Figli e figliastri… il garantismo esiste


di Alessandro Gargiulo

Circa 1300 contatti telefonici in un determinato periodo non bastano per delineare il “traffico di influenze illecite”in capo all’ex commissario straordinario per l’emergenza covid

«Al fine di poter integrare il reato – o quanto meno il fumus per l’emissione di un sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. – occorre una prova più forte della solida relazione personale fra intermediario e pubblico agente. Occorre quanto meno la prova della prospettazione della finalità inquinatrice dei pubblici poteri – resa per altro difficoltosa da un regime normativo allora vigente di deroga alle procedure di evidenza pubblica, ai sensi del d.l. n. 18/2021»
(Cassazione, sesta sez. penale, n. 1182/2022, udienza 14 ottobre 2021, depositata il 13 gennaio  2022).

Il Tribunale aveva disposto il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. delle somme corrispondenti ai presunti compensi per l’intermediazione illecita svolta dall’indagato presso l’allora commissario straordinario per l’emergenza epidemiologica D.A. – poi rimosso dall’incarico nel marzo 2021 a favore del gen. F.P.F. – al fine di sollecitare l’acquisto di un notevole numero di dispositivi di protezione personale (mascherine) durante la fase più acuta dell’emergenza.
Le somme sarebbero poi confluite nel conto corrente di un altro indagato, poi ricorrente per Cassazione.
Il tribunale aveva ravvisato il forte rapporto d’amicizia fra l’intermediario e l’ex commissario; tuttavia, per i giudici della Cassazione, occorre – al fine di ritenere quanto meno integrato il fumus del reato di traffico di influenze illecite ex art. 346 bis c.p. – una prova in concreto più forte per l’emissione della misura ablativa – per l’effetto annulla l’ordinanza impugnata.

Il traffico di influenze illecite ex art. 346 bis c.p.: la mediazione gratuita 

La norma, novellata nel 2019, prevede due condotte punibili e strutturalmente distinte.
La prima (c.d. mediazione gratuita, in genere prodromica alle condotte corruttive): si tratta della corresponsione di somme all’intermediario perché questi si adoperi presso il pubblico agente italiano per l’acquisizione di una utilità indebita (v. appalti o forniture) a favore del dante causa.
Nel solo caso il pagamento venga effettivamente trasmesso al pubblico agente, si realizzerà una ipotesi corruttiva trilaterale.

La mediazione onerosa illecita

Si tratta della seconda ipotesi prevista dalla norma: l’erogazione indebita costituisce il corrispettivo all’intermediario per la mediazione illecita presso il pubblico agente – c.d. mediazione onerosa.
In tal caso, l’integrazione del reato richiede – quanto meno ai fini dell’emissione di una misura cautelare patrimoniale – la prova di un quid pluris rispetto al perfezionamento di un semplice accordo o di un contatto col pubblico agente – da giudicare al riparo da ipotesi di illiceità.
Non è sufficiente la prova di una forte relazione personale fra intermediario e pubblico agente (come nel caso).

La prova (concreta) della mediazione onerosa, almeno ai fini cautelari: la prospettazione illecita

Occorre la prova di un obbiettivo illecito ovvero della volontà dei contraenti di superare le norme preposte all’azione dei pubblici poteri e, in caso di appalto o forniture, le norme preposte per scelta del contraente di una pubblica amministrazione – a tal proposito, la deroga ai procedimenti di evidenza pubblica previsti durante la fase epidemiologica per l’acquisto di farmaci e presidi sanitari (art. 122 d.l. n. 18/2020 conv. dalla l. n. 27/2020) rende ancora più difficile la prova di un accordo funzionale al superamento di norme, comunque, derogabili.
Per la Cassazione occorre provare una non meglio specificata funzione perturbatrice dell’azione dei pubblici poteri, in relazione alla qualità dei rapporti personali fra contraenti, al numero dei contatti, alle modalità ed alle insistenze delle relazioni.
L’accertamento deve essere tuttavia concreto e specifico alle condotte ravvisate – da giudicare anomale e materialmente foriere di sospetto (la Cassazione non ha ritenuto sufficiente la prova di 1282 i contatti telefonici dell’indagato con l’ex commissario all’emergenza nazionale durante la gestione della fase pandemica) – e non restare limitato all’accertamento delle relazioni personali. Occorre di più, quanto meno la prova concreta di una prospettazione illecita negli affari con i pubblici poteri.

Alessandro Gargiulo

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