#DLSOSTEGNI: #AVVOCATI, ESONERO CONTRIBUTIVO CON TETTO DI 3MILA EURO



Fonte:  Il Sole 24 ORE

a cura di Ambito Legale, di Avv. Olga Izzo

L’aiuto più consistente per gli #avvocati e gli altri #professionisti ordinistici potrebbe arrivare dal parziale esonero contributivo previsto per coloro che che abbiano percepito nel periodo d’imposta 2019 un reddito complessivo non superiore a 50.000 euro e abbiano subito un calo del fatturato o dei corrispettivi nell’anno 2020 non inferiore al 33 per cento rispetto a quelli dell’anno precedente. La Relazione tecnica al Dl Sostegni, pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” del 22 marzo , “ipotizza” infatti la misura massima dell’esonero in 3mila euro l’anno per professionista. 

Il Decreto ha rifinanziato la norma introdotta a dicembre scorso con la “Manovra”, che prevedeva uno stanziamento pari ad un miliardo, aggiungendo un altro miliardo e mezzo (2,5 mld in totale). L’entità del taglio dovrà però essere fissata con un decreto del Ministero del Lavoro che sarebbe “imminente”, considerato anche che l’istruttoria era stata avviata da Nunzia Catalfo ma si era interrotta per il cambio di governo. Il dossier dunque è ore nelle mani del neo Ministro Orlando. Intanto Cassa forense lamenta di non essere stata neppure interpellata.
Nella Relazione si legge che la necessità di un incremento delle risorse disponibili è conseguente alle stime degli Uffici sul numero degli iscritti alle Casse con reddito non superiore a 50.000 euro. Gli avvocati iscritti a Cassa forense con questi requisiti sono 188.827 (941.358 sono invece tutti gli iscritti alle Casse privatizzate entro questa soglia di reddito). E sempre nella Relazione si “ipotizza” che i soggetti che hanno registrato “un calo del fatturato pari almeno al 33% rispetto al valore dichiarato nell’anno precedente, siano il 35% della succitata platea”.
Dunque per quanto riguarda i legali, sempre seguendo le stime della Relazione tecnica, sarebbero circa 66mila gli avvocati ammessi al beneficio (330 mila invece i professionisti in generale). Fissando in 3mila euro la misura massima dell’esonero per professionista, l’onere (ipotizzando come fa le Relazione che, stante l’ampiezza dell’arco temporale di fruizione del beneficio, la quasi totalità dei professionisti con reddito pari o inferiore a 50.000 euro accederà all’importo massimo) sfiorerebbe i 200milioni di euro solo per gli avvocati (990 milioni di euro in tutto, a cui vanno aggiunti gli iscritti alle gestioni Inps).

Secondo invece le prime stime di Cassa forense gli avvocati con una perdita del 33% sarebbero almeno la metà (non il 35%) dell’intera platea, dunque circa 95mila. Una proiezione che trova riscontro anche nella recente indagine Censis, commissionata sempre dalla Cassa, nella quale il 47% del campione lamentava una diminuzione del reddito ed il 70% denunciava una situazione “critica” o “molto critica”. Ma se così fosse il plafond, benché rifinanziato potrebbe non essere sufficiente.
Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di puntare sulla copertura dei contributi minimi per allargare la platea e fornire una copertura effettiva. Su 245mila iscritti alla Cassa sono infatti 100mila circa i legali che pagano i minimi ridotti o non pagano per niente (giovani, pensionati, soggetti che hanno subito gravi patologie) e 145mila color che pagano il minimo intero (2900 euro).
Per le Casse è dunque necessaria una interlocuzione col Ministero affinché nella stesura del decreto, che avrebbe dovuto essere emanato entro il 1° marzo, si evitino inutili duplicazioni. Una strada potrebbe essere la realizzazione di una piattaforma web dove i professionisti possano autocertificare le condizioni per accedere all’agevolazione senza dover prima anticipare i soldi alle Casse per poi chiederne la restituzione, o comunque evitando l’anticipazione da parte delle Casse stesse. Proprio a causa di questa situazione di profonda incertezza Cassa forense ha sospeso la riscossione dei minimi a febbraio.

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