Le vittime della violenza domestica e di genere


Nuovi profili di tutela penale

di Federico Iossa

È drammaticamente di attualità il tema, oramai ricorrente, delle violenza, degli abusi, perpetrati in particolar modo nell’ambito domestico. Tale perpetuazione ha sviluppato anche dal punto di vista della sintassi politica e sociale una nuova attenzione tanto da determinare un allarme da “codice rosso”, per definirne l’emergenza, in relazione ai sempre più numerosi casi che vengono alla ribalta in ambito mediatico.
È per questi motivi che il legislatore ha ritenuto di dover nuovamente intervenire, al fine di introdurre normative in grado di sviluppare un corredo di fattispecie – sostanziali, processuali e collegate – recanti la cifra della nuova temperie culturale preposta alla salvaguardia della persona offesa dai fatti di reato, inerenti a violenze domestiche e di genere.

Il Codice Rosso

Ecco che è stata concepita la legge 19 luglio 2019, n. 69, recante Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, che si dipana in 21 articoli, e  che ha innovato il sistema penale sostanziale e procedurale vigente creando agli organi preposti non pochi problemi di adattamento in termini di efficienza organizzativa e gestionale al fine di concedere un’efficacia applicativa alla nuova disciplina.
Questa novella è entrata in vigore il 9 agosto 2019.
L’elenco compendiante le fattispecie di tutela in questione, per come tipizzato dal legislatore, è riferito agli artt. 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice  penale.

Avv. Federico Iossa, componente della Commissione Penale
del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli


Ovviamente per rendere operativa, come detto, questa nuova corazza della tutela penale delle vittime della violenza di genere, è stata necessaria una ricaduta anche in termini procedurali, sull’attività della polizia giudiziaria in prima battuta, ma anche sui poteri del Pubblico Ministero.
Anzitutto attraverso l’equiparazione dei reati, di cui alla novella in parola, con quelli previsti dall’art. 407 comma 2 lett. a), numeri da 1 a 6 c.p.p., per intenderci delitti molto gravi quali l’associazione di stampo mafioso, la devastazione, l’omicidio, delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione et similia, si è voluto sottolineare la necessità di un intervento immediato ed urgente in termini di pronta comunicazione anche orale. In questo senso l’art. 347 c.p.p. infatti stabilisce che la polizia giudiziaria, senza ritardo, una volta acquisita la notizia di reato, debba comunicarla al P.M., e nel caso di alcune ipotesi di reato tra cui, adesso, anche quelle in parola,  “la comunicazione della notizia di reato è data immediatamente anche in forma orale. Alla comunicazione orale deve seguire senza ritardo quella scritta con le indicazioni e la documentazione previste dai commi 1 e 2. 4. Con la comunicazione, la polizia giudiziaria indica il giorno e l’ora in cui ha acquisito la notizia”.
Inoltre è stata anche rafforzata la tempistica in termini di escussione delle persone offese. Il termine attuale per escutere le presunte vittime è di tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela di minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della persona offesa.
Questa attività, è stata anche subitaneamente resa delegabile alla Polizia Giudiziaria.

Ulteriori novità sono state introdotte per la scelta delle misure cautelari, che adesso riguarda anche la fattispecie di cui all’art. 612 ter c.p., ovvero diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, cd. Revenge Porn, che approfondiremo di seguito. Per cui il fatto di tutela denominato Revenge Porn diviene, se il presidio di tutela si rivela inadeguato, ostativo agli arresti domiciliari in sede cautelare.
Quanto ai nuovi profili di tipo penale sostanziale, vanno sottolineati i quattro innesti incriminatori compiuti sul codice penale vigente dal legislatore del “codice rosso”.
Dopo l’articolo 387 del codice penale è inserito il seguente art. 387-bis in tema di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.
Esso punisce chiunque, essendovi legalmente sottoposto, violi gli obblighi o i divieti derivanti dal provvedimento che applica le misure cautelari di cui agli articoli 282-bis e  282-ter del codice di procedura penale o dall’ordine di cui all’articolo 384-bis del medesimo codice è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Costrizione o induzione al matrimonio

