei diritti e delle persone, che dica ad Erdogan che ciò che compie per mano di un sistema dittatoriale non è avallato dall’Europa.
L’appartenenza della Turchia alla NATO non può continuare a giustificare il silenzio della comunità internazionale. Anche in quella sede l’Italia, invece di continuare a subire le decisioni altrui, invece di proseguire nello sforzo di un equilibrismo malato che ci ha portato alla irrilevanza nello scacchiere internazionale dal 2011 ad oggi, potrebbe alzarsi e rivendicare con orgoglio il rispetto dei valori che costituiscono il patto fondativo dell’Alleanza Atlantica: libertà, democrazia e stato di diritto.

L’appello di MGA


La commissione europea, nel documento programmatico del patto europeo su immigrazione e asilo depositato il  23 settembre,  ancora progetta partnership e collaborazioni per il controllo dei flussi migratori con Paesi terzi ai confini dell’Europa. Il documento, che dovrà essere votato da PE e consiglio,   non può prescindere da una presa di posizione netta: nessuna partneship win-win con chi non rispetta i diritti umani ed i principi dello stato di diritto.
Diversamente si avrà una decisione inaccettabile  che finirà per avallare le azioni criminali di un dittatore. Una decisione che pretendiamo sia messa in discussione.
Ecco, quando si parla del ruolo dei difensori nel processo e nella società civile si dovrebbe parlare di azioni concrete che siano volte alla tutela del ruolo difensivo, ad ogni latitudine.
Noi proseguiremo la nostra battaglia, investiremo i decisori politici delle nostre richieste, affinchè si torni ad essere culla dei diritti e non ginepraio di interessi economici.”

Redazione

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