Il Consiglio di Stato dice no alla cittadinanza per la vicinanza al radicalismo islamico


di Alessandro Gargiulo

Consiglio di Stato, Sez. III, 2 agosto 2021, n. 5679

Un cittadino nato in Marocco e residente da molti anni in Italia, impugnava innanzi al TAR Lazio il decreto con cui il Ministero dell’Interno aveva respinto l’istanza diretta ad ottenere la concessione della cittadinanza italiana. Il provvedimento ministeriale si fondava su informative che hanno segnalato la contiguità del ricorrente con gruppi vicini al radicalismo islamico.
Il TAR Lazio respingeva il ricorso sul rilievo che il provvedimento di diniego della cittadinanza italiana ha natura ampiamente discrezionale e, pertanto, «il sindacato del giudice amministrativo si deve limitare ad una valutazione della sua correttezza formale, senza addentrarsi in valutazioni sul merito di questo».

La sentenza del TAR veniva impugnata con appello

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 5679/2021, ha ribadito che l’istituto della concessione della cittadinanza italiana è caratterizzato da discrezionalità, in quanto atto che attribuisce definitivamente uno status che comporta conseguenze rilevanti per il patrimonio giuridico del richiedente e sui suoi diritti all’interno dello Stato. E tali conseguenze si possono avere anche in caso di non concessione. Ed è sulla base di tale rilevanza che l’art. 9, legge 91/1992 demanda al Presidente della Repubblica la concessione della cittadinanza (dopo aver sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’Interno).
A fronte di ciò, «l’interesse del cittadino di altro Stato a conseguire la cittadinanza italiana è inevitabilmente recessivo e sottoposto a severa verifica istruttoria, affidata non solo alle autorità locali di pubblica sicurezza (il Prefetto e il Questore, i quali nella fattispecie, come prospettato dall’appellante, non hanno evidenziato criticità), ma anche agli organismi specificamente preposti ai servizi di sicurezza dello Stato, che invece nella presente fattispecie hanno evidenziato – con modalità compatibili con la riservatezza (pure consentita perché dovuta a esigenze di sicurezza nazionale: si pensi alla tutela delle fonti di informazione) e dunque non soggette ai pieni canoni di trasparenza che debbono caratterizzare l’attività amministrativa ordinaria – possibili criticità».
È dunque Legittimo per il Consiglio di Stato il diniego della cittadinanza italiana, quando da informazioni secretate risulta che un cittadino marocchino sia vicino al radicalismo islamico.

Alessandro Gargiulo

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