Vi è poi l’introduzione dell’articolo 558-bis del codice penale in materia di costrizione o induzione al matrimonio; nell’ambito dei delitti contro la famiglia esso è posto, altresì, a presidio delle unioni civili così come configurate nel nostro sistema ordinamentale. Infatti, dopo l’articolo 558 del codice penale è previsto il seguente art. 558-bis in tema di costrizione o induzione al matrimonio: “Chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. La stessa pena si applica a chiunque, approfittando  delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona, con abuso delle relazioni familiari, domestiche, lavorative o dell’autorità derivante dall’affidamento della persona per ragioni di cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia, la induce a contrarre matrimonio o unione civile. La pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto. La pena è da due a sette anni di reclusione se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici.
Le disposizioni in discorso si applicano anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia.

Revenge Porn

E veniamo alla fattispecie, che abbiamo già indicato con la denominazione di Revenge Porn, che è stata tradotta quale ipotesi delittuosa inerente alla diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ed inserito subito dopo il volgarmente detto stalking, all’art. 612 ter c.p. “Chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei  anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000.
La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.
La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti  sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’uffici.
”

Tale fattispecie, che abbraccia fenomeni venuti alla ribalta mediatica, alle volte purtroppo tragicamente, come nel caso della ragazza che si tolse la vita nel napoletano, a seguito della diffusione di un video hard che la riguardava, è risultata un inevitabile adeguamento della normativa repressiva ai cambiamenti di costume e tecnologici che oramai si sono diffusi, introducendo nuove forme di lesione dei diritti delle vittime, che comportano profili di danneggiamento morale altrettanto gravi e devastanti di quello fisico.
In questo senso, anche per concedere alla vittima della fattispecie de qua, il tempo necessario alla ricostruzione della vicenda, così come quello utile per il rafforzamento dell’impianto psicologo senza cui difficilmente si potrebbe iniziare un’azione giudiziaria così faticosa e dispendiosa, il termine per le ipotesi di procedura a querela di parte, è stato aumentato da tre a sei mesi, salvo ovviamente che non si profili un’azione per la quale si debba procedere ex officio da parte della Procura.

Ulteriori aspetti

Vi sono altri aspetti introdotti dalla novella che riguardano ad esempio la modifica dell’art. 165 c.p., sulla sospensione della pena, che è comunque subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati. In questo senso gli oneri derivanti dalla partecipazione ai corsi di recupero, sono a carico del condannato.
Viene anche rafforzata la formazione degli operatori del settore, organi di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, e Polizia Penitenziaria, presso i rispettivi istituti di formazione, con la partecipazione a specifici corsi destinati al personale che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria in relazione alla prevenzione e al perseguimento dei reati relativi alla tutela in parola.

Questa novella del cd. Codice rosso, come tutti gli interventi normativi, soprattutto su argomenti così delicati, non lascia pienamente soddisfatti, pur presentandosi come normativa che abbraccia casistiche finora inevase.
La rapidità d’escussione della persona offesa, ad esempio, se da un lato è finalizzata ad un rapido accertamento dei fatti, con le conseguenze inevitabili in termini di identificazione degli eventuali autori, lascia perplessi non pochi psicologi:  il timore dell’usura vittimologica è molto forte per buona parte della dottrina.
Il tema è molto delicato e di difficile risoluzione ad ampio raggio, per cui ci siamo limitati a fornire un semplice compendio normativo, in grado, lo si spera, di invitare ad ulteriori riflessioni in merito a questo allarmante fenomeno sociale sempre più attuale e dilagante anche e soprattutto con la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, ed al tempo stesso a conoscere quali siano i vuoti colmati dal Legislatore, e dove ancora sussistono invece falle che vanno ricoperte.

Federico Iossa

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