Pandemia e Decreti Governativi: la risposta dell’Unione Italiana Forense


Le ragioni di una “Lettera aperta a tutti i Parlamentari della Repubblica Italiana” a proposito dei provvedimenti adottati dal Governo in seguito all’epidemia Sars- Covid 2019 dell’Avv. Elisabetta Rampelli, Presidente dell’Unione Forense Italiana

Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Ognuno di noi ha il dovere civico di conoscere i fatti. Ma se chi è deputato a informare non lo fa, soprattutto in momenti così drammatici come quello che stiamo attraversando, allora è dovere di chi ha gli strumenti per conoscere rendere gli altri parteci di ciò che sta accadendo.
E allora entrano nella partita i tecnici, ovvero quei soggetti che, in virtù delle proprie conoscenze specifiche, sono in grado di svelare la verità. 

Avv. Elisabetta Rampelli
Presidente Nazionale UIF – Unione Italiana Forense

Chi può farlo meglio di chi conosce le leggi? E in particolare, chi potrebbe farlo meglio degli Avvocati, fintanto che resteranno liberi, indipendenti e autonomi? 

Per questo l’UIF – Unione Italiana Forense ha sentito la necessità di agire ancora una volta in difesa della verità, in difesa del diritto alla conoscenza, per ricapitolare le responsabilità sottese al dramma che stiamo vivendo, con un’analisi squisitamente tecnica, che non involge la politica ma che è diretta alla politica.
Senza pretese, solo per spingere chi ha il potere di intervenire ad assumersi le proprie responsabilità, e a dare impulso a tutto ciò che è necessario per portare il nostro paese fuori da una crisi che lo sovrasta da troppo tempo.
E lo fa nella speranza che l’evidenza consenta di assumere decisioni più giuste e coraggiose perché, una cosa è certa: il nostro paese uscirà con le ossa più che rotte dalla pandemia. Uscirà indebitato, uscirà azzerato nella produzione, uscirà esanime. 

Ebbene, lo studio asettico delle norme ha fornito un quadro desolante di come è stata sin dall’inizio gestita l’emergenza sanitaria.
Abbiamo visto che notizie internazionali in merito già circolavano alla fine dello scorso anno, e che il governo è intervenuto con grave ritardo.
Sappiamo che, nonostante esista un Regolamento Sanitario Internazionale che specifica dettagliatamente ciò che deve essere fatto in caso di pandemia, quelle disposizioni sono rimaste inattuate, con tutte le dolorose conseguenze che abbiamo registrato in questi mesi, in termini di decessi o di disastri economico- finanziari.
Ed allora, il mancato rispetto del Regolamento Sanitario Internazionale in vigore dal 2005, sottoscritto sia dall’Italia che dalla Cina, ha fatto sì che la pandemia non fosse fermata in tempo.
In ritardo, rispetto alle notizie che già circolavano alla fine dello scorso anno, è stato dichiarato lo stato d’emergenza (solo a gennaio di quest’anno), ed ancora più in ritardo sono stati adottati i primi timidi provvedimenti.

Nessuno si è preoccupato per tempo di attrezzare il nostro sistema sanitario, di organizzare gli ospedali o l’assistenza sanitaria territoriale, nessuno si è curato dell’approvvigionamento dei sistemi di protezione individuale, né di mettere in sicurezza le frontiere o la rete dei trasporti pubblici.
E ciò nonostante nel Regolamento Sanitario Internazionale fossero contenute precise istruzioni.
Si è preferito intervenire, in ritardo, con ben 14 DPCM, contenenti palesi violazioni dei nostri diritti costituzionali, senza coinvolgere sistematicamente il Parlamento.
Si è preferito cancellare la Costituzione piuttosto che mettere in pratica le necessarie attività di prevenzione, di profilassi e certa tutela del diritto alla salute.
Si è preferito mettere in crisi gli ospedali, tralasciando i malati di patologie diverse dal COVID, terrorizzare la cittadinanza, evitare le autopsie e contare i decessi.
Ed allora, dopo aver attentamente esaminato le inadempienze del governo, riteniamo che debba essere istituita una Commissione Parlamentare d’Inchiesta, che abbia accesso ai documenti delle varie commissioni nominate, che indaghi sulla gestione dell’emergenza sanitaria, che individui le responsabilità del disastro che stiamo subendo ad ogni livello e renda pubbliche le sue conclusioni.
E poiché le responsabilità della Cina in questa vicenda sono evidenti, sia per aver ritardato la comunicazione obbligatoria all’OMS dell’esistenza dell’epidemia – nota sin dal mese di settembre 2019 -, sia per aver consentito il transito di merci e persone verso l’Europa, sia per aver diffuso protocolli di cura non corretti, riteniamo che la Cina debba rispondere di questo dramma mondiale davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, organo delle Nazioni Unite, del cui Consiglio di Sicurezza è membro permanente.

Il Presidente Nazionale
Avv. Elisabetta Rampelli

 

Redazione

